Una sera sul lago Bodom (2013)
Autore: Rok Klemše
Foto: Sebastijan Videc
Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 19.11.2013
Quello che per la nostra generazione erano Iron Maiden, Judas Priest, Metallica e gli altri dinosauri del metal, per i ragazzi di oggi sono Korpiklaani, Amon Amarth, Eluveitie, Sabaton e sì, anche Children of Bodom. Non mi perderò in lunghe e inutili teorizzazioni sul perché sia così e se sia giusto o sbagliato; i tempi (e i gusti) cambiano (purtroppo?). Il pubblico più giovane ha adottato come cosa sua i finlandesi del lago, i Bodom, e il frontman Alexi Laiho è ormai da un bel pezzo una vera icona. Una cosa però è certa: i Children of Bodom uno status così non se lo sono guadagnato per caso, ma a forza di duro lavoro e di innumerevoli chilometri di tour. Stavolta, nell’ambito del tour europeo per il nuovo album Halo of Blood, ne hanno macinati un po’ anche al Kino Šiška di Lubiana.
Stavolta i finlandesi in tour si sono portati dietro, beh, altri finlandesi. L’onore di scaldare i palchi europei per i Children of Bodom è toccato ai Medeia, una band death metal dalle tinte più moderne. Per me, a dire il vero, un nome del tutto sconosciuto fino alle otto e un quarto, cosa che è cambiata in fretta, visto che nella band suonano diverse facce già note. La più evidente è quella del cantante Keijo, che ringhia e urla nei ben più noti Rotten Sound, macchina grind finlandese, mentre la tastierista Laura da noi l’avevamo già vista, qualche tempo fa, come membro live dei finlandesi MyGrain. I Medeia sono saliti sul palco, sorprendentemente presto, davanti a una Katedrala del Kino Šiška già bella piena e, considerando che aborti musicali di solito ci tocca sorbirceli come gruppi spalla, ci hanno anche sorpreso piacevolmente. Niente di rivoluzionario, i finlandesi, ma suonano death metal sincero rivestito di soluzioni moderne, con un groove marcato e una spruzzata di tastiere atmosferiche della piuttosto virile Laura. Sotto la guida del carismatico Keijo hanno suonato con un’energia pazzesca, il palco era davvero pieno soprattutto del trio di chitarre, che si agitava a destra e a manca dal primo all’ultimo secondo. La band ha presentato con successo il disco appena uscito Iconoclastic, ha scaldato davvero bene il pubblico e ha regalato un siparietto comico con un dialogo con Lucifero, che invitava la folla a farsi sentire ancora più forte.
Anche volendo, non potrei in nessun modo nascondere il vero motivo per cui sono venuto al concerto di martedì: la bestia polacca del technical death metal Decapitated non è certo per caso uno dei nomi più rispettati del genere. I polacchi sono stati elogiati persino dal grande Tomas Haake, il batterista disumano dei Meshuggah, e non è proprio una referenza da poco. Inoltre non ricordo una band che sia tornata in modo così possente dopo una tragedia così dura – la morte dell’eccezionale talento alla batteria Vitek in un incidente stradale, dal quale ancora oggi non si è ripreso l’ex cantante Covan –. È vero che Waclaw »Vogg« Kieltyka, unico membro originale rimasto, è la vera incarnazione del motto »From Pain to Strength« (l’intervista con lui la potrete leggere presto). I Decapitated volano ancora alto sulle ali del fenomenale disco del ritorno Carnival Is Forever, che li ha resuscitati, e anche stavolta la maggior parte del tempo a loro disposizione è stata dedicata a questo carnevale di technical death metal. Dopo un’introduzione tranquilla con Silence la band è esplosa subito nella bomba nichilista Pest e, nonostante un suono un po’ scadente (eco sulla voce, a tratti troppo bassi sia la batteria sia la chitarra), ha dimostrato perché ha lo status che ha. Dietro le pelli si è seduto di nuovo un nuovo arrivato, un batterista francese di cui purtroppo non sono riuscito a cogliere il nome. Ha sostituito Paul, scaricato da poco come un paio di mutande vecchie, e ha mostrato un gioco piuttosto solido, restando comunque ben lontano dallo status di Vitek o Krimh. Dannazione, mi manca ancora quella bestia austriaca della batteria (che, tra l’altro, ha appena pubblicato un ottimo disco solista). Ciò nonostante i Decapitated sono stati ancora una volta una dose apocalittica di adrenalina da urlo – Vogg è un vero tritarifff da chitarra e una scuola su come deve suonare e funzionare una band con una sola chitarra. E anche se Vogg per lo più taglia riff massicci e pieni di groove, ha letteralmente ammazzato tutti con l’assolo in 404 e con Lying and Weak, d’ispirazione thrash. Anche se Rafal potrebbe aprire bocca un po’ di più e giustificare così il ruolo di frontman, almeno la sua prova vocale è stata devastante. I Decapitated hanno sorpreso anche con la letale Flash-B(l)ack dall’album Organic Hallucinosis e per chiudere hanno servito l’immancabile classico Spheres of Madness. Sarà ora di un nuovo disco, ma i polacchi dal vivo (ancora) macinano come la scena del tritalegna di Fargo!
I Children of Bodom sono saliti sul palco poco dopo le dieci (quando per la maggior parte del pubblico sarebbe già scattato il coprifuoco, eheh) e hanno attaccato con sicurezza con Sixpounder, la demolitrice di Hate Crew Deathroll. Il pubblico gli ha mangiato in mano fin dal primo secondo: un pubblico così rumoroso e reattivo al Kino Šiška non lo vedevo dal primo concerto dei Megadeth, e oso dire che stavolta la Šiška stracolma fosse ancora più rumorosa. Si vede che la band gira ininterrottamente in tour dal disco della svolta Something Wild, quello che li ha lanciati sulla scena metal. I Children of Bodom sono infallibili sul palco e stavolta a dargli una mano c’era anche un buon impianto audio. La fortezza di batteria di Jaska Raatikainen provocava veri terremoti e il ragazzo picchiava sulle pelli davvero come Hulk. Jaska smash, eh. Il »vecchio« della band, Roope Latvala, ha dimostrato ancora una volta un maestoso supporto ritmico agli arpeggi altissimi e supersonici di Alexi, mentre Janne, a tratti un po’ annoiato, ha di nuovo parato con successo e senza grossi problemi, sui tasti bianchi e neri, le mosse a dita veloci di Laiho sulle corde (anche se non riesco a trattenermi dal citare, più per scherzo che sul serio, Bruce Dickinson: »You can’t play heavy metal with keyboards« da una conversazione con un fan ceco nel documentario Behind the Iron Curtain). Tutti gli occhi del pubblico erano ovviamente puntati su »Wild Child«, che, pur con interventi imparati a memoria, poco spontanei e da cliché, ha tenuto la folla in pugno per tutto il tempo, dimostrando di essere un uomo evidentemente fuso con la chitarra. Alexi almeno si è liberato dell’eccesso di imprecazioni del passato, che lo faceva sembrare un adolescente americano incazzato. I Children of Bodom, dopo anni di mediocrità in studio, con il nuovo disco sono tornati sulla retta via, come ha dimostrato la title track Halo of Blood, dal suono quasi black metal, e poi soprattutto l’epica marcia Dead Man’s Hand On You, che rappresenta un grande distacco dal trito e ritrito duello di arpeggi tra la chitarra di Laiho e le tastiere di Janne. I finlandesi hanno scaldato la Šiška anche con un fantastico gioco di luci (soprattutto durante la già citata Dead Man’s Hand, a cui hanno dato un tono epico ancora più marcato con luci «disco» rotanti) e con le proiezioni sul muro dietro la band. Queste hanno più volte scritto le lettere COB in rosso velenoso, sottolineando la tematica dei brani e infiammando ulteriormente il pubblico.
Ai Children of Bodom non c’è nulla da rimproverare: hanno fatto un concerto eccellente, anche se con una piccola dose di spontaneità. Ma i chilometri e chilometri di tour portano con sé anche questo. Halo of Blood è per i finlandesi una nuova vittoria in studio e un disco che evidentemente allarga la loro già ampia base di fan. E se i Children of Bodom sono per il pubblico più giovane, adolescente, un trampolino verso… ehm… concedetemi un po’ di elitismo metal, acque musicali più serie, tanto meglio.
Scaletta
DECAPITATED:
1. Pest
2. 404
3. Lying And Weak
4. A View From A Hole
5. Flash-B(l)ack
6. Homo Sum
7. Spheres of Madness
CHILDREN OF BODOM:
1. Sixpounder
2. Living Dead Beat
3. Silent Night, Bodom Night
4. Halo of Blood
5. Scream For Silence
6. Bodom After Midnight
7. Lake Bodom
8. Hate Crew Deathroll
9. Dead Man’s Hand On You
10. Are You Dead Yet
11. Blooddrunk
12. Everytime I Die
13. Towards Dead End
14. Hate Me!
15. Downfall
— bis —
16. In Your Face
Galleria fotografica



























































