Univers Zero ci mostrano il loro universo (2009)
Luogo: Posthof / Linz / Austria
Data del concerto: 18.03.2009
Numero di spettatori: 50
Se ti capita l’occasione di vedere un concerto come quello degli Univers Zero, da vero fan devi andarci, anche se si tratta di una città come Linz. Linz di per sé non è chissà quanto lontana, ma se il meteo non ti dà una mano, anche quella diventa una prova di guida piuttosto dura, soprattutto se al volante hai uno che si spaventa per ogni gatto che si trova a meno di cento metri dalla strada. A quel punto è ovvio che una bufera di neve non è proprio l’ambiente ideale per un tipo così. Immaginate quindi uno che sull’autostrada austriaca “vola” a quaranta all’ora, con la faccia incollata al parabrezza per paura di non vedere più niente.
Eppure, già solo il tempo era il preludio perfetto per il concerto di una band così. Era schizofrenico. Per un po’ faceva bello, per un po’ sembrava che mi si fosse rovesciata addosso tutta l’ira di Dio (sempre che Dio esista). Mi sembrava di viaggiare attraverso i periodi della musica degli Univers Zero: le nuvole nere e la neve rappresentavano bene la prima fase (fino a Heatwave), quella più intrisa di cupezza e misticismo, mentre l’azzurro del cielo di Linz rappresentava il periodo più recente, molto più ottimista ma non meno interessante. Nonostante tutta la mia inettitudine al volante e le mie paure, sono riuscito ad arrivare al locale in anticipo.
Ancora prima del concerto ho fatto una chiacchierata davvero simpatica con la leggenda del movimento Rock in Opposition, Daniel Denis, che si è rivelato un interlocutore splendido, anche se ogni tanto si impappinava con l’inglese. Per un musicista così esperto è anche umile e generoso, e non gli pesava per niente parlare con chi ama la loro musica.
Già mezz’ora prima dell’inizio si capiva che la sala non sarebbe stata proprio piena zeppa. Anzi, a dire il vero sto esagerando: l’affluenza è stata catastrofica. Ok, per una band del calibro degli Univers Zero non c’era da aspettarsi una folla, ma pensavo che almeno un centinaio di persone ci sarebbero state. Secondo me i biglietti venduti saranno stati una ventina o una trentina, e tutti gli altri erano gente legata in qualche modo all’evento. Anche se l’Austria non è esattamente la mecca della musica sperimentale, un concerto così meriterebbe senza dubbio un’affluenza più concreta. Credo che in Slovenia i numeri sarebbero stati addirittura più alti.
Il concerto si è aperto con uno dei classici più recenti, Xenantaya (The Hard Quest), che con la sua linea di basso marcata è uno dei loro pezzi più “funky” e ballabili. È seguita Civic Circus (anche questa da The Hard Quest), un brano più breve ma curatissimo. Denis evidentemente ama parecchio l’album The Hard Quest, visto che hanno proseguito con Kermesse Atomique, un altro dei punti più alti di quel disco. Poi è arrivato un pezzo nuovo, Soubresants, che lascia intuire che il nuovo album sarà ottimo. Dopodiché metà della formazione è uscita dal palco, e violinista, clarinettista e fagottista hanno suonato un’altra composizione nuova, Three Days. Gli altri sono poi tornati sul palco e Denis è partito a razzo in un assolo di batteria che è stato sicuramente il più interessante che abbia mai visto. La combinazione di melodia, classica, jazz, velocità e sentimento era incredibile, e l’assolo non sembrava affatto una perdita di tempo, come invece succede in tante cose del genere. Poi abbiamo sentito altri due pezzi nuovi, Opus Rictus e Saison 2 en 7, che hanno di nuovo testimoniato a gran voce l’alta qualità del nuovo materiale. Prima del concerto mi ero forse illuso di sentire alcuni dei miei brani preferiti come Heatwave, The Funeral Plain e Combat, ma senza Andy Kirk in formazione non era proprio il caso di aspettarselo (magari al festival Rock In Opposition!!!). Però sui classici e sui pezzi amati non ci hanno lasciati a bocca asciutta. Per la chiusura hanno riservato tre delle mie composizioni preferite (tutte e tre di Daniel Denis): Presage, Dense e, come bis, Toujours plus a l’est. Presage è ovviamente una delle composizioni più curate di Denis, tratta dall’album UZED (1984), con continui cambi di ritmo, di tempo e di atmosfera. Durante l’esecuzione c’è stato un piccolo problema tecnico: sul pianoforte si è surriscaldato un cavo ed è servita una breve pausa per evitare che si fondesse. Dopo dieci minuti i signori sono semplicemente ripartiti da dove si erano fermati e hanno portato Presage fino in fondo. Poi è arrivato un altro capolavoro di Denis, Dense, che parte con violenza, a metà molla la presa e ti lascia andare tra le parti atmosferiche e cupe di cui sono capaci solo gli Univers Zero. Alla fine, di nuovo un attacco a tutti i sensi e una chiusura improvvisa. Ancora una volta eseguita alla perfezione, senza la minima sbavatura. Come bis ci siamo goduti un altro gioiello della loro collezione, una composizione “rara” che un tempo si trovava solo in Giappone e che qualche anno fa è stata pubblicata dalla Cuneiform Records, così ora possiamo stupirci tutti della sua bellezza. Si tratta di Toujours plus a l’est, dove Denis mostra il suo amore per la musica dell’Europa orientale. È piena di motivi dinamici e tempi difficili, e ovviamente gli Univers Zero non sarebbero gli Univers Zero se non ci infilassero un paio dei loro tipici colpi di scena (cambi di atmosfera, rallentamenti,…).
Daniel Denis ha di nuovo accanto a sé una squadra eccellente. Della vecchia guardia, oltre a lui c’è solo Michel Berckmans (Andy Kirk non era ancora disponibile). Alle tastiere c’è il sempre ottimo e carismatico Pierre Chevalier (Present), che ha fatto il pazzerello per tutto il tempo, nonostante fosse seduto al pianoforte. Ha pure sparato un assolo di tastiera “non annunciato”, davanti al quale gli altri membri si sono limitati a sorridere. Ed è segno del buon clima dentro la band. Anche se è chiaro che il capo è Denis, a lui non dà fastidio per niente se qualcuno parte all’improvviso per la tangente con qualche assolo. Prende tutto come parte dello spettacolo e come divertimento. Al violino c’è il sicurissimo Martin Lauwers, che durante il concerto il violino lo ha spremuto per bene (a un certo punto ha dovuto persino riposare, perché dal violino usciva quasi letteralmente il “fumo”). Una specie di frontman è Kurt Bude ai clarinetti e ai sassofoni, che si è occupato di parlare col pubblico e ha regalato qualche ottimo intervento coi suoi strumenti. Ai fiati gli faceva compagnia l’eterno giovane (nonostante i capelli bianco-grigi) Michel Berckmans, che soprattutto col suo fagotto sa ancora creare quella vera atmosfera Univers Zero. Anche nell’oboe ha soffiato bene un paio di volte. Poi c’è Dimitri Rupel (questo sì che è dappertutto), pardon Evers, al basso, che ha raccolto alla grande il testimone del bassista precedente e ha avuto anche lui il suo momento solista. Il suo basso è potente, profondo e a volte riusciva a suonare proprio come una chitarra (con gli effetti). Alla fine resta nientemeno che uno dei più grandi batteristi-compositori nel mondo della musica (almeno per quanto mi riguarda). Oltre ad aver avuto l’onore di conoscerlo e di scambiarci due parole, mi sono potuto godere anche il suo drumming estremamente preciso, che non ha perso un briciolo di fascino. Denis è ancora interessante come negli anni Settanta e Ottanta, e i suoi pezzi sono suonati in modo magistrale. In genere non vado matto per gli assoli di batteria, ma il suo mi ha entusiasmato, perché quel tipo ha una tale conoscenza classica e jazzistica da poter fare praticamente quello che vuole. Eppure mi ha sorpreso piacevolmente con un assolo molto melodico e vario. Cappello giù!
Gli Univers Zero, a parte qualche problema tecnico, sono stati eccellenti. Ottima anche l’organizzazione da parte degli austriaci. Non è colpa loro se al concerto non c’era più gente. Non so come sia stata la promozione dell’evento, ma chi si interessa a queste cose poteva benissimo venire. Personalmente non mi sarebbe dispiaciuto nemmeno essere l’unico spettatore, ma per la band è sicuramente importante vedere che il locale non è vuoto, perché questo la carica ancora di più. Il pubblico che c’era era peraltro molto competente, ma sono convinto che in Austria si trovi ancora qualcuno a cui questa formazione piace. Se Thierry Zaboitzeff (ex Art Zoyd) è riuscito ad arrivare al concerto da Strasburgo, allora forse poteva venire anche qualche local.
Insomma, vedere gli Univers Zero dal vivo è stato uno dei punti più alti delle mie visite ai palchi d’Europa. Nonostante il pubblico così scarso, i signori ce l’hanno messa tutta e hanno dimostrato che gli Univers Zero hanno ancora molto da offrire. Daniel Denis è un leader eccezionale. Spiccano soprattutto la sua modestia fuori dal palco e la sua esaltazione sul palco. I pezzi nuovi dal vivo funzionano alla grande, per cui il futuro degli Univers Zero sembra promettente. Probabilmente loro stessi direbbero che non è stata una delle loro serate migliori (già solo per il numero di spettatori e per il piccolo problema tecnico), ma per me resterà sempre nel cuore, perché si tratta di una delle mie band preferite. Spero che al festival Rock in Opposition siano ancora meglio e che cambino un po’ il repertorio. Per finire, una cosa: tanto di cappello agli organizzatori austriaci per aver avuto il coraggio di portare una band come gli Univers Zero, pur sapendo benissimo che non avrebbe attirato un gran numero di spettatori. Sarà anche vero che il pubblico era poco, ma chi c’era si è divertito tanto di più, me compreso.
Foto: Rok Podgrajšek
Scaletta
1. Intro 2. Xenantaya 3. Civic Circus 4. Kermesse Atomique 5. Soubresants 6. Three Days 7. Opus Rictus 8. Saison 2 en 7 9. Presage 10. Dense 11. Toujours plus a l’est
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