Uno spettacolo all’altezza del nome Ac/Dc a Udine! (2010)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Stadio Friuli / Udine / Italia
Data del concerto: 18.05.2010
Numero di spettatori: 45
Prezzo del biglietto: 75 €

La stagione concertistica di quest’anno non ha pietà per i nostri portafogli: qui vicino passano solo i grandi nomi del rock. Stavolta la scena del crimine era lo Stadio Friuli di Udine, casa dell’Udinese, dove in passato si sono già esibiti nomi enormi come Pink Floyd, The Red Hot Chilli Peppers e Bruce Springsteen. Questa volta però i criminali erano nientemeno che gli sporchi giganti dell’hard rock Ac/Dc, che hanno fatto tappa allo stadio con il tour ancora in corso a supporto dell’album Black Ice.

Già all’ingresso dello Stadio Friuli la folla è stata accolta da un palco colossale, con tanto di “catwalk” che si spingeva fin nel cuore del parterre; in cima, su entrambi i lati, lampeggiavano in rosso le enormi cappellette diaboliche con le corna di Angus. Già solo la vista di quel palco pomposo ti faceva venire le farfalle nello stomaco, visto che all’arrivo dei giganti dell’hard rock mancava appena una buona ora. Ma prima bisognava sopportare due gruppi spalla italiani a dir poco disperati, che non meritano neanche di essere nominati. Una strana miscela, sgradevolissima per le orecchie, di indie rock moderno, rock alternativo e hard rock. Il secondo gruppo si è anche ricordato, con gentilezza e rispetto, del compianto piccolo grande re del rock ‘n roll Dio, ma lui probabilmente, davanti all’orrenda esecuzione di un classico dei Led Zeppelin, si tappava le orecchie dalla sofferenza. Qualsiasi gruppo spalla che suoni prima di un nome imponente come Ac/Dc non ha vita facile, ma stavolta questi si sono guadagnati una risposta più che adeguata: dal pubblico urla in massa, dita medie e persino culi nudi.

Quando gli italiani hanno finalmente smesso di maltrattarci (la musica di entrambi i gruppi spalla l’ONU potrebbe infilarla tranquillamente nella Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti) è iniziata la snervante attesa che il buio calasse sullo Stadio Friuli. Più si faceva buio, più il pubblico ribolliva, e quando finalmente è calata la notte del tutto e sul grande schermo del palco è partita la perversa e maliziosa animazione erotica tipica degli Ac/Dc, la folla di circa 40.000 teste è esplosa. E così, in uno scontro frontale, è esploso anche il treno del rock ‘n roll, schiantandosi dritto nel centro del grande palco, sopra la testa del batterista Phil Rudd. Gli Ac/Dc ci hanno salutato con il pezzo d’apertura dell’ultimo disco, Black Ice, Rock ‘n Roll Train! I signori della corrente alternata, nonostante gli anni non più verdi, si mantengono in forma smagliante. Phil Rudd, che ogni volta che la telecamera lo inquadrava sul maxischermo aveva una sigaretta appena accesa in bocca, insieme al bassista Cliff Williams ha tenuto per tutto il concerto il tempo di una sezione ritmica solida e sicura, che ha silurato senza sbagliare un colpo le frequenze basse in mezzo a un pubblico per niente male. Il maggiore dei fratelli Young, Malcolm, saldamente piantato davanti al suo microfono, a cui si univa nei cori, ha curato un’incredibile base ritmica durante le escursioni soliste del fratello minore. Angus, vera mascotte della band, muoveva con calma, precisione e velocità le dita sul manico della sua Gibson SG, regalando una performance folle ed energica che si addice più a un moccioso sulla ventina che a un signore di 55 anni! L’energia di Angus sul palco ti toglie il fiato, e quando parte con uno dei suoi balletti “trademark” e con il leggendario saltellare a papera, vederlo dal vivo ti fa quasi venire gli occhi lucidi. La grande incognita della serata era proprio la prova vocale di Brian Johnson, che però ci ha entusiasmati già appena salito sul palco, ovviamente con la divisa d’ordinanza: coppola e gilet. Vocalmente però il 63enne Johnson a tratti ha purtroppo stonato parecchio, e il suo urlo caratteristico si è fatto molto più basso e profondo. Johnson ha dovuto più volte concedersi una breve pausa tra un pezzo e l’altro, il che ha un po’ rovinato l’intensità infernale del concerto, ma mi chiedo davvero se qualcuno di noi a 63 anni sarà in grado di fare una cosa del genere. Credo che a quell’età, a differenza di Johnson, staremo sotto la copertina a fare le parole crociate, a mangiare la pappina e a cercare di ricordare come si chiamano i nipoti.

I selvaggi Ac/Dc in un paio d’ore buone di concerto ci hanno ricordato che l’inferno non è affatto un brutto posto, e che bomba è stata la classica Hell Ain’t a Bad Place to Be in mezzo a migliaia di cornini rossi lampeggianti sulle due tribune laterali! Non poteva mancare l’inno obbligato Back in Black, e le hit hard rock ormai di dominio popolare sono state interrotte al momento giusto dai brani di Black Ice: con Big Jack ci hanno ricordato, birichini, in puro stile Ac/Dc, che Jack nei pantaloni ha qualcosa di grosso, e con la magnifica Dirty Deeds Done Dirt Cheap abbiamo vissuto un momento da pelle d’oca, quando il ritornello è stato cantato in coro con Johnson da decine di migliaia di persone! Bello sentire Shot Down in Flames, ancora più bello quando Angus ci ha accarezzato con i suoi riff elettrici veloci e infallibili e con le sue mosse da tre accordi ci ha sparato un fulmine dritto in fronte. Thunderstruck! Con la blueseggiante e sfacciata The Jack abbiamo vissuto in pratica l’unico momento lento del concerto, mentre per un altro “highlight” ha provveduto ancora Angus, quando ha iniziato a spogliarsi lentamente della sua tipica divisa da scolaretto. Così abbiamo potuto ammirare la figura ossuta del piccolo Angus con le sue sexy gambette magre da pollo, che ha dimostrato di poter competere per resistenza fisica con gente che ha la metà dei suoi anni, visto che era l’unico dei cinque a non riposarsi durante le pause, ma si rotolava, faceva ginnastica, ballettava e saltellava, dando ogni volta ancora più fuoco al pubblico. Ma che combina quel piccolo diavolo sul palco! Quando sopra il palco è calata una gigantesca campana, era chiaro a tutti che poteva seguire solo e soltanto il classico Hell’ Bells, che Johnson ha aperto dondolandosi sulla corda dell’enorme campana. Fino alla fine la serie di classici è stata interrotta solo dalla nuova War Machine, condita da un’animazione adatta e vera ode agli Ac/Dc, che dopo quasi quarant’anni sono ancora una vera macchina da guerra! Non potevano assolutamente mancare la fantastica You Shook Me All Night Long e T.N.T, dove ancora una volta tutto lo stadio ha dato una bella mano ai ragazzi. Vera dinamite! Per un altro classico, Whole Lotta Rosie, ai ragazzi sul palco si è unita una gigantesca Rosie con attributi femminili enfatizzati come si addice agli Ac/Dc, che ha cavalcato, sfacciata e maliziosa, la locomotiva del rock ‘n roll. Con Let There Be Rock siamo approdati alla fine della parte regolare del concerto, che Angus ha chiuso con un assolo di dieci minuti da lasciare senza fiato. Angus è davvero un chitarrista da lodare, perché con prese di chitarra apparentemente semplici, frasi cariche di erotismo e malizia, accordi tipici e assoli rock tradizionali crea una miscela potente che a parecchi chitarristi tecnicamente molto più bravi non riesce. Dopo il boato per chiedere il bis, gli Ac/Dc ci hanno resi felici con l’eterno inno e promemoria che siamo tutti in viaggio verso l’inferno (ma l’inferno non è un brutto posto, ricordate?) e con un brillante omaggio a tutti noi che abbiamo rockeggiato con gli Ac/Dc – For Those About to Rock (We Salute You) – bombardandoci con salve di cannone e fuochi d’artificio spettacolari. “Fire!”

Il concerto degli Ac/Dc è uno spettacolo musicale senza paragoni, che sarebbe un peccato perdersi. Gli Ac/Dc dimostrano di essere in forma strepitosa nonostante gli anni e anni di carriera, a dispetto della voce di Johnson, a tratti debole. Lo stesso Johnson dice che a 63 anni non ha più voglia di vivere la vita del rocker, e questa è stata probabilmente una delle ultime occasioni per vedere gli Ac/Dc dalle nostre parti. E che occasione è stata, perché un concerto degli Ac/Dc ti resta impresso a fuoco nelle cellule della memoria per sempre!

Foto: Francesco Zanet

Scaletta

1.Rock N’ Roll Train
2.Hell Ain’t a Bad Place to Be
3.Back in Black
4.Big Jack
5.Dirty Deeds Done Dirt Cheap
6.Shot Down in Flames
7.Thunderstruck
8.Black Ice
9.The Jack
10.Hells Bells
11.Shoot to Thrill
12.War Machine
13.High Voltage
14.You Shook Me All Night Long
15.T.N.T.
16.Whole Lotta Rosie
17.Let There Be Rock
—bis—
18.Highway to Hell
19.For Those About to Rock (We Salute You)

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