Una serata con i Between The Buried And Me
Luogo: Vienna (Wien) / Szene / Austria
Data: lunedì, 30.09.2019
Per i progster americani Between The Buried And Me era finalmente arrivato il momento di presentarsi come headliner con un set più lungo. Stavolta il quintetto ha rischiato parecchio e si è lanciato in tour senza gruppi spalla. Avevano annunciato due set con brani pescati da tutti gli album. Per i fan una serata imperdibile, e vista l’intensità della loro musica si preannunciava una notte indimenticabile.
Per il concerto era stata prenotata la sala Szene, più piccola della celebre Arena. Ma una band come i Between The Buried And Me non riesce certo a riempire un palazzetto per migliaia di persone, perché la loro musica non è fatta per le masse. L’affluenza è stata buona. La sala era bella piena, ma non stipata.
Alle otto e un quarto i Between The Buried And Me sono saliti sul palco e hanno aperto in modo piuttosto sensato con Astral Body, da Parallax II: Future Sequence. È un ottimo pezzo d’apertura, un po’ più corto della loro media, ma abbastanza buono per scaldarsi. E già lì si capisce quanto siano abili i BTBAM come musicisti. Ma il passaggio a Lay Your Ghosts to Rest è quello che un fan della band desidera davvero. Lungo, complesso e caotico, il brano si fregia, da vero pezzo BTBAM, di un mucchio di svolte imprevedibili. Soprattutto fa vedere quanto possano essere intensi i BTBAM, capaci di infilare in un solo pezzo una vera valanga di generi musicali.
Poi un salto indietro nel tempo, verso qualcosa di ben più vecchio. La band ha suonato la title track dell’album Alaska, uscito nel 2005. All’epoca i BTBAM erano ancora in evoluzione. Gli elementi del caotico hardcore erano ancora presenti, ma la spinta verso qualcosa di più progressivo era evidente. Il caotico hardcore è tornato in primo piano con More of Myself to Kill, registrata per l’omonimo debutto del 2002, un pezzo che ha quasi 20 anni, come ha assicurato il cantante Tommy Rogers. Insomma, un’immagine dei BTBAM piuttosto diversa da quella di oggi. E la versione più moderna della band è arrivata subito dopo con The Coma Machine, da Coma Ecliptic (2015). Ancora una combinazione di calmo e aggressivo, ma le chitarre non puntano più al caos e c’è più melodia. Poi di nuovo un ritorno al periodo caotico con Mordecai, da Silent Circus (2003), dove la band mostrava già un po’ più di cantabilità, e soprattutto di melodia da parte del chitarrista Paul Waggoner.
A chiudere la prima parte del concerto, la band ha suonato due pezzi da The Great Misdirect. L’album proseguiva la ricetta di Colors (2007), che ancora oggi resta la pietra miliare della band, e anche del progressive metal di oggi. Con Mirrors, dal carattere più pacato, i BTBAM sono passati a Obfuscation, facendo felici soprattutto i fan più recenti. Così si è chiusa la prima parte del concerto, e coi pezzi suonati i BTBAM hanno dimostrato che la forma non cala, quindi le aspettative per la seconda parte erano più che buone.
L’intesa dei BTBAM è ancora al massimo della forma. I membri sono perfettamente sincronizzati. Tommy Rogers, che si occupa anche delle tastiere, ha voluto mostrare con la combinazione di voce growl e pulita la stratificazione della loro musica. Il chitarrista Paul Waggoner ha sfoderato un piccolo mare di assoli, senza mai dare l’impressione di esagerare. Le sue melodie hanno senso e non suonano forzate. Dall’altra parte la base ritmica eccellente l’ha messa Dustie Warring, che ha piazzato anche qualche assolo. Soprattutto si vedeva l’ottimo affiatamento col bassista e col batterista. Dan Briggs, oltre alle linee di basso in evidenza, ogni tanto aggiungeva un’altra sfumatura con le tastiere. Il batterista Blake Richardson è oggi uno dei nomi più riconoscibili del progressive metal. Ritmicamente è preparatissimo e non ha problemi nemmeno con le parti veloci, tanto che i blast beat sono usati con una certa regolarità.
La seconda parte la band l’ha aperta in modo pacato con The Black Box, sfociata nell’aggressiva Telos. Di nuovo un salto su Parallax, l’album con cui ha raggiunto un pubblico più ampio, visto che è uscito per la nota etichetta Metal Blade. Con Telos i BTBAM hanno mandato il pubblico in moshpit. Nelle prime file parecchi hanno iniziato a spintonarsi sulla brutale musica, finché le acque non si sono calmate, com’è prevedibile. Soprattutto è noto che alla band piace giocare con la suspense. Telos l’hanno fatta sfociare in Bloom, dove si sentono perfino elementi di surf rock. Di nuovo una svolta inaspettata, e qui bisogna ammettere che i BTBAM sono maestri del mestiere e allo stesso tempo musicalmente di una cultura eccezionale.
Nel secondo set i BTBAM hanno puntato di più sul materiale recente. Si sono concentrati anche sull’ultimo album Automata, di cui hanno praticamente riassunto l’essenza. È partita infatti la complessa e lunga The Proverbial Below, collegata a Voice of Trespass, una delle canzoni più audaci della band degli ultimi anni. I BTBAM, infatti, mescolano elementi di swing al loro stile. Un’altra combinazione riuscitissima, che è diventata subito il culmine del concerto. Ma non era ancora finita, anche se la band stava suonando già da quasi due ore.
Dopo una breve pausa i BTBAM sono tornati per il bis, in cui hanno messo Selkies: The Endless Obsession, da Alaska. È un pezzo molto riconoscibile della band, di impronta progressiva, che spicca soprattutto nel finale con l’ottimo assolo di Paul Waggoner. Il meglio, ovviamente, i BTBAM l’hanno lasciato per la fine. Dal leggendario album Colors non era stato ancora suonato niente. Alla fine però è arrivata, da quell’album, White Walls, un brano lungo che contiene tantissimi elementi della band. Ha aggressività, atmosfere sognanti, imprevedibilità e, in chiusura, un assolo eccezionale con cui il duo di chitarre Waggoner/Warring ha chiuso un set di oltre due ore.
Con un set di oltre due ore i Between The Buried And Me hanno restituito alla grande uno spaccato dell’intera carriera, mostrando allo stesso tempo un’intesa incredibile e una tenuta fisica estrema. Con questo concerto la band ha esaudito più di un desiderio dei fan e ha fatto capire di poter essere un buon esempio anche per altri gruppi.
autore: Primož Novak
foto: Aleš Podbrežnik














