Un tuffo nei The Beatles alla Cvetličarna (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Cvetličarna / Slovenia
Data del concerto: 21.04.2016
Spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 13,00€
Help! A Beatles Tribute Band è un sodalizio americano-sloveno che avvicina chiunque alla storia dei The Beatles. Anche se la band esiste da appena qualche anno, parliamo di musicisti con un bel chilometraggio sulle spalle e un mare di live macinati nelle formazioni precedenti. I ragazzi si fanno il mazzo, suonano praticamente di continuo e in quasi ogni paesino. Questa sgobbata, piano ma con costanza, apre loro le porte di palchi sempre più grandi. Anche se nella parte occidentale del vecchio continente la band gode già di una bella reputazione e suona stabilmente all’estero (ricevendo di continuo inviti da fuori), per un artista sloveno la strada verso la fiducia e la simpatia del pubblico di casa è di norma un po’ spinosa. Anche mentre Help! si faceva largo pian piano nei cuori sloveni, si respirava questa sensazione. Il concerto della band alla Cvetličarna con ospiti speciali è una specie di evento spartiacque, che finalmente mette Help! più concretamente davanti agli occhi (e alle orecchie) del pubblico musicale sloveno più ampio. Da qui non si torna indietro. Solo avanti.
Alla Cvetličarna la band ha messo in piedi uno spettacolo di due ore e mezza con 46 pezzi in scaletta, una pausa di 15 minuti nel mezzo e cambio d’abito. Sul palco ha invitato quattro ospiti d’eccezione, che plasmano il volto della musica mainstream slovena e che la gente conosce benissimo. Quasi 500 teste sono venute a godersi la ricostruzione di vita e opere del gruppo che, con il suo arrivo sulla scena, ha cambiato il mondo per sempre.
Nel primo set la band ha suonato per lo più brani del periodo iniziale, ma non era una regola. Semplicemente prevalevano nella scelta del repertorio. Il rinnovo della formazione (al posto di Lennon ora c’è il giovane ma incredibilmente talentuoso e sicuro di sé Matic Pelcel) ha permesso al gruppo di rinfrescare anche la scaletta. Ci hanno infilato pezzi che richiedono un’intonazione vocale più alta, e al tempo stesso il capobanda, l’inossidabile Ernie Mendillo, può rilassarsi comodamente al basso quando non canta le voci soliste. Sul piano esecutivo gli Help! restano del tutto convincenti. Suonano da dio. Sono rodatissimi. Come vale da sempre per la musica dei The Beatles, resta costante anche la considerazione che segue. La musica dei The Beatles resta estremamente invasiva per qualsiasi orecchio, ma suonarla può dare parecchi grattacapi. Non “può”: li dà, e quindi richiede un sacco di prove. Quanto alle voci, nel gruppo non c’è nessuno che per caso somigli vocalmente a uno dei Beatles originali, ma è tutto cantato in modo assolutamente corretto e, soprattutto, in un inglese corretto, che è la cosa che conta. A tutto questo si aggiungevano le armonie dei cori eseguite con sicurezza, che richiedono una dose enorme di abilità e di ore sudate in sala prove. L’omogeneità e la messa a fuoco di questa squadra sono quindi straordinarie. Ti basta guardare il palco, buttare l’occhio sotto i piedi del chitarrista Žiga, armato di un’orda di pedali effetto, e la risposta sul perfezionismo è lì, sotto gli occhi.
Il pubblico ha reagito emotivamente per tutto il tempo, e non poteva andare diversamente: una marea di ragazze urlava apposta, cercando in qualche modo di ricreare l’atmosfera di isteria che accompagnava i concerti dei The Beatles. Tra gli ospiti speciali, come da previsioni, si è inserito alla grande nel copione il leggendario Oto Pestner (Nowhere Man, Drive My Car), mentre Neisha (Imagine, Let It Be) ha »occupato« quasi tutto il palco, perché così imponeva soprattutto la sua interpretazione del classico Let It Be, cantata dalla ragazza con tanto cuore e vissuta fino in fondo, il che ha aggiunto un fascino speciale a tutto l’evento. Hamo (Something, Helter Skelter) ha piazzato una bella provocazione, salendo sul palco con la maglietta dei Rolling Stones, tanto che gli Help! gli hanno chiesto spiegazioni: sei sicuro di essere al concerto giusto? La meno convincente tra gli ospiti è stata Tanja Ribič, che si è approcciata in modo un po’ sciatto alla fragile e dolce Blackbird di Harrison, perché in quel pezzo è rimasta più volte con la voce troppo in basso. Per il gran finale la band ha tenuto da parte Hey Jude, dove, come previsto, ha chiamato sul palco tutti gli ospiti. Tra loro sono finiti anche, fino a quel momento »invisibili«, »il signor dappertutto« Martin Janežič »Buco« (The Sausages) e Rok Ferendža (Rok”N’Band), insaporendo ulteriormente la serata.
Il bis obbligato ha portato una Yesterday »sbagliata«, la sorpresa Eleanor Rigby, il finale (Don’t Let Me Down) e la chiusura che, già dal titolo, annunciava l’addio (I’m Down). In quasi tre ore la band ha così passato in rassegna in grande stile il grosso dei successi, anche se qualcuno avrebbe sentito la mancanza di qualche perla come Taxman o Norwegian Wood, ma il repertorio suonato ha più che soddisfatto i presenti e più che giustificato il nome »Help! a Beatles Tribute«. Non è poco. La band ha dunque dato nuova vita con competenza alla missione dei giganti The Beatles, e speriamo che il prossimo evento simile si tenga su un palco ancora più grande e con ancora più pubblico.
Setlist
- Hard Day’s Night
- I Feel Fine
- Ticket to Ride
- Love Me Do
- I Should Have Known Better
- 8 Days a Week
- Please Please Me
- It Won’t Be Long
- Rock And Roll Music
- I Saw Her Standing
- Blackbird
- We Can Work It Out
- Night Before
- From Me to You
- Mr. Postman
- Roll Over Bethoveen
- Yellow Submarine
- Nowhere Man
- Drive My Car
- Can’t Buy Me Love
- I Wanna Hold Your Hand
- Long, Tall Sally
—pausa di 20 minuti— - Help
- All My Loving
- Day Tripper
- Lucy in the Sky
- Paperback Writter
- Get Back
- Here Comes the Sun
- Something
- Helter Skelter
- Come Together
- Birthday
- Revolution
- Back in the USSR
- Ob La Di Ob La Da
- I Wanna Be Your Man
- She Loves You
- Twist and Shout
- Imagine
- Let It Be
- Hey Jude
—bis— - Yesterday
- Eleanor Rigby
- Don’t Let Me Down
- I’m Down
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