Visione divina targata Savatage (Este 2026)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Savatage (special guest: Vision Divine)
martedì 28/7/2026
Este (Padova) / Castello Carrarese / Italia


“Zoran Stevanović alla voce”

Bella compagnia, quella che si è ritrovata a sud dell’Ikea, a Padova: due vecchi volponi di questa webzine rock-metal, l’eminenza grigia della musica della tv di stato e un vecchio compagno di concerti del portale concorrente. Scopo della gita: i resti del secondo gruppo più sottovalutato di tutti i tempi nella sfera rock/metal. Ma andiamo con calma, un passo alla volta.

Sei un chitarrista metal neoclassico, ti chiami Carlo Andrea, fai parte della nuova sensazione della scena power metal, hai alle spalle un album che ha ridefinito la scena stessa, ti aspetta un futuro radioso, il nuovo disco sta per uscire e tu ti rendi conto che la tua anima artistica è una e unica. Così ti porti via un paio di membri della band, ci aggiungi l’ex cantante di quella stessa band, pubblichi un disco con una musica identica a quella della vecchia band e ti metti a portare avanti una carriera parallela. E finisci a fare da spalla ai Savatage nel castello Carrarese, in una calda serata d’estate dell’anno del Signore 2026.

I Vision Divine hanno suonato e cantato il loro set al massimo livello possibile, considerati l’audio sbilanciato, la luce del tardo pomeriggio e il (dis)interesse del pubblico presente. La voce ultraterrena di Michele Luppi, i passaggi neoclassici del chitarrista pazzo dal nome d’arte originalissimo Olaf Thoersen (il Carlo Andrea di cui sopra) e la base musicale sicura di tutti gli altri musicanti e dei coretti registrati ci hanno inchiodati davanti al palco di un parterre ancora mezzo vuoto, regalandoci un esibizionismo power metal melodico di prima categoria. Che purtroppo si è perso in un posto troppo grande, in un parterre surriscaldato e nella relativa mancanza di personalità delle composizioni. Esecuzione tecnica 10, impressione generale 6. La scaletta la trovi qui sotto, bravi Vision Divine.

Vision Divine – setlist:
1. A Clockwork Reverie
2. The Secret of Life
3. 18 (It Feels like Heaven)
4. God Is Dead
5. Versions of the Same
7. Identities
8. La vita fugge

Savatage. Uno di “quei” gruppi con cui sono cresciuto a pane e metal. I sfortunati fratelli Oliva. Alti e bassi e la riconversione nella Trans Siberian Orchestra, che a tutti i membri di oggi e alle persone legate ai Savatage garantisce una vita più che comoda. Quanto i Savatage di oggi siano ancora Savatage è una domanda che non ha bisogno di risposta.

Io sono uno di quelli per cui i veri Savatage sono finiti con l’album Edge of Thorns (1993) e con la morte del mago della chitarra Criss Oliva. Per questo all’inizio del nuovo millennio ho sempre resistito all’idea di andare ai concerti, quando dalla porta della band entravano e uscivano personaggi di ogni tipo e il gruppo spingeva, per motivi a me ignoti, gli osannati Dead Winter Dead (1995) e il pazzescamente noioso The Wake of Magellan (1997).

Comunque, ho tenuto d’occhio le scalette del primo tour dopo più di 20 anni di inattività dal vivo (con l’eccezione dell’apparizione al Wacken 2015) e ho notato un distacco dallo schema di cui sopra: nessun dubbio, il castelletto Carrarese nella cittadina di Este e un concerto tutto dei Savatage mi avrebbero visto tra il pubblico. E grazie agli dèi del metal per questo!

La scaletta la trovi qui sotto e per prima abbiamo assistito all’esecuzione di Warriors, dall’album Power of the Night (1985), con Chris Caffery alla voce. La vera leccornia è arrivata però poco dopo con All That I Bleed, dal già citato Edge of Thorns. Un pezzo che nel tour attuale hanno suonato una volta sola.

La mia più grande preoccupazione prima del concerto era il presidente del Parlamento Zoran Stevanović … ah no, Zak Stevens, che sui dischi mi ha sempre dato ai nervi con le sue stonature di un semitono e con la sua imitazione eccessiva dello stile vocale di Jon. Ma gli anni alle sue corde vocali hanno fatto bene. Il tenore è scivolato nel baritono e sulla sua prova a Este non ho assolutamente nulla da rimproverare. Tutta la band suona in perfetta armonia, sostenuta da ben due tastieristi che si occupano anche dei cori, il che aggiunge qualità all’esecuzione dal vivo.

La base ritmica è affare del batterista Jeff Plate, nella band ufficialmente dai tempi di Dead Winter Dead e di Johnny Lee Middleton al basso, il membro con più anzianità. Alle chitarre il maestro Al Pitrelli e Chris Caffery, che girava intorno al gruppo dai tempi di Hall of the Mountain King (1987), ma con il dominio chitarristico di Criss Oliva non ha mai avuto l’occasione di diventare membro ufficiale.

Chris si impegna al massimo per tenere in vita i riff atipici e il suono di Criss e di conseguenza sul palco si prende anche la parte del leone negli assoli, il che, un po’ a sorpresa, relega Pitrelli al ruolo di chitarrista ritmico. La scaletta era ottima, ma stupisce un po’ che da Gutter Ballet (1990) abbia avuto spazio solo la title track.

Per la prima volta in una lunga carriera da concertaro mi è capitata una combinazione di band metal di medie dimensioni e produzione megalomane da grande gruppo. Il suono era pazzescamente massiccio, le animazioni sui maxischermi di qualità e piene di significato, le luci e l’affiatamento della band: roba davvero di prima classe. Devo ancora una volta fare i complimenti al cantante Zak, che con una presenza scenica sicura e una voce incrollabile ha dominato il palco e il pubblico. Certo, come tutti i signori di una certa età, la schiena gli fa un po’ i capricci, tanto che a tratti mi è sembrato di guardare Ozzy. La comunicazione col pubblico è stata ridotta all’essenziale, ma quando parla la musica certe cose sono superflue.

Il commovente spezzone video del cantante originale e principale autore Jon Oliva, che con l’accompagnamento del pianoforte ha cantato la toccante parte iniziale della ballata Believe, ha scaldato ancora di più il pubblico. Jon, infatti, a causa dei suoi innumerevoli problemi di salute non è in condizioni adatte alla fatica dei viaggi di un tour.

Band pazzesca, atmosfera pazzesca, suono pazzesco, location pazzesca.

Picchi personali: le animazioni durante Chance, All That I Bleed, Sirens, Strange Wings, Believe e naturalmente la composizione che definisce il cuore stesso dei Savatage – Hall of the Mountain King!!!

Savatage – setlist:
1. Morphine Child (instrumental intro)
2. Dead Winter Dead
3. Jesus Saves
4. Taunting Cobras
5. Tonight He Grins Again
6. Lights Out
7. Handful of Rain
8. Chance
9. Temptation Revelation
10. Prelude to Madness
11. Warriors
12. Sirens
13. Miles Away
14. Strange Wings
15. This Is the Time (1990)
16. Power of the Night
17. All That I Bleed
18. Unusual
19. The Hourglass
20. Believe
21. Gutter Ballet
22. Edge of Thorns
—bis—
23. Hall of the Mountain King

Autore: Igorac
Foto: Aleš Podbrežnik


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