Visions
Artista: Haken
Etichetta: Sensory Records
Uscita: 2011
Durata: 71:28
Voto: 5/5
Magari non è sotto i riflettori delle masse, ma ha un bel peso! Il genere musicale progressive! Gli Haken sono una di quelle nuove band che cancellano i confini del prog e dei suoi sottogeneri con una facilità disarmante. Certo, infilare in una casella band così sfaccettate e avventurose come gli Haken è un’operazione ingrata e spesso fuorviante, eppure a volte semplifica la descrizione e aiuta ad avvicinare la musica di una band a un potenziale ascoltatore. Stavolta, però, descrivere questa musica con un solo aggettivo non basta nemmeno lontanamente.
Gli Haken sono britannici. “Visions” è il loro secondo album, uscito ufficialmente appena un anno dopo l’esordio. Con il debutto erano già riusciti a ritagliarsi un posto nello spettro dell’attuale sviluppo del genere progressive, in un punto della mappa musicale definito dall’approccio riconoscibile e unico della band.
Con “Visions” gli Haken rafforzano e approfondiscono quella piattaforma, la pietra angolare che avevano posato e usato come trampolino di lancio con l’esordio “Aquarius” (2010): col nuovo album hanno messo ancora più a fuoco il loro stile in ciascuno degli ingredienti espressivi del debutto. Sul disco la chimica, già ottima, che fin dall’esordio anima la comunicazione tra gli strumentisti è ancora più intensa. Si sente che la band è più matura negli arrangiamenti, ma si nota anche l’inevitabile viaggio, dettato dal background stratificato dei suoi membri, verso la varietà di sottogeneri tipica del prog stesso (sia in ambito rock che metal, con tanto di inserti jazz). Qua e là si sente ancora che nelle fasi iniziali gli Haken guardavano ai Dream Theater, ma questi momenti sono piazzati negli arrangiamenti in modo così discreto che, semmai, danno una mano alla varietà delle strutture, ad approfondire i contrasti, a ingigantire gli stati d’animo e a rendere fluidi, “indolori”, i salti da un motivo all’altro dentro i pezzi. Il filo rosso con cui srotolano il loro colorato gomitolo di lana non gli manca mai. Proprio la title track in chiusura richiama questo flirt con i Dream Theater. Senza un briciolo di pretenziosità, perché è proprio questo che la band smonta con la sua perspicacia autoriale e il suo gusto personale per le spezie dell’arrangiamento, che trova la ciliegina nell’entrata della voce nel brano: con ottime idee nel modo di cantare i versi, che sfiorano il “circo” da teatro drammatico di quello che creano (o hanno creato) con le loro prove vocali i cantanti di band britanniche come Genesis, Marillion o Arena. Questo è il tipo di album prog metal/rock che per ben 71 minuti si sviluppa con una tale scorrevolezza, tra una giravolta di motivi e l’altra, che ogni timore di annoiarsi per la durata è del tutto fuori luogo. E vale anche per la title track Visions, suite epica prog di 22 minuti, che è anche il culmine del disco.
Gli Haken sono una di quelle band che riescono a rendere la forma musicale in modo super efficace grazie all’imprevedibilità di uno svolgimento spontaneo dei fatti sull’album. E nel farlo non perdono mai il fuoco della musica. La frammentazione creata dalla struttura complessa degli arrangiamenti non prevale mai sul principio di tenere alta la scorrevolezza dinamica, mentre la band naviga con coraggio sfrontato attraverso un’infinità di approcci di genere, che nel suo crogiolo d’autore fonde e collega da maestra. Il gruppo sa anche cos’è un’atmosfera che cresce per gradi nelle varie parti dei pezzi. Una soluzione da maestri la usa, per esempio, nel finale di Deathless, dove nella ripetizione del motivo in chiusura accumula piano piano strato su strato fino a un “crescendo” finale, mentre il senso esoterico avvicina quel momento del disco anche agli elementi del post rock.
I temi principali, tesi e dotati di un'”impalcatura di riff”, lasciano logicamente il posto, a ondate, a passaggi più calmi, dove la band, con la formula di una grandezza mai pretenziosa, “cavalca” fuori dal riffing chitarristico marcato verso l’ingigantimento di nuove atmosfere, grazie soprattutto alle soluzioni argute e perspicaci degli arrangiamenti di tastiera dai mille volti, oltre che all’approccio vocale. Questi passaggi tranquilli, soprattutto nella parte vocale, avvicinano le atmosfere cupe a quelle di band come Procupine Tree e perfino Opeth. L’innesto ogni tanto di loop sonori moderni, come “riempitivo” extra dello spettro del suono, porta l’atmosfera vicino a quella dell’arte dei moderni prog metaller polacchi Riverside. La grinta dei riff e la posizione centrale della frase di chitarra nella produzione, invece, tengono gli Haken sulla riva delle band che stanno sotto l’insegna del metal progressivo.
“Visions” è un album che conquisterà in un attimo tutti gli amanti dell’avventurismo prog metal e rock e li porterà nel regno dei sogni. E quei sogni dureranno a lungo. È un disco che chiede tutta la tua attenzione, per poterti toccare fino in fondo! Chi conosce “Aquarius” si innamorerà all’istante e senza ritorno anche di “Visions”. Si tratta di un album concettuale che mette al centro l’individuo e la sua percezione del senso della vita e della morte. Suona ancora più cupo del concept del predecessore, con un effetto ancora più pieno e maturo. “Visions” è un osso duro di eclettismo musicale che voi amanti del prog starete a rosicchiare ancora per un bel pezzo. Tutti. Sia quelli che cercano la sfrontatezza rodata, da manuale, di una strumentazione impeccabile, sia i palati più fini che si accendono davanti a un’atmosfera di una forza vorace, come quella che (ri)crea il linguaggio multiforme degli Haken. Attraverso una sorgente inesauribile di sperimentazione musicale coraggiosa. “Visions”, con il suo approccio espressivo sfacciatamente moderno, porta l’arte prog a un nuovo livello! Gli Haken, con questo disco, hanno confermato di non essere una meteora e di avere il potenziale per spingere liberamente, nei prossimi anni, i confini espressivi degli standard più alti del prog metal moderno, portandoli a un livello ancora superiore. Una band che, insomma, in una certa misura detta lo sviluppo di uno dei rami del genere più vario e mobile del pianeta, dove è “permesso” davvero ogni esperimento.
Formazione
Ross Jennings – voce
Charles Griffiths – chitarra
Richard Henshall – tastiere, chitarra
Diego Tejeida – tastiere
Thomas MacLean – basso
Raymond Hearne – batteria
Produzione
Haken
Tracklist
1. Premonition (4:10)
2. Nocturnal Conspiracy (13:08)
3. Insomnia (6:06)
4. The Mind’s Eye (4:05)
5. Portals (5:27)
6. Shapeshifter (8:08)
7. Deathless (8:04)
8. Visions (22:25)