Vaya Con Dios
Luogo: Križanke, Lubiana
Data del concerto: 17.06.2007
Numero di spettatori: 1500
Prezzo del biglietto: 42 euro
Visto che i Vaya Con Dios sono in tour proprio per presentare la nuova raccolta The Ultimate Collection, è comprensibile che qualcuno si aspettasse esattamente questo – i più grandi successi, e basta. Questi probabilmente sono rimasti non del tutto soddisfatti. Chi invece non se lo aspettava, o meglio ancora chi non si aspettava proprio niente, in una serata piuttosto esoterica ha trovato di sicuro qualcosa per la propria anima.
Certo, i Vaya Con Dios hanno suonato anche alcuni dei pezzi più noti, ma per lo più in arrangiamenti molto più pacati e morbidi, che hanno preso gran parte della loro ispirazione dal blues e qua e là da un jazz più leggero, mentre del latin non c’era granché traccia. Una musica che da sola disegnava immagini del posto in cui andrebbe ascoltata: un localino piccolo e fumoso, con una luce scarsa, una di quelle tane jazz mal ventilate dove il pubblico non si distingue da chi suona e viceversa. In realtà era tutta un’altra storia. Eppure la musica ha brillato anche nell’abbraccio delle Križanke di Plečnik, perché lo spazio è fatto apposta per eventi di questo tipo e fa il suo lavoro alla grande. Il problema nasce quando salta fuori un organizzatore che non vede altro che gli interessi della politica monetaria e lascia che sia lei ad avere la prima e l’ultima parola. In pratica, l’unica parola. Così per tutto il concerto è stato impossibile ascoltare solo i cinque sul palco, che tra l’altro suonavano pianissimo, senza le centinaia di veicoli di passaggio che con i loro interventi accompagnavano, più o meno a sproposito, la narrazione del gruppo, già di suo a tratti fin troppo intima e sottile. Il bellissimo assolo introduttivo del contrabbasso che annunciava “Puerto Rico” è stato completamente sommerso, perché contro un assolista in vespa, anche se dall’altra parte del muro, semplicemente non c’era storia a livello di volume. Uno schiaffo in faccia sia a chi suonava sia a chi ascoltava! Ora che gli organizzatori si chiedano un po’ che senso abbia fare concerti così, visto che alla fine i biglietti non costano così poco da far sì che il pubblico voglia ancora a lungo sorbirsi ogni singolo evento all’aperto con il rombo costante di migliaia di veicoli come accompagnamento. E davvero vergognoso che lo si permetta pur sapendo in anticipo che si tratta di un evento completamente acustico, che già per sua natura richiederebbe un po’ più di attenzione e di preparazione.
Per il resto i Vaya Con Dios hanno servito un’esibizione davvero solida: dall’iniziale “Just A Friend Of Mine” fino alla chiusura della prima parte, “What’s A Woman?”, tutti e quattro gli strumentisti hanno dimostrato di essere musicisti di qualità e ispirati, che però non si sono mai presi del tutto il ruolo di protagonisti. Quello spettava senza dubbio alla voce di Dani Klein, ma d’altronde Dani Klein è i Vaya Con Dios. Dopo tutti questi anni la voce è ancora identica, sorprendentemente flessibile e, con il suo timbro inconfondibile, riconoscibile subito. Come gruppo erano un quintetto affiatato e pieno di gioia, che ci ha onorati della sua visita al momento giusto. Certo, l’incontro sarebbe stato forse un po’ più intenso se fosse avvenuto all’inizio degli anni Novanta, quando erano all’apice della loro forza creativa. Ma sarebbe stato probabilmente molto più scialbo se i Vaya Con Dios fossero arrivati una decina d’anni fa, quando la formazione si stava sfaldando e tutta questa gioia che hanno mostrato adesso sarebbe stata sostituita da un faticoso riproporre i successi, che nella forma attuale hanno trovato un’identità nuova, completamente diversa. Una dose extra di nostalgia, poi, fa il suo.
E se “Johnny” suona per lo più come una volta, come se il protagonista del pezzo non fosse mai invecchiato, allora “Heading For A Fall” ne ha già viste un po’ e questo ha lasciato dei segni, che si notavano in un lieve slittamento di tempo, che a Dani andava a meraviglia. “Don’t Cry For Louie” invece è stata come una risposta al commento di Dani sul ruolo della donna nell’industria pornografica. “Sapete, noi donne non siamo cose, siamo persone come voi”… “girls don’t cry for Louie, Louie wouldn’t cry for you…” Certo che esistono anche tipi così, ma questa è un’altra storia… il pezzo comunque è stato suonato davvero molto bene.
A un certo punto c’è stato anche il momento in cui i Vaya Con Dios, o meglio Dani, hanno reso omaggio ai Rom e alla loro musica, “c’è chi dice che questa gente e questa musica non meritino niente, io invece dico che meritano tutto! Questo è il mio omaggio a loro.” Una cover di “Djelem, djelem”, che in francese diventa qualcosa come “Je L’Aime, Je L’Aime”. Il brano nella loro versione non ha la vera carica gitana, ma si rivela uno chanson, il che va benissimo.
I Vaya Con Dios si avviano così piano piano alla fine del loro programma romantico, ma non sembrava affatto che avessero detto tutto quello che c’era da dire. No, finché non sono tornati sul palco per i supplementari. Nonostante la maggior parte del concerto fosse inclinata verso interpretazioni morbide della loro musica, il pubblico era tutt’altro che tranquillo: almeno negli ultimi quindici, venti minuti le sedie, su cui tutti gli spettatori dovevano starsene a godersi il concerto – tranne i giornalisti, a cui erano stati riservati posti in piedi quasi punitivi dietro la recinzione, nel punto più lontano dal palco delle Križanke, senza accesso ai bagni – erano del tutto superflue. E tutte le risposte alle domande poste da Dani “Volete cantare? Volete ballare? O tutte e due?” sono state ovviamente affermative, come no, visto che per il gran finale i Vaya Con Dios hanno scelto “Nah Neh Nah” nella forma forse più invariata tra tutti i pezzi suonati. La follia comincia presto, subito alla prima, forse alla seconda battuta, la sala balla, ma Dani interrompe il pezzo: “Aspettate! Aspettate! Non avevamo detto che avreste cantato? Dai, ancora una volta.” Ripartono da dove si erano fermati e portano il tutto molto più in là di quanto sembrasse possibile.
Ancora un attimo di estasi e già se n’erano andati, vaya con Dios!