Vicious Rumors: Celebration Decay
Etichetta: SPV/Steamhammer Records
Data di uscita: 21/8/2020
Produzione: Geoff Thorpe & Juan Urteaga
Durata dell’album: 46.52 min.
Genere: Speed Metal/ Thrash Metal
Voto: 9.0/10
Un nuovo album dei Vicious Rumors, signori e signore. Chi conosce gli anni di culto della band con il cantante Carl Albert e gli ultimi quindici anni della sua attività sa di cosa parliamo e ha già chiesto in giro dove comprare il disco. Una band longeva, che resiste sulla scena internazionale fin dal 1979, grazie all’indistruttibile cuore da leone del suo capo, leader e chitarrista Geoff Thorpe. I Vicious Rumors sono una band che, proprio grazie alla dedizione, alla fede e alla cocciuta ostinazione di Geoff, è indistruttibile. Perché un attacco così sensazionalistico?
Non molto tempo fa il gruppo ha subìto di nuovo un bel rimescolamento di formazione. Accanto a Thorpe è rimasto l’insostituibile batterista e compagno di Geoff fin dagli inizi della band, l’impagabile Larry Howe. Tutti gli altri membri di «Celebration Decay» sono invece volti nuovi. Il 21enne Gunnar Dügrey, che Geoff aveva puntato già a diciott’anni, è una vera scoperta. Come Luka Dončič per la lega NBA. Con il cantante Nick Courtney, Geoff si è portato in squadra un vocalist fantastico, che ha la giusta dose di esplosività sfrenata, sviluppa una potenza fuori dal comune e un’autorevolezza vocale notevole, e passa senza fatica dai registri medi a quelli alti e altissimi. Se lo confrontiamo con Brian Allen, il cantante dei Vicious Rumors che negli ultimi anni – tra uscite e ritorni – ha caratterizzato più di tutti l’ultimo decennio della band, la sua voce non è così «alla Halford», ma, pur con un’attitudine estremamente aggressiva, più «alla Dickinson», il che significa addirittura che richiama piuttosto quelle sensazioni recenti ma mai davvero lontane che negli album eterni della prima fase della band ci aveva lasciato l’unico e indimenticabile Carl Albert. E le novità sonore non sono finite qui. Il ruolo di bassista è passato allo svedese Robin Utbolt, e così la formazione ha mantenuto un carattere internazionale anche dopo il 2013, quando si era unito a lei l’eroe sloveno del basso Tilen Hudrap. Dopo che il nostro asso, nell’autunno 2018, è passato agli U.D.O., ai concerti ha dato una mano al basso Cody Green, che in origine è un chitarrista. Quest’ultimo, come ospite speciale nel nuovo album, ha contribuito con due assoli di chitarra. Anche gli ospiti non finiscono qui. Greg Christian, noto per le collaborazioni con Trauma e Testament, ha portato a sua volta qualche tonante linea di basso da ospite.
Per quanto riguarda le chitarre, «Celebration Decay» – a prescindere dall’indiscussa bravura dei membri che nei dischi del nuovo millennio hanno fatto coppia con Thorpe – regala momenti a dir poco affascinanti, che fanno persino rivivere i tempi dell’indimenticabile sodalizio tra Thorpe e Marko McGee. Con il giovane Dügrey c’è davvero poco da scherzare ed è più che evidente che la formazione rinfrescata abbia dato a Thorpe un’ulteriore spinta, tanto da affrontare tutto con un entusiasmo al massimo dell’impegno. Il risultato è un album fresco di idee, variegato, che si piega sotto un’atmosfera estremamente cupa, rovinosa e distopica. Una che non lascia dietro di sé né sopravvissuti né impuniti. L’album sfodera una bella dose di pezzi che rappresentano l’attitudine classica e il carisma dei Vicious Rumors, come ad esempio «Pulse Of The Dead», «Arrival Of Desolation», «Death Eternal» e «Collision Course Disaster». Dall’altra parte, la band ha sorpreso con momenti come «Darkness Devine», dove si è lanciata nella costruzione di strutture più ambiziosamente sperimentali, tornando a mettersi con successo alla prova nell’esplorazione di orizzonti musicali ancora inesplorati.
«Celebration Decay» è un vero album dei Vicious Rumors dalla testa ai piedi. Il riferimento va agli ultimi quindici anni, non così lontani, di «resurrezione» della follia old school della Bay Area, che gli scorre nelle vene e nei quali, con questo nuovo disco, i Vicious Rumors hanno pubblicato gli ultimi cinque album. Le chitarre sono affilate come rasoi. L’energia è bestiale, sempre al punto di ebollizione assoluto e di devastazione nucleare. Alla drammaticità, oltre all’eccellente esecuzione vocale di Courtney, contribuisce anche Geoff, che si prende qualche linea vocale e aiuta Cortney a dare più profondità all’atmosfera dei singoli pezzi. Con «Celebration Decay» il cuore di ogni fan dei Vicious Rumors farà i salti. È incredibilmente ricco di idee, con la vera e riconoscibile attitudine del grande carisma musicale di questa band inesauribile, che stavolta, più che mai, fonde in modo incredibilmente riuscito elementi dei tempi di fine anni Ottanta, cioè del periodo retrospettivo dei primi tre dischi di culto, con la maturità, l’esperienza e l’estetica di un modo moderno di maneggiare la magia del metal nei tempi nuovi. «Celebration Decay» è lo specchio della straordinaria trasformazione della vecchia scuola americana dell’«old school speed/thrash metal» della culla Bay Area, che sviluppa una potenza magistrale a ogni passo del suo minutaggio. Il tema degli scenari distopici è da sempre congeniale a Geoff. Incondizionatamente congeniale. E stavolta ha riversato la sua delusione interiore per tutta la follia dell’umanità nei fraseggi di chitarra in modo particolarmente estremo e violento. Il più corrosivo e intransigente possibile.
In questo album, considerando la relativa giovinezza della formazione, la band ha sviluppato un’alchimia incredibile. Si sente che alle spalle ha un chilometraggio eccezionale, con più di cento concerti fatti l’anno scorso, in cui ha suonato per intero «Digital Dictator». Un album che già nel 1988 si era rivelato quanto mai visionario. Sì! L’album è entusiasmante. È il risultato di una coesione fuori dal comune, che la band ha sviluppato a pieno sangue in tempi relativamente brevi, probabilmente proprio grazie ai tanti concerti suonati l’anno scorso. Perché, semplicemente, scoppia di un voltaggio ad alto numero di ottani e di un’orecchiabilità contagiosa, che solo una squadra con una percezione reciproca brillante può generare. È un mix di straordinaria forza tecnica dei singoli e di magnificazione collettiva di questo elemento tecnico, attraverso, come detto, un’incredibile ispirazione creativa nel realizzare tutte le nuove idee. I pezzi sono un brillante mix di impatto orecchiabile e di svolte atmosferiche, generate dall’accostarsi di motivi diversi, incollati nei passaggi con tutta la vividezza della devastazione ritmica di Howe, della sua ironia e, naturalmente, della sua grande esperienza.
Basta così! Vecchia scuola metal per i tempi nuovi e per l’eternità. Le leggende della scena Bay Area non si arrendono. Anzi, tutto il contrario. Sprigionano fuoco, ferocia indomita e un’angosciante, bestiale dedizione, e consegnano uno degli album più potenti, carismatici e, tutto sommato, più belli e più fedeli alla tradizione di quest’anno, cucito nella vecchia maniera artigianale della scuola metal americana, che è unica nel suo genere.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
Celebration Decay (4:31)
2. Pulse Of The Dead (4:08)
3. Arrival Of Desolation (5:42)
4. Any Last Words (3:34)
5. Asylum Of Blood (4:11)
6. Darkness Divine (4:49)
7. Long Way Home (3:48)
8. Cold Blooded (4:23)
9. Death Eternal (3:44)
10.Collision Course Disaster (3:31)
11. Masquerade Of Good Intentions (4:48)
Formazione:
Nick Courtney – voce
Geoff Thorpe – chitarra
Gunnar Dügrey – chitarra
Robin Utbult – basso
Larry Howe – batteria
Musicisti ospiti:
Cody Green – chitarra
Greg Christian – basso
