Un’ondata di emozioni chitarristiche alla Bluesiana (2015)

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Fotografie: Aleš Podbrežnik

Luogo: Velden am Wörthersee, Carinzia / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 03.06.2015
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: prevendita 32 € / il giorno del concerto 37 € / soci Kelag 27 € / studenti 25 €

Certi pomeriggi caldi e soleggiati vanno sfruttati con una gita. Così abbiamo deciso di muoverci un po’ anche noi – ma in posti già noti, dai vicini del nord, a Velden, alla Bluesiana.

Alla Bluesiana vale sempre la pena farci una gita, perché offre ogni volta delle vere delizie musicali da vedere e ascoltare, che qui vicino è difficile trovare. E poi la Bluesiana, con la sua semplicità e quel senso di casa, ti invita letteralmente a farci un salto. Stavolta siamo andati a goderci le magie chitarristiche di Ryan McGarvey.

Cosa dire di Ryan McGarvey? Vincitore di numerosi premi prestigiosi, sia come chitarrista sia come cantante. Quelli di The Weekly Alibi lo hanno proclamato per più anni di fila miglior artista blues dell’anno. A soli 29 anni può vantare collaborazioni con i giganti della scena blues-rock come Joe Bonamassa, Jef Beck, Eric Clapton,… Nella sua carriera ha pubblicato 3 album, l’ultimo, intitolato The Road Chosen, nel 2014.

Quando siamo arrivati noi, i primi spettatori se ne stavano già a crogiolarsi al sole davanti al locale. Il sole caldo ha fatto sì che la gente cominciasse a riempire il club piuttosto tardi, visto che alla Bluesiana faceva parecchio caldo. Ma ai primi suoni dal palco si sono spostati in fretta all’interno.

Ryan McGarvey è sgusciato via piuttosto timido tra il pubblico fino al palco, e questo ha solo alimentato la curiosità: che cosa mostrerà mai, sul palco, questo ragazzo così riservato e semplice? La trasformazione è arrivata quasi all’istante, appena Ryan ha tirato le corde per la prima volta. Sul palco la timidezza è sparita di colpo, sono rimasti solo la musica, le emozioni  e la magia del momento, che Ryan ha catturato nella sua chitarra. Il ragazzo si butta letteralmente nel suo suonare, come se non ci fosse nessun pubblico, ma solo lui con i suoi pensieri, le sue emozioni e il suo strumento. La chitarra gemeva di piacere mentre le dita di Ryan le scorrevano sulle corde, a volte con dolce delicatezza, altre volte con raffinata ruvidezza. Ryan suona la chitarra da quando aveva sei anni ed è difficile trovare una tecnica che non padroneggi. Durante il concerto Ryan non si dimostra solo chitarrista, ma anche cantante. Conosce bene la sua voce e si muove sempre su altezze che per il suo timbro e il suo stile sono ancora sicure. Nel canto ci mette la stessa dose di intensità emotiva che mette nel suonare. E l’intonazione non la sbaglia praticamente mai. Mai. Il sudore lasciava tracce sul viso di Ryan, presto ha cominciato a colare anche da sotto le maniche e a gocciolare per terra. Alla fine di ogni pezzo, tra gli applausi, tornava alla realtà, guardava il pubblico, sorrideva a mezza bocca, ringraziava per il sostegno e raccontava qualcosa sul brano che avrebbe suonato dopo. La scaletta nasceva più che evidentemente sul momento – anche qui Ryan si è affidato del tutto al suo istinto. I suoi due compagni sul palco – Logan Miles Nix alla batteria e Sam Miller al basso – seguivano il loro leader con precisione chirurgica, mentre lui infilava a piacimento inserti improvvisati nei suoi pezzi originali, e il tutto suonava come un trio perfettamente affiatato. Si sente che suonano tanto dal vivo e che, nonostante la giovane età, di chilometri di palco ne hanno macinati parecchi.

Il concerto si è svolto in due parti, con una pausa di mezz’ora nel mezzo. Abbiamo sentito soprattutto i brani di punta dell’ultimo album, anche se Ryan ha pescato pure dai suoi due dischi precedenti. A chiusura della prima parte, con il pezzo Hey Jimi, Ryan ha reso omaggio al suo grande idolo, a cui è seguita una lunga parte strumentale con un assolo di chitarra, in cui Ryan ha davvero spremuto l’anima, sia da sé stesso sia dalla sua Fender Startocaster. Nella seconda parte Ryan ha imbracciato la Les Paul e, anche se stavolta le maniche lunghe le aveva lasciate nel backstage, il sudore è tornato quasi subito, perché con la Gibson a tracolla Ryan non si è dimostrato per niente più calmo che nella prima parte. Con lo stesso entusiasmo e la stessa intensità della prima parte, Ryan ha suonato anche la seconda, e siamo riusciti a goderci pure il bis. Dopo un finale carico di energia i ragazzi si sono inchinati e hanno salutato – ma solo dal palco, perché poco dopo si sono piazzati al banchetto del merch, dove hanno distribuito autografi con piacere e si sono fatti fotografare con i fan.

Un concerto di sorprese inattese. Con la sua perfezione tecnica, il coinvolgimento emotivo e un atteggiamento semplice, Ryan ha conquistato proprio tutti tra il pubblico. Vedere di nuovo un concerto di Ryan McGarvey è d’obbligo, e sia Ryan sia Gudrun, la proprietaria della Bluesiana, promettono che per il bis non si dovrà aspettare troppo. 

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