Unreal Estate
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Entombed
Etichetta: Threeman Recordings
Uscita: 2004
Durata: 38:35
Voto: 4/5
Esistono dischi live e dischi live veri e propri, ma in ogni caso l’intrigo è ancora più grande quando nel lettore finisce il disco di una band death o death’n’roll per il resto ortodossa, che però si fa dare una mano da un intero arsenale di musicisti dell’opera e del balletto di Stoccolma! A garantire l’esperienza estatica e la decadenza del rumore nel tempio della musica seria ci hanno pensato stavolta gli Entombed. LG Petrov e soci magari non sono i tizi più ferrati in fatto di musica (o forse lo nascondono davvero bene), ma Unreal Estate, come promette il titolo, è un prodotto non convenzionale e pieno di una bellezza bizzarra.
Prima di tutto qualche fatto banale, giusto per piazzare l’ascolto nel giusto contesto di tempo e spazio. Gli Entombed hanno deciso per questo esperimento, tutt’altro che comune in ambito metal, nel marzo 2002 e, tra corteggiamenti e un loro peculiare fascino sudaticcio, hanno convinto a partecipare i ballerini del Balletto Reale Svedese, mentre a completare in chiave orchestrale quest’opera davvero d’avanguardia ci hanno pensato anche i musicisti da camera della Casa d’Opera Reale. Per ottenere questa particolare atmosfera dall’ampio respiro gotico bisognava abbellire, arrangiare e rimodellare composizioni death metal in origine del tutto organiche, mentre ai musicisti accademici è stato permesso di metterci la propria intuizione e, in nome della libertà creativa dell’esecuzione, di ritoccare a sentimento i contorni ruvidi di questo conglomerato davvero mostruoso. La fusione di due mondi diversi e apparentemente inconciliabili è cruda, ruvida e magneticamente bella; il pubblico, ignaro di tutto, prima di entrare nella sala dell’illuminazione ha ricevuto dei tappi reali per le orecchie e un grosso avviso: preparatevi a un volume eccezionale. Nonostante tutto, l’intero tour è stato un successo pieno e ogni sera la sala stracolma ha premiato tutti gli ideatori del progetto con standing ovation.
https://www.youtube.com/watch?v=eC6v8V9nGaE
E adesso passiamo al disco vero e proprio, Unreal Estate – la documentazione sonora di una fusione miracolosa che non ti lascerà indifferente! Anche perché già dopo l’introduzione al piano di DCLXVI ti accorgi che, nonostante l’ambiente così insolito e il fatto che il pubblico abbia assistito a un vero balletto death metal, gli Entombed non sono per niente meno brutali e affilati. Noi che ascoltiamo questo disco atipico, però, siamo privati del lato visivo di questo spettacolo di danza. Resta quindi solo l’analisi dell’essenza dell’anima, che LG Petrov, Ule Cederlund, Alex Hellid, Jörgen Sandström e Peter Stjärmvind hanno catturato nell’attimo stesso della registrazione dell’evento. Chief Rebel Angel rimbomba con una potenza grottesca e un’asprezza grezza e ruvida, mentre Petrov, in modo pulito, fresco e quasi alla Slayer, snocciola le sue visioni demoniache dell’inferno, già annunciate e raccontate nell’album Morning Star. Le chitarre sono massicce, distorte e al tempo stesso belle e nitide. Niente sbavature inutili, e il distillato di musica piena crea un’atmosfera di suspense e di puri contrasti tra quiete e silenzio. Il filo degli eventi prosegue del tutto naturalmente in Say It Slugs, uno dei pezzi forti del disco Uprising, che in modo davvero sinistro si trasforma nel possente e suggestivo recital ripetitivo, catastroficamente catartico, dell’intermezzo di It Is Later Than You Think. È arrivata infatti l’epoca della follia, e il ritorno allo stato naturale della cacofonia lo porta a casa con eleganza Returning To Madness. L’esecuzione è precisa e sincera, e Petrov, con la sua voce consumata da death’n’roller, svetta dal mosaico sonoro come un profeta spietato dell’apocalisse. Il picco successivo è Mental Twin, dove Petrov, senza inutili giri di parole, pronuncia i versi “Me and myself / We’re not one of you / We have an alibi to always get thru / Me and myself / My mentor and guide / You’re my tormentor / Always by my side” e apre in modo maniacale il suo chakra del cuore. Il seguito è inatteso: i veterani svedesi tornano al 1995 e, dallo split EP che avevano registrato su vinile con i New Bomb Turks, inseriscono in un contesto nuovo il brano Night Of The Vampire. Per il resto, nell’intero concerto dominano solo pezzi dei dischi Uprising e Morning Star, e dopo quasi 40 minuti di intensa escalation drammaturgica il concerto si chiude con Left Hand Path, dall’omonimo e venerato debutto del 1990. L’ultimo tassello dell’esperienza perfetta è massiccio e atmosfericamente denso: nel buco nero dell’eco ripetuto delle chitarre, nel lento ritmo funebre di batteria e basso, comincia l’inevitabile addio.
L’atto è concluso, e a questo grande finale segue solo una sequenza di sincere standing ovation, fischi di entusiasmo e un applauso sfinente, mentre sulle assi del palco calano pesanti sipari. Le luci si spengono e le voci dalla casa degli spettri del passato si zittiscono. Sotto le volte del tempio dell’alta cultura, nella coscienza e nei pensieri si insinuano con aria di sfida le parole non pronunciate al concerto, che esprimono l’essenza stessa degli Entombed e della loro ampiezza di pensiero. “I am my own God, master, slave / And I will be beyond the grave / No one will take my soul away / I carry my own will and make my day”. La prova è il disco Unreal Estate, con cui si oppongono a tutti i puristi e ai “conoscitori” dalle vedute ristrette che misurano la qualità di una band solo in base al successo commerciale e al numero di bigliettoni guadagnati. Gli Entombed sono originali e non rendono conto a nessuno, e Unreal Estate funziona in modo così magico e imponente proprio nella sua incredibilità. L’unica cosa che manca è che, essendoci limitati al solo supporto audio, siamo stati privati della vista. Altro a quest’opera non possiamo rimproverare, perché il livello qualitativo della registrazione, con il ricco corredo di fotografie, riesce almeno un po’ a evocare l’atmosfera di quella fredda sera di febbraio, quando sopra l’opera e il balletto di Stoccolma si sono accese luci di tutt’altro splendore e dalle ombre sono emerse figure di un’arte e di una bellezza estetica completamente diverse …
Formazione
Lars Göran Petrov – voce, pianoforte da concerto
Ule Cederlund – chitarra, cori
Jörgen Sandström – basso
Alex Hellid – chitarra
Peter Stjärmvind – batteria
Produzione
Entombed
Tracklist
1. DCLXVI / Intermission
2. Chief Rebel Angel
3. Say It Slugs
4. It Is Later Than You Think
5. Returning To Madness
6. Mental Twin
7. Night Of The Vampire
8. Unreal Estate
9. In The Flesh
10. Something Out Of Nothing
11. Left Hand Path (Outro)