Una serata indimenticabile con i classici dei King Crimson a Udine (2014)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Udine / Teatro Comunale Palamostre / Italia
Data del concerto: 07.07.2014
Spettatori: 1300
Gli italiani hanno davvero una passione e una fame tutta particolare per la scena progressive rock: ogni anno sul loro suolo passano alcuni dei rappresentanti più interessanti e incisivi del genere, e a ricevere l’accoglienza più calorosa di solito sono i pionieri del prog, almeno quelli che sono riusciti a sopravvivere fino a oggi. A chiudere l’edizione di quest’anno del festival jazz di Udine, ormai quasi una tradizione, sono saliti sul palco The Crimson ProjeKct, in realtà l’ultimo side project dei King Crimson, leggende e pionieri del progressive rock, ancora oggi una delle band più stimate, importanti e innovative della musica sperimentale.
È già l’ottavo ProjeKct nella storia dei King Crimson (il settimo si chiamava Jakszyk, Fripp, Collins), da quando a metà anni Novanta il chitarrista, membro fondatore e capo supremo Robert Fripp aveva capito che i King Crimson potevano andare avanti a tempo indeterminato anche sotto forma di side project, in cui i singoli membri potevano spingere e sviluppare possibilità sonore diverse, da riportare poi nell’approccio compositivo e improvvisativo della band ‘madre’.
‘Zio Bob’ quella sera non era in formazione, ed è questo il motivo principale per cui stavolta non si trattava (ancora) dei veri King Crimson, che nel 2014, dopo anni di silenzio, hanno ripreso l’attività dal vivo e in studio, ma ‘solo’ di The Crimson ProjeKct. Ciò nonostante, questo ProjeKct, composto in realtà da due band diverse, vanta un ex membro e due membri attuali dei King Crimson. Si potrebbe quasi parlare di una filiale americano-tedesca della leggendaria band inglese. Alla chitarra e alla voce principale c’è infatti nientemeno che un membro storico, il geniale, iperattivo, sorridente e sempre lucido Adrian Belew che, nonostante sia stato da poco sostituito nei King Crimson da Jakko Jakszyk, con Fripp è evidentemente ancora in buoni rapporti. Una futura collaborazione, anche con i King Crimson, probabilmente non è quindi da escludere.
Tra i veterani dei King Crimson, maestri dei loro strumenti e ancora membri attivi del gruppo, c’era anche l’amatissimo bassista/chapman stick player e corista Tony Levin, uno dei session man più richiesti al mondo, mentre il batterista Pat Mastelotto, un vecchio lupo di mare che conoscono bene anche i fan dei Mister Mister, completava metà della formazione dei King Crimson che nel 1995 incise l’album »THRAK«. Tre ‘new entry’, la bassista americana dai ricci ribelli Julie Slick e due tedeschi, Markus Reuter alla touch guitar e Tobias Ralph al secondo set di batteria, facevano compagnia ai ‘tre vecchi gatti’. Slick e Ralph sono, insieme a Belew, membri attivi dell’Adrian Belew Power Trio, mentre Reuter forma con Levin e Mastelotto gli Stickmen.
Come c’era da aspettarsi, quella sera The Crimson ProjeKct hanno suonato soprattutto i classici dei King Crimson dell’era Belew e Levin, mentre le due formazioni, cioè l’Adrian Belew Power Trio e gli Stickmen, hanno eseguito separatamente anche qualche pezzo proprio e (di nuovo insieme) un brano dalla carriera solista di Fripp. Il compito più difficile è toccato senza dubbio al touch guitarist Reuter, che ha dovuto sostituire l”insostituibile’ Fripp e, oltre a suonare uno specifico modello di touch guitar, si è dovuto occupare anche della programmazione e dell’ondeggiare di quei particolari pattern sonori che Fripp aveva battezzato ‘frippetronics’ e poi ‘soundscapes’. Reuter, che durante l’esibizione, a differenza del suo modello e maestro chitarristico, non sedeva ma stava in piedi, ha aperto il concerto con un brano originale di The Crimson ProjeKct, »Sultry Kiss«, costruito sulla sua programmazione chitarristica di pattern sonori che, attraverso una matematica pennata sulle corde, tessevano taglienti tende ambient. Piano piano, durante lo strumentale improvvisato »B’Boom«, si sono uniti a lui anche i due maestri della batteria, regalando un infernale duello di batterie, e nel passaggio allo strumentale »THRAK« sul palco c’era già tutta la band.
L’era »THRAK« è stata completata da un’ottima versione dell’evergreen sarcastico »Dinosaur«, che Belew ha cantato come se dalla metà degli anni Novanta non fosse invecchiato di un giorno, anche se i suoi capelli sempre più rari avevano visto giorni migliori. Il chitarrista/cantante di culto, che in passato ha collaborato con maestri come Frank Zappa, David Bowie e Talking Heads, ha cantato altrettanto bene i pezzi dei King Crimson degli anni Ottanta, mentre il suo modo di suonare la chitarra è da sempre un capitolo a parte, pieno di improvvisazioni furbissime con effetti sonori imprevedibili e spiritosi. Con le linee vocali di accompagnamento lo ha completato alla grande Levin, che anche quella sera ha fatto di nuovo miracoli col Chapman Stick. Ha confermato ancora una volta di essere uno dei più grandi maestri di questo strumento, se non il più grande.
Uno dei picchi della serata è arrivato già nella parte iniziale, con l’esecuzione del classico di »Discipline« (1981) »Frame by Frame«, dove ha regnato la poliritmia, mentre durante l’unico ‘pop’ standard dei King Crimson, »Sleepless«, dove i due bassisti si sono fatti notare in modo particolare, si è sentita davvero per la prima volta l’assenza di Fripp. Poi i tre Stickmen sono usciti per un po’ dal palco lasciando l’iniziativa a Belew e al suo Power Trio, che hanno eseguito il brano solista di Adrian »b«. Questo si è trasformato gradualmente nel caotico standard dei King Crimson »Neurotica«, dove gli Stickmen si sono uniti di nuovo a loro. Questi ultimi sono rimasti poi da soli sul palco per il loro pezzo »Crack in the Sky«, dove Levin ha preso in mano la voce principale e, con gioia della maggior parte dei presenti, ha cantato il testo in italiano (piuttosto buffo, tra l’altro).
Chi per caso pensava che quella sera non avrebbe sentito materiale più vecchio dei King Crimson si sbagliava di grosso. Nel periodo con Belew e Levin i King Crimson suonavano sì pochissimi pezzi della fine degli anni Sessanta e dei Settanta, ma tra questi c’era quasi sempre il brutale strumentale »Larks’ Tongues in Aspic, Part Two«, che quella sera è stato suonato in modo praticamente impeccabile. È seguito un ritorno agli anni Ottanta con due favoriti storici di quel periodo: l’indimenticabile »Three of a Perfect Pair« e la ballata d’amore »Matte Kudasai«. Quest’ultima l’hanno eseguita Belew e Levin da soli, brillando in particolare nel ritornello ipnotico.
Poi è arrivata un’altra ‘frammentazione’ di The Crimson ProjeKct. Il Power Trio ci ha entusiasmati con la divertente »e«, nel mezzo della quale Belew, tutto a suo agio, ha intrattenuto i presenti con effetti di chitarra tra cui non è mancata nemmeno l’emulazione sonora dell’urlo delle scimmie. Gli Stickmen, dal canto loro, con lo strumentale avanguardistico-improvvisativo »Open Pt.3, Truncheon«, dove ha regnato il distacco improvvisativo totale, hanno complicato parecchio le cose, e la reazione di quella parte del pubblico che non è fan sfegatata dei King Crimson è stata piuttosto mista, perché per parecchi una musica del genere, decisamente cacofonica, era semplicemente ‘troppo tosta’.
Una reazione molto più omogenea del pubblico l’ha ottenuta il riarrangiamento dello standard solista di Fripp »Breathless« dal suo debutto in studio »Exposure« (1979), mentre durante la ballata di »THRAK« »One Time« abbiamo assistito alla migliore prova vocale di Belew della serata. Il secondo picco del concerto è stato senza dubbio l’esecuzione del leggendario strumentale »Red«, che semplicemente non poteva mancare, anche se si tratta di un altro pezzo degli anni Settanta in cui originariamente suonavano, oltre a Fripp, gli ex membri John Wetton (Asia, ex-UK, Uriah Heep, Family, Wishbone Ash) e Bill Bruford (ex-Yes, UK).
Tra le sorprese principali c’è stata sicuramente »Indiscipline«, durante la quale Belew, con inserti melodrammatici, quasi recitati, teatralissimi, aveva una parte parecchio impegnativa, ma gli è riuscito tutto alla grande e, dopo la reazione entusiasta del pubblico, la band ha lasciato il palco per un attimo, per fortuna senza farci aspettare troppo. I membri di The Crimson ProjeKct sono tornati sulla ‘scena del crimine’ e ci hanno fatto felici ancora con una versione brillante del classico di »Discipline« »Thela Hun Ginjeet«, una delle creazioni più divertenti della storia dei King Crimson, con l’indimenticabile racconto di Belew sull’incontro ravvicinato con dei criminali di strada e la polizia. Alcuni di noi speravano che The Crimson ProjeKct suonassero quella sera anche il classico »Elephant Talk«, che figurava nelle scaletta di alcune date precedenti dell’attuale tour, mentre l’evergreen di tutti gli evergreen dei King Crimson, cioè »In The Court of The Crimson King«, lo suonano molto raramente, solo in occasioni speciali, quindi l’eventuale esecuzione è rimasta un pio desiderio.
L’esibizione di The Crimson ProjeKct è stata una serata di vette altissime, di quelle che possono regalare solo musicisti legati a doppio filo all’eredità dei King Crimson, un’eredità che in modo tutto suo unisce davvero tutti i membri, ex e attuali, di queste leggende del progressive rock. A metà concerto la maggior parte dei presenti si era semplicemente dimenticata che sul palco non c’erano i King Crimson ma ‘solo’ il loro side project, perché tutto è stato suonato a un livello quasi altrettanto stellare di quello che avrebbero offerto ‘i veri’ pionieri del prog. Mancava solo un fattore, ma decisivo. L’assenza di Fripp è il motivo principale per cui dovremo aspettare ancora un po’ per vedere l’ultima versione dei King Crimson, che ha già annunciato le date della parte americana del tour in arrivo. Allora ritroveremo il furbo zio Levin e l’indomabile Mastelotto. Ma allora, ovviamente, non saranno pochi i fan dei King Crimson a sentire sul palco la mancanza dell’immenso carisma di Belew, di cui al Teatro Comunale Palamostre ci siamo davvero riempiti fino all’orlo.
Scaletta
1. Sultry Kiss
2. B’Boom
3. THRAK
4. Dinosaur
5. Frame by Frame
6. Sleepless
7. b
8. Neurotica
9. Crack in the Sky
10. Larks’ Tongues in Aspic, Part Two
11. Three Of a Perfect Pair
12. Matte Kudasai
13. e
14. Open Pt. 3, Truncheon
15. Breathless
16. One Time
17. Red
18. Indiscipline
—bis—
19. Thela Hun Ginjeet
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