Up N’ Downs (U.N.D.) : Vse, kar sem pozabil II

0 628

Etichetta: Akord Records
Data di uscita: 10.04.2019
Produzione: Robert Likar
Genere: Hard Rock


Gli Up N’ Downs (U.N.D.) sono rocker sloveni di Mozirje che già nel 2016 avevano sollevato un bel polverone con l’esordio »Vse kar sem pozabil«. Semplicemente perché la band, con l’eccezione di una copertina poco attraente (che comunque è un dettaglio secondario), aveva subito fatto capire di essere una delle formazioni rock slovene nuove più promettenti, una che attinge in modo credibile alla ricca eredità del pionierismo rock mondiale degli anni Settanta, detto senza giri di parole rock’n’roll e hard rock, e la traduce con grande abilità in spinte moderne di produzione e arrangiamento. Gli Up N’ Downs, senza falsa modestia, proclamano che nel loro caso si tratta di un sestetto di musicisti superbamente scafati, a cui nel comporre sono chiari tutti gli elementi più essenziali dell’arte della composizione, e questo garantisce al gruppo, oltre a un alto rendimento musicale, anche un costante appeal radiofonico. Ci aspetta quindi una recensione «pesante», perché l’album »Vse, kar sem pozabil II« è un disco imbottito di una dannata quantità di informazioni, di una varietà espressiva esuberante e robusta, e un lavoro rifinito frutto di grande applicazione e fame di perfezione.

Dopo ben quattro anni è venuto al mondo il secondo album in studio, dal titolo eloquente »Vse, kar sem pozabil II.« In ogni caso, quindi, il seguito dell’esordio. Il nuovo disco conferma che l’ottimo esordio non è stato un caso, che gli Up N’ Downs non sono una meteora e molto di più. »Vse, kar sem pozabil II« ne è l’evoluzione artistica e di maturità, ed è l’unica strada giusta, perché è anche il riflesso dell’evoluzione del gruppo, lungo una via sana, cioè naturale. Sul nuovo album il gruppo continua a rafforzare, sviluppare e coltivare con incredibile successo e credibilità il proprio dossier musicale, il proprio carattere inconfondibile.

L’accoppiata dei fratelli Zavolovšek è una combinazione da sogno, seguita da tutto il resto della squadra, e la chimica nel sestetto funziona a livelli altissimi. »Vse, kar sem pozabil« nella sua «seconda parte» è un upgrade definitivo del predecessore, che, come detto, ha consegnato qualità straordinarie e consegna, per quest’anno, sicuramente uno dei vertici rock tra le uscite discografiche di artisti sloveni. Già l’opener, la sfacciatissima e carica di spavalderia monella Pozdrav iz Mozirja, avverte che gli Up N’ Downs sono una formazione che si piazza sotto il libero sole della mappa rock, per quanto riguarda la regione geografica slovena, al posto che le spetta, da qualche parte «a oriente» di Šank Rock, Mary Rose, San Di Ego e «a occidente» di Stray Train. Ma più di questo. Gli Up N’ Downs, a differenza dei gruppi citati, nel loro artismo gettano ponti con grande coraggio dalla premessa hard rock di base verso territori di confine tra generi, invitanti e conciliatori, nei campi di punk, funk, blues, reggae, ska e perfino molle folk. Ed è per questo che sono tanto più interessanti  e stuzzicanti da ascoltare. Proprio questa qualità di evasione spiritosa e occasionale, verso i campi di altre sfere di genere, li allontana con tanta più decisione e li colloca nel loro posto sovrano e tutto loro sulla mappa musicale slovena. La qualità descritta è anche la prova che la band, nella sua visione musicale, è nei contenuti incredibilmente flessibile, disinvolta, libera di spirito, e allo stesso tempo emerge anche l’incredibile sensibilità interiorizzata e abilità negli arrangiamenti del gruppo, ogni volta che gli Up N’ Downs si fanno compagni di strada, di tanto in tanto e a livello stilistico, di altre sfere musicali.

Per i tempi nuovi e il nuovo album la band ha integrato nelle sue fila il leggendario chitarrista Robert Likar (The Drinkers, Niet). »Lit’r« è un uomo della vecchia scuola, di quel suono di Gibson LP secco ma dosato alla grande, e si sente in alcuni punti, come ad esempio nel brano Sij, o nei momenti in cui gli Up N’ Downs sanno farsi beffardi e monelli, come ad esempio in Do konca in še dlje,  ma può essere anche una strofa vagamente «alla Niet» nella breve ma «dolce» Sem, kdor sem, che al secondo giro la band mette su una base di ritmica reggae&SKA e, con questa trasformazione «sotto banco», cioè modulazione stilistica, esprime nel brano una qualità artistica del tutto nuova e ribalta lo stato d’animo. La band  comprende molto bene e padroneggia l’elemento della gradazione delle atmosfere nei brani, che raggiungono il crescendo in ritornelli memorabili, spesso affilati in modo bombastico.

Tra i brani va messa in risalto per prima cosa la title track dell’album! Vale come uno dei suoi vertici compositivi, ma anche di espressività poetica. Ha spunti straordinari anche per una sbirciata alla vecchia scuola del rock progressivo e in questo modo rappresenta in una certa misura già gli elementi di una mini suite epica, dove la malinconia, ovvero il dramma teatrale struggente, è il picco dell’album, perché proprio in questo punto gli Up N’ Downs riescono a risvegliare elementi di mistica, cosa che nell’hard rock sloveno è una grande rarità. Il brano funziona come una specie di epitaffio che, nel risultato dello sviluppo musicale, di un pomp graduato e di emozioni sottolineate con audacia, tocca con facilità anche gli angoli più nascosti dell’anima di qualsiasi ascoltatore. A questo brano tra i vertici possiamo affiancare senza problemi anche Letni časi, che si sviluppa in apertura e nei passaggi in una malinconia dalle venature blues di splendide spire chitarristiche, e dove nella strofa si prende tutta l’attenzione un falsetto elaborato, come anche il suo assoluto salto vocale di contrasto in un ritornello solenne che, nonostante una struttura e un approccio produttivo del tutto diversi, evoca un po’ del fascino dei Siddharta, anche se, come detto, gli Up N’ Downs funzionano come un’entità con una propria autenticità rifinita, e questa associazione è più il frutto della filosofia generale di percezione della musicalità di origine geografica slovena che di qualsiasi altra cosa. Gli Up N’ Downs, come i Siddharta in una storia musicale tutta diversa, più sloveni di così non potrebbero suonare. È un elemento che ci incarna storicamente e un’energia che irradiamo di generazione in generazione attraverso i secoli e in cui ci identifichiamo. Se la band traduce questo momento e lo infonde col suo carattere nel proprio prodotto discografico, può essere una splendida leva per sottolineare l’autenticità del carattere. Questa associazione riaffiora più avanti nell’album con il brano Nostalgija, sostenuto da arrangiamenti acustici e ornamenti folk, che anche nel ritornello si sviluppa in un bagliore di pomp e solennità. Un ritornello dall’ammaliante presa. Non c’è che dire. Ma di tutta la musicalità slovena interiorizzata dell’album »Vse, kar sem pozabil II«, quella che nel risultato suona più «slovena» è proprio la ballata Gorska reka, a cui il gruppo ha innestato un carattere blues inconfondibile.

Con il brano Nostalgija l’album potrebbe in effetti chiudersi. Ma la band ha messo in coda all’album ancora due composizioni. La prima è cantata in serbocroato (Pored mene, in traduzione: «Accanto a me»), la seconda e ultima Remember, come dice il titolo, ovviamente in inglese. Funzionano come brani aggiuntivi e il loro posto in coda all’album è perciò azzeccato. Gli Up N’Downs però se la cavano meglio con il serbocroato ed è proprio interessante come una simile composizione si impregni in fretta di un lontano sentimento Yu-Rock (anche questo brano porta un nuovo ritornello ottimo e marcato, quindi vale la pena eseguirlo dal vivo).

L’Hammond, linee di Hammond cioccose che sostengono il fraseggio della chitarra. Onnipresente e componente troppo importante dell’intero melos della peculiarità musicale del gruppo! Non si possono assolutamente ignorare. Spesso si innestano alla pari nel fraseggio, e nei passaggi di mid eight possono essere attivi anche in ornamenti solistici. Le strutture in minore del formato dei brani portano sensualità, passione e la pura estetica del dramma teatrale. Questo è messo in evidenza in modo molto pittoresco anche in Pobeljeni grobovi, dove le strutture nella strofa assorbono un po’ di molle funk, ma il ritornello si sviluppa in una svolta artistica totale e, nello stesso respiro, in vera bombasticità rock. Un ottimo contrasto e salto di atmosfera, e da questo punto di vista compositivo ce ne sono parecchi sull’album, il che garantisce all’ascolto un fascino costante.

Tirando le somme. Un album ottimo sotto ogni aspetto. Un disco rock maturo, rifinito in ogni dettaglio e, considerata la portata storica e il carattere dell’espressività rock slovena, possiamo dire che gli Up N’ Downs sono, senza falsa modestia, la formazione hard rock slovena del nuovo millennio. Da questo punto di vista una vera cometa fiammeggiante e una stella che ha preso a brillare e che non possiamo più in alcun modo ignorare. Un album fondato sulle conquiste del pionierismo rock mondiale, ma al tempo stesso raffinatamente rivolto alle soluzioni sapienti dell’estetica sonora e produttiva moderna, come anche alle leve dell’arrangiamento. Una band che, a prescindere dallo zenit dimostrato nel comporre, è ben lontana dall’aver detto l’ultima parola, e una band che, con la sua visione musicale, a quanto pare, ci sorprenderà dolcemente ancora a lungo anche in futuro.

Ancora un pensiero filosofico conclusivo per il futuro. Questo è un album generazionale. I ragazzi e la ragazza ovviamente non se ne accorgono, ma resta comunque un pensiero che in questa occasione vale la pena sviluppare fino in fondo. Gli Up N’ Downs, come portabandiera di una nuova generazione, con questo album gettano un ponte tra vecchio e nuovo e tengono su lo specchio per i loro coetanei: ecco dove andrà l’hard rock sloveno in futuro, e non c’è da temere che questo genere possa diventare arcaico (da museo) in Slovenia. Proprio l’album d’esordio e ora, con ancora più decisione, il suo successore, sono molto probabilmente le opere fondamentali che per il futuro definiscono la traccia del rock sloveno, o più precisamente dell’hard rock, per i tempi nuovi. Per questo parliamo di una visione hard rock slovena della nuova generazione per il nuovo millennio, dove non c’è un «copiare» direttamente percepibile né il peso dell’eredità mondiale dell’hard rock, ed è fondamentale! Si tratta quindi di una pietra miliare generazionale del revitalismo hard rock in Slovenia, che indica che il suo sviluppo non si è fermato e allo stesso tempo indica anche dove, sulle ali della nuova generazione di musicisti rock sloveni, si svilupperà l’hard rock sloveno in futuro. Di sicuro non dovrà restare monotono nel genere, ma dovrà per forza sempre, almeno un pochino, stuzzicare e provocare flirtando con altre sfere musicali. Tutto questo ce l’hanno gli Up N’ Downs ed è il loro poker d’assi vincente, che possono sempre tirare fuori con orgoglio dalla manica.  Il gruppo ovviamente non ne è nemmeno consapevole, ma speriamo che questo, diciamo, ragionamento ipotetico dell’autore di queste umili righe venga confermato un giorno da un futuro luminoso del rock’n’roll sloveno.

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 10 / 10

Tracklist:
1. Pozdrav iz Mozirja
2. Božji ateist
3. Drugi jaz
4. Vse, kar sem pozabil II
5. Sij
6. Sem, kdor sem
7. Letni časi
8. Pobeljeni grobovi
9. Gorska reka
10. Do konca in še dlje
11. Nostalgija
12. Pored mene
13. Remember

Formazione:
Erik Zavolovšek – voce
David Zavolovšek – chitarra, cori
Robert Likar – chitarra
Lucija Hrastnik – tastiere, cori
Andraž Stropnik – basso
Martin Oblak – batteria


Up N’ Downs – Božji ateist
Up N’ Downs – Pored mene (video ufficiale)
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie