Un giovedì verde a fiumi di birra (2011)

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Luogo: ŠRC Šalata / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 13.07.2011
Spettatori: 7000
Prezzo del biglietto: 31,23 EUR

Il concerto dei The Pogues è capitato a fagiolo, proprio con la prima ondata di caldo di quest’anno. Niente di che, direbbe uno a prima vista, ma per noi, amanti del buon vecchio folk punk da sbronza servito da questi straordinari musicisti inglesi con radici irlandesi, è stato una vera festa grande. Da devoti fedelissimi di tutto ciò che tira al verde (contenuto dei bicchieri escluso), però, eravamo anche un filo tristi, perché per questa serata abbiamo sacrificato un’importante partita europea dell’Olimpija, che nei preliminari di Europa League se la vedeva – che coincidenza – con i Bohemian F.C. di Dublino.

Noi quattro scalmanati siamo quindi sbarcati a Zagabria un paio d’orette prima dell’inizio del concerto. Allo Šalata, dove c’è anche il campo da hockey inline che ha fatto da palco e dove c’è posto per 6-7000 anime assetate e festaiole, già nelle prime ore del pomeriggio si ammassavano i fan. Per lo più se ne stavano all’ombra a rinfrescarsi con ettolitri di birra, ma tanti sfilavano per tutto il parco Šalata vestiti con i colori d’Irlanda, cioè di verde, o addirittura in kilt scozzesi con l’immancabile ‘liquido refrigerante’ in mano. Ci siamo imbattuti persino in un gruppo che suonava allegramente le cornamuse scozzesi.

I The Pogues nascono in sostanza dalla scena punk londinese della metà degli anni Settanta. Soprattutto Shane MacGowan, frontman, voce e stella della band, a quei tempi era una delle facce note del punk londinese: celebre, per dire, la scena scioccante a un concerto dei The Clash, dove una ragazza con una bottiglia rotta gli tranciò un pezzo di lobo. La foto del suo orecchio insanguinato fece il giro di tutti i media e segnò la sua prima apparizione pubblica. La sua prima band, The Nipple Erectors, in cui suonavano già alcuni futuri membri dei Pogues, indicava già le prime direzioni di un’evoluzione musicale che dal punk sarebbe approdata a un folk country rock’n’roll, che si ispira alla tradizione musicale irlandese.

Oggi i The Pogues, dopo il ritorno di Shane MacGowan nel 2001, strimpellano in questa formazione: James Fearnley (fisarmonica), Peter ‘Spider’ Stacy (tin whistle, voce), Jem Finer (banjo, chitarra, voce), Philip Chevron (chitarra, voce), Terry Woods (cetra, chitarra, voce), Andrew Ranken (batteria, percussioni, voce) e Darryl Hunt (basso). Con questa line-up, dopo mezz’ora di ritardo, hanno dato il via alla baldoria con fiumi di whiskey (Streams of Whiskey), che sotto il palco hanno cominciato in fretta a trasformarsi in fiumi di sudore, perché praticamente tutti i presenti sono stati letteralmente scaraventati nel ballo e nei festeggiamenti generali. Si vede che Shane, dopo tutti questi anni di bevute pesanti, è parecchio provato dall’alcol. Sale sul palco con gli occhiali scuri e resta in ombra, non illuminato. Il suo equipaggiamento d’ordinanza resta la sigaretta accesa in mano e il piedistallo con da bere accanto al microfono. Ma la voce, che resta il suo marchio di fabbrica, è sempre quella, e sono uguali anche i gesti delle mani mentre canta, che a volte ricordano le interpretazioni di Joe Cocker. Stavolta Shane non ci ha traditi e non è crollato prima del tempo. Si è preso qualche pezzo di pausa e lì la voce principale è passata a Spider, ma nonostante qualche sosta Shane ha portato a casa il suo lavoro alla grande fino in fondo.

Tutti i membri della band, nonostante gli anni, sembrano sorprendentemente freschi. Magari non c’è più da aspettarsi un delirio generale sul palco, ma James Fearnley, cinquantasettenne, per dire, attraversa ancora tutta la lunghezza del palco in ginocchio, con la fisarmonica in grembo. Con solo un paio di pezzi lenti, come And the Band Played Waltzing Matilda o A Pair of Brown Eyes, i Pogues, con la loro scaletta da Best Of (ci sono mancate solo Fairytale of New York e Summer in Siam), sono riusciti a sfiancare per bene il pubblico, che saltava instancabile, pogava e lanciava in aria bicchieri di plastica pieni di birra. La folla ha cantato con la band in quasi tutti i brani, e Dirty Old Town è stato davvero il primo vero picco della serata. I musicisti sul palco sono semplicemente eccellenti, e la moltitudine di strumenti diversi regala un suono davvero pieno.

Il primo bis comprendeva tre pezzi. Sally MacLennane, A Rainy Night in Soho e ovviamente la celebre Irish Rover, secondo picco della serata, che ha buttato nel ballo generale anche gli ultimi che fino ad allora si erano tenuti in disparte. Lì non si riusciva più a stare fermi, il vortice dei festeggiamenti non poteva lasciare nessuno indifferente. Noi presenti di sicuro no, perché poco prima del secondo bis ci è arrivato un messaggio da Lubiana: abbiamo battuto i Bohemians per 2 a 0. Poor Paddy on the Railway e naturalmente Fiesta sono state così la degna chiusura di una serata davvero unica.

Per finire Shane ci ringrazia con un ‘Thank you fuckin’ very much’, dà un paio di botte ai piatti, e anche Spider si scatena: prende in mano la chitarra senza alcun compromesso e la fracassa senza pietà. La festa era dunque irrimediabilmente finita, e a noi sono rimasti nelle orecchie brani irlandesi ormai quasi diventati popolari, corpi sudatissimi e un gran appagamento nell’anima. Pochi sanno dare così tanto alla folla con così poca fatica. I The Pogues sono unici, inimitabili e irripetibili.

Scaletta

1. Streams of Whiskey
2. If I Should Fall From Grace With God
3. The Broad Majestic Shannon
4. Boat Train
5. A Pair of Brown Eyes
6. Tuesday Morning
7. Irish Lullaby
8. Sunny Side of The Street
9. And the Band Played Waltzing Matilda
10. Body of an American
11. London Girl
12. Thousands Are Sailing
13. Dirty Old Town
14. Bottle of Smoke
15. The Sick Bed of Cuchulainn
—————
Primo bis:

16. Sally MacLennane
17. A Rainy Night In Soho
18. Irish Rover
————–
Secondo bis:

19. Poor Paddy on the Railway
20. Fiesta

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