Unleashed – “Masters of Brutality” (2015)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: MetalDays, Tolmin
Data dell’intervista: 26.07.2013
Oggi gli Unleashed, insieme ai Grave, sono sinonimo di death metal svedese. Sono gli unici due della storica “big four” rimasti fedeli al sound svedese (gli Entombed si sono buttati su acque un po’ diverse, i Dismember se ne sono andati in pensione troppo presto). Gli Unleashed hanno appena sfornato il loro dodicesimo album in studio, Dawn of the Nine, e noi abbiamo fatto due chiacchiere con i membri fondatori Johnny Hedlund (basso e voce, che ha iniziato il suo percorso nei Nihilist, la prima vera band death metal svedese) e Anders Schultz (batteria) prima del loro show al Metaldays 2013. Poco più di un anno prima, gli Unleashed avevano pubblicato l’ottimo concept album Odalheim, con una storia post-apocalittica inserita in un immaginario vichingo.
RockLine: L’ultima volta che avete suonato da noi, qualche anno fa, era nell’ambito dell’Heidenfest, e di fatto eravate la pecora nera del tour, l’unica band death metal in mezzo ai folk metaller. Che ne pensate delle tante folk metal band che cantano la cultura vichinga ma nella maggior parte dei casi non c’entrano niente con essa?
Johnny: In quel tour ci siamo divertiti un sacco, quei ragazzi sono nostri amici, anche se la nostra musica sicuramente spiccava. Ma in fondo è proprio questo il bello di quel tour: il punto sono più i testi che non un’affinità musicale perfetta tra le band che suonano.
RockLine: Qualche tempo fa avete pubblicato l’undicesimo album in studio, Odalheim. Ora che è passato un po’ di tempo dall’uscita, come lo vedete rispetto ai vecchi lavori? Odalheim è di fatto il vostro primo disco completamente concettuale.
Johnny: Proprio il fatto che Odalheim sia legato da un concept è la differenza più grande. Già su As Yggdrasil Trembles c’erano alcuni pezzi collegati da un filo concettuale, ma Odalheim è il nostro primo album davvero concept dall’inizio alla fine. Questa è sicuramente la differenza maggiore, perché musicalmente restiamo fedeli alle nostre radici. Potresti prendere un pezzo qualsiasi di Odalheim e spostarlo su un altro disco e funzionerebbe lo stesso, ma chi conosce il concept saprebbe che è solo un tassello della storia completa.
RockLine: Qual è esattamente il concept di questo album, che per vostra tradizione si muove nella mitologia nordica, ma la cui tematica si può trasporre anche nel presente?
Johnny: Giusto, è in realtà una storia ambientata nel futuro, ma che poggia sulla tradizione vichinga più che sulla mitologia vera e propria, quella che arriva dalle saghe. Certo, nei testi tocchiamo anche quella, ma più come influenza. Probabilmente continueremo la storia anche nel prossimo album.
RockLine: E secondo te cosa ci aspetta nel futuro?
Johnny: Odalheim (risate). In realtà la storia dell’album è davvero la mia visione del futuro che ci aspetta, ma la storia non ha una fine, perché la porteremo avanti nel disco successivo.
RockLine: Avete già iniziato a lavorarci?
Johnny: Sì, ma non ancora alla scrittura dei pezzi. Al momento si stanno sviluppando i passaggi principali della storia.
RockLine: E come scrivono i nuovi pezzi gli Unleashed? Tutta la band insieme o ognuno per conto suo?
Johnny: All’inizio ognuno per conto suo, senza dubbio. Adesso è Fredrik quello che impugna la chitarra, io mi occupo dei testi, poi ci scambiamo le idee e le portiamo alla band, che le accetta oppure no. Tutta l’arte sta lì. Dall’inizio della scrittura all’inizio delle registrazioni di solito passa un anno e mezzo: la fase di pre-produzione dura sei mesi, la registrazione vera e propria circa un mese.
RockLine: Di solito partite dalla musica o prima ci sono i testi?
Johnny: Di solito entrambe le cose insieme, ma con Odalheim era più complicato a causa del concept, perché non ogni testo si adatta a ogni pezzo. Prima bisogna passare in rassegna tutti i pezzi e assegnare a ciascuno l’idea giusta. Qui il peso maggiore è caduto su Fredrik, perché ha dovuto presentarmi più pezzi del solito, e da quel mucchio si scelgono poi quelli che funzionano anche con la tematica giusta.
RockLine: Voi Unleashed siete stati fin dall’inizio una parte grande e importante del death metal svedese: come ricordate oggi quei tempi, i vostri esordi e, Johnny, tu anche i Nihilist?
Johnny: A dire il vero non mi piace guardare troppo al passato, non sono un nostalgico, preferisco guardare all’oggi e a quello che ci aspetta. Devo dire però che erano tempi fantastici: prima che arrivassero tutti i tour e i festival ci divertivamo da matti. Ma preferisco vivere per l’oggi, quei tempi li ricordo con piacere, però meglio guardare avanti che nello specchietto retrovisore.
Anders: In realtà allora eravamo solo una banda di ragazzini per cui la cosa importante era bere, e solo dopo venivamo noi come musicisti. La scena in sé era divertente, ma era molto più dura di oggi, perché dovevi pensare e occuparti di un sacco di cose che oggi sono praticamente scontate. La cosa curiosa è che oggi molti parlano di una specie di scena leggendaria, cosa che io stesso non capisco, perché noi non l’abbiamo mai vista così e nemmeno oggi la vediamo così. Però erano bei tempi e un bel modo di crescere. È iniziato davvero come un ritrovo di ragazzini che bevevano alcol, e poi praticamente da un giorno all’altro tutti hanno cominciato a suonare death metal. E a suonarlo bene.
Johnny: Non c’era nessun piano, è successo e basta. E poi non eravamo nemmeno chissà che musicisti (risate).
RockLine: Comunque vi distinguevate dai vostri contemporanei almeno per il fatto di non scrivere testi «gore», ma di affrontare le cose dalla prospettiva della vostra eredità vichinga. Per questo vi guardavano in modo diverso?
Johnny: Beh, un po’ di schifo lo provavamo anche noi (risate). Mi piacciono ancora band come i primi Death e gli Autopsy, adoro i loro testi, ma non si può negare che veniamo dalla tradizione vichinga. Se fossi sloveno, probabilmente verrei dalla tradizione slava. È la strada che abbiamo scelto. E tutto, all’origine, è nato ovviamente dal nostro interesse per l’eredità vichinga svedese.
RockLine: Voi che siete i veterani del death metal svedese, come vedete la scena death metal svedese moderna e, allo stesso tempo, quella americana, il death metal della Florida?
Anders: Per quanto riguarda il death metal svedese e quello americano… All’epoca non guardavamo a queste due scene come a due cose diverse, era semplicemente death metal. Nessuno le vedeva come due scuole diverse, era death metal e basta. Nemmeno noi ci siamo mai detti “ok, adesso suoniamo death metal svedese”, anche se ovviamente c’erano band prima di noi che erano i nostri modelli. Il genere musicale è lo stesso e non ha senso fare divisioni artificiali. Anche se sono band diverse, per me è uguale se ascolto i Terrorizer, gli Autopsy o i Carcass. Lo stesso vale per le band più recenti, anche se oggi il loro numero è ovviamente incomparabilmente più grande.
RockLine: Come avete fatto a restare insieme così a lungo, essendo una band così attiva sia in studio che dal vivo?
Johnny: Penso che siano soprattutto due cose. Primo, ci piace quello che facciamo, e secondo, ognuno nella band porta il suo contributo all’insieme. Ed è importante anche che tutti puntiamo allo stesso genere. Non so quanto saremmo durati con questa formazione se qualcuno avesse voluto portare nella musica le tastiere o il nu metal solo perché va di moda. Devi restare fedele a te stesso. Guarda per esempio gli AC/DC o i Motörhead. Sono sempre rimasti fedeli a se stessi e, anche se hanno provato qualche novità, non hanno mai cambiato il loro sound in modo drastico. Penso che il loro successo venga da lì. E sono ancora bravi.
Anders: Come ha detto Johnny. La cosa più importante è avere un obiettivo comune e non avere punti di vista assolutamente in contrasto. Siamo solo quattro tizi che suonano death metal. Fuori da quello ci odiamo a morte (risate).
Johnny: Credo che dovrò parlare di questo tuo odio con tua madre (risate).
RockLine: Dopo tutto quello che avete detto, quindi per voi la pensione non è un’opzione, a differenza dei Dismember?
Johnny: No, no, figurati. Loro bevono troppo (risate). Io per ora non vedo nessuna conclusione, questa è la nostra vita. La metto così, – ho avuto più macchine e si sono rotte tutte. Ho avuto più ragazze… che non lo sono più, e l’unica costante nella vita resta la band.
Anders: Terribile, ma vero (risate).
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