Un decennio e mezzo in libertà vigilata! (2017)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 20.01.2017

A quanto pare, adesso anche gennaio è diventato il mese dei festeggiamenti. Una settimana fa all’Orto bar abbiamo celebrato i 15 anni dei Dirty Skunks, venerdì scorso è toccato ai 15 anni della più attiva (e unica) etichetta metal di casa nostra, On Parole, la cui storia Matija »Chop« Prnaver ha iniziato nel 2002 con l’uscita di Igra narave dei veterani thrash Sarcasm. Da allora è scorsa un sacco di birra e Chop e Simon tengono ancora alta la bandiera di On Parole, anche se potete immaginare quanto possa essere spinosa la strada di una piccola etichetta metal in Slovenia. On Parole ha regalato alla scena slovena un sacco di buona musica che, senza di lei, in tante occasioni sarebbe stata difficile da stringere tra le mani in formato disco, ed è stato bello vedere l’Orto così pieno venerdì scorso, quando sul suo palco sono saliti cinque detenuti in libertà vigilata.

Ad aprire le danze, dopo un’eternità lontani dall’Orto bar, sono stati gli altocarniolini Brutart con She’s Lost Control di Ian Curtis. I Brutart avevano pubblicato per On Parole, nel dicembre 2007, il loro debutto Mimic, seguito da parecchi concerti in giro per la Slovenia, poi un paio d’anni fa la band è sparita nel nulla, senza una notizia. Per fortuna l’anniversario dell’etichetta è stato evidentemente un motivo sufficiente per tornare sui palchi, e abbiamo potuto goderci di nuovo quel mix unico di gothic, doom e death metal che è difficile incasellare. In una buona mezz’oretta i Brutart ci hanno ricordato il loro debutto e ci hanno rovesciato addosso un bel carico di riff massicci, possenti e lenti, il drumming animalesco di Sebastijan, la voce meccanica e robotica di Blaž e un’atmosfera gotica alla Poe. Anche se la musica dei Brutart è impregnata di una pesante atmosfera doom e in certi punti funziona meglio nell’intimità di casa che dal vivo, è stato bello rivedere sul palco una band che molti di noi avevano ormai dato per spacciata. Tra i pezzi suonati ho sentito la mancanza dell’ottima Delirium, però i brani nuovi, arricchiti dalla declamazione della cantante, sono promettenti, quindi aspettiamo a braccia aperte il secondo album in studio, che uscirà tra qualche mese.

A garantire una prosecuzione postapocalittica più movimentata ci hanno pensato i maniaci death ‘n’ roll della Goriška Hellcrawler, che per On Parole hanno pubblicato circa sei mesi fa il loro secondo album in studio, Sandstorm Chronicles. Gli Hellcrawler sono schizzati attraverso il loro set più veloci di uno zombi mutante nelle budella del suo nuovo spuntino, dimostrando ancora una volta di suonare sul palco anche meglio che su disco. Questa volta soprattutto per l’ottima energia, nonostante l’atteggiamento della band sul palco sia perlopiù piuttosto statico, e per un suono superlativo e ultra alto, grazie al quale il ruggito belluino di Miran e il ronzio delle chitarre HM-2 sono venuti fuori senza alcun problema. Gli Hellcrawler sono usciti diabolicamente vari: sono sì profondamente radicati nel death metal svedese, ma lo ripagano al momento giusto con elementi di crust, black e heavy metal, e ancora di più con inserti melodici ben ponderati. Un plus per la maglietta dei Perturbator di Andraž e, con ogni probabilità, il miglior shot della serata.

Il terzo posto è andato ai veterani del thrash metal di casa nostra, i Sarcasm, che l’anno scorso hanno scioccato tutti con la notizia dell’addio del cantante storico Mucy. Al suo posto è arrivato Grega Čadež (Rise), e se la scelta sia stata giusta puoi giudicarlo davvero solo quando la verifichi coi tuoi occhi e le tue orecchie, dal vivo. Si è partiti bene, anche se i pezzi dell’album ancora attuale Thrash non sono esattamente dei capolavori, e ben presto sono arrivati anche i fan del periodo d’oro classico della band, con brani come l’inno Crematory e Dej mi/Sarcasm. I Sarcasm hanno tolto la polvere perfino all’eccezionale Slovenski genocid, ma è proprio a quel punto che il concerto si è in qualche modo spezzato. Sembrava infatti che a Grega fosse finito il fiato vocale e a ogni pezzo successivo i cali di voce aumentavano, e una band con un tale chilometraggio e una discografia così ricca, tra l’altro, non ha davvero bisogno di tirare fuori delle cover, soprattutto non in una versione non proprio convincente, come è successo stavolta con Angel smrti.

Dopo il commiato dei Sarcasm è arrivato forse il momento più atteso della serata, il primo dei due concerti di presentazione di band che proprio venerdì hanno pubblicato per On Parole i loro nuovi album. Per primi ci hanno fatto bere dalla coppa della sofferenza i black metaller di Murska Sobota Srd, che hanno suonato per intero, con l’eccezione di una cover di GG Allin, il loro debutto Smrti sel. Anche se i Srd dal vivo sono attivi davvero solo da qualche mese, con la loro esibizione hanno fatto capire di essere una macchina di morte ben oliata, che sembra andare avanti da anni e anni. I ragazzi sanno esattamente come si serve il black metal e l’hanno dimostrato sul palco dell’Orto bar. Con un suono eccellente, una presenza sicura e padrona di sé e un atteggiamento black metal F.O.A.D., con Smrti sel, Kupa trpljenja e soprattutto Soča hanno dimostrato che lo sloveno nel black metal può suonare alla grande, in primo luogo grazie alla prova vocale carismatica e rabbiosa di Goran. Unico neo, la voce pulita sentita meno bene in Soča, fino all’urlo esplosivo del capolavoro di nove minuti con cui i Srd hanno salutato l’Orto. Con i Srd la scena black metal slovena ha decisamente preso nuova forza, e con Smrti sel ha trovato uno dei migliori rappresentanti del genere da noi; pare che dalla loro esibizione sia rimasto entusiasta anche Niklas Kvarforth degli Shining, che vive a Lubiana.

Per ultimi sono saliti sul palco i gattoni hard ‘n’ heavy Tomcat con il nuovo disco in studio Something’s Coming On Wrong. I ragazzi, o meglio Šujo, dopo l’uscita del debutto Bits ‘n Pieces e l’addio di quattro membri hanno vissuto un bello scossone di formazione, ma si sono rialzati più forti di prima e il risultato è un disco potente e coerente, pieno di pezzi di qualità e contagiosamente orecchiabili, cosa che dal vivo emerge ancora di più. I Tomcat hanno salutato l’Orto già in apertura con un pezzo del tutto nuovo, poi hanno suonato Something’s Coming On Wrong dalla A alla Z. I ragazzi hanno dimostrato di essere dal vivo una macchina perfettamente rodata e a cui non manca la sicurezza, e se la sono cavata bene sia strumentalmente che vocalmente, anche se il compito più difficile è toccato a Žiga, che comunque, nonostante qualche piccola sbavatura, l’ha portato a casa con lode. I Tomcat sanno che il release party doveva essere qualcosa di speciale, perciò l’hanno arricchito con le tastiere, suonate dal vivo dal loro produttore Alex Volasko, e con due coriste per il supporto vocale, che hanno brillato soprattutto nella bluesy Last Letter. In una buona ora i Tomcat hanno mostrato una forma decisamente migliorata e hanno fatto capire che Something’s Coming On Wrong è un bell’arricchimento per la scena slovena.

In chiusura, ovviamente, tanti auguri a On Parole, ancora per molti, moltissimi anni: grazie per il contributo importante alla scena, e spero che sabato il pelo del cane non sia stato troppo lungo, eheh.  

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