Virgin Steele 1.

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Virgin Steele
Etichetta: Noise Records
Uscita: 1982
Durata: 70:39
Voto: 3/5

Era il lontano 1982 quando un quartetto di musicisti eccellenti, già con un debutto che affonda senza dubbio le radici nell’hard rock anni Settanta, centrava il bersaglio in pieno. Quello che i Virgin Steele sarebbero diventati dopo più di vent’anni di carriera porta da sempre un marchio unico, rimasto stilisticamente intatto fino a oggi. Se fate attenzione, sulla copertina si vede un’astronave e, subito sotto lo stabilizzatore direzionale, le iniziali NWAHM (vorrà dire New Wave (Of) American Heavy Metal?). L’autostima di quei quattro ragazzi era alle stelle. Sapevano di avere un loro stile preciso e credevano di sicuro nello sfondare ai vertici della scena americana di allora, che in questo senso offriva porte spalancate.

Approccio fresco, quindi originale o, in altre parole, “temprato al femminile”. Ancora oggi, ascoltando questo album, mi sorprende quanto fosse fuori dagli schemi per l’epoca e quanto suoni ancora fresco. La produzione è in gran parte “da garage”, per questo il suono è passionale e crudo. A curarla, già allora, fu David Defeis. Suono con una linea di basso bella grossa. Un rullo ritmico dinamico, con un’incessante varietà di passaggi e cambi di ritmo, come in “Still In Love With You”, con quella parte centrale magica e più calma in cui ti godi un assolo di Jack di stampo sabbathiano, con un pizzico di blues. Quel tocco di blues e di hard rock anni Settanta (per esempio nei semplici mazzulatori “Dead End Kiss” o “Pictures On You”) si sente in tutti i pezzi, come mai più nel periodo creativo successivo della band. I Virgin Steele agli inizi si complicavano la vita molto meno: scrivevano musica “a tre-quattro accordi”. E come “spaccano” nella variegata ed epica “Children Of The Storm”, che mette insieme quello che i ragazzi cercavano di portare fin da subito a modo loro: fondere elementi classici col metal.

Quello che spicca e fa brillare i Virgin Steele è l’energia straordinaria, per non dire l’erotismo, dei pezzi, che bruciano uno dopo l’altro, in gran parte grazie al canto unico di David Defeis e alla magia tra i coautori della maggior parte dei brani, il chitarrista Jack Star e David.

Jack Star e la sua chitarra. Suono Gibson. Immaginatevi il tipico rocker anni Settanta, con hammering velocissimo a tre dita, un senso perfetto per aggiungere ogni sorta di ornamenti (raffinati bending di mezzo tono, e lo slide lungo il manico è scontato). Come stile, Jack ricorda soprattutto M. Schenker (in “Children Of The Storm”, per esempio). Per l’inizio degli anni Ottanta è incredibilmente veloce negli assoli e nei passaggi, e carico di energia nei suoi riff aperti.

L’intro classica di tastiere si trasforma di colpo in una “Danger Zone” tirata a lucido. Pomposità garantita. In più, l’immagine glam dei membri della band, che non stupisce per niente: all’epoca andava di moda truccarsi. In particolare la conclusiva ed epica “Virgin Steele” traccia la rotta che la band avrebbe seguito nel successivo “Guardians Of The Flame” (1983).

Le “Vergini d’acciaio”, con questo debutto e il loro entusiasmo senza macchia, suonano anche dopo vent’anni furiose, passionali, erotiche e, ovviamente, vivissime.

Formazione

David DeFeis – voce, tastiere
Jack Starr – chitarra
Joe O’Reilly – basso
Joey Ayvazian – batteria

Produzione

David DeFeis

Tracklist

01. Medley Minuet In G Minor
02. American Girl
03. Dead End Kids
04. Drive On Through
05. Lothlorien
06. Still In Love With You
07. Children of the Storm
08. Pictures of You
09. Pulverizer
10. Living In Sin
11. Virgin Steele

BONUS TRACK DELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA 2002
12. The Lesson
13. Life of Crime
14. Burn the Sun
15. American Girl
16. Dead End Kids
17. Drive on Thru
18. Living in Sin

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