Vital
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Van Der Graaf Generator
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1978
Durata: 86:14
Voto: 4/5
I signori del progressive rock Van Der Graaf Generator, che a fine anni Settanta andavano in giro con il nome un po’ accorciato di ‘Van Der Graaf’, in occasione del loro terzo (e per fortuna) temporaneo, ma lunghissimo scioglimento hanno pubblicato un doppio album dal vivo intitolato »Vital«. Era il loro primo live ufficiale, registrato il 16 gennaio durante il concerto d’addio nel celebre club londinese Marquee, così hanno avuto la possibilità di salutare in modo davvero maestoso. I Van Der Graaf si presentarono con una formazione di breve durata che, oltre ai membri originali, cioè il geniale cantante, chitarrista e compositore Peter Hammill e il maestro della batteria Guy Evans, comprendeva anche il bassista Nic Potter, il violinista Graham Smith (ex-String Driven Thing), il violoncellista/tastierista ospite Charles Dickie e il ritorno di David Jackson ai sassofoni e al flauto. Quest’ultimo era tornato in esclusiva per le due serate al Marquee, che furono anche le ultime date del tour d’addio.
La presenza di Jackson ha dato a entrambi i concerti un marchio tutto particolare, come si sente chiaramente in diversi pezzi di »Vital«: il carismatico fiatista si è trovato benissimo in una compagnia di archi per lui insolita, anche se proprio per colpa loro (e dell’assenza del tastierista originale Hugh Banton) aveva lasciato i VDGG nel 1977. La formazione rimaneggiata ha suonato i classici di lunga data dei VDGG in un modo del tutto personale rispetto a quello tipico della versione classica di questa band di culto: senza organo e con archi e sintetizzatore, la maggior parte dei vecchi brani ha preso una dimensione ambientale completamente diversa, ben lontana da quella a cui i fan dei VDGG erano abituati fino ad allora con Hammill e compagni.
In certi passaggi il suono di questa infernale macchina da guerra VDGG, oltre alla consueta oscurità, suonava molto più sporco e diretto che mai, il che non significa che su »Vital« mancassero le tipiche, folli improvvisazioni. Per via degli accordi di chitarra sporchi, certi pezzi hanno un’impronta quasi ‘punkeggiante’, quindi non sorprende che Peter in un’intervista di allora abbia dichiarato, mezzo per scherzo e mezzo sul serio, che ‘al momento gli piace suonare la chitarra elettrica come un quindicenne scalmanato e smanioso di mettersi in mostra, che si diverte da matti a martellare tre accordi’.
La scaletta di questa registrazione dal vivo doppia, uscita appena un mese prima dello scioglimento della band, è piuttosto interessante, perché contiene parecchie esecuzioni rare, o brani che i VDGG non hanno suonato né prima né dopo. Accanto ai graditi classici dei VDGG, come il melodrammatico »Still Life«, l’epico-caotico »Pioneers Over C« e il potente »Killer«, hanno eseguito tra l’altro anche il brano solista di Hammill »Nadir’s Big Chance« dall’omonimo album e tre pezzi completamente nuovi: »Mirror Images«, »Sci-Finance«, »Door« e »Urban«.
La grande sorpresa della scaletta del concerto d’addio al Marquee è stata già l’apertura, »Ship Of Fools«, uscita in origine come lato B del singolo »Cat’s Eye«, e per giunta solo in Francia. La maggior parte dei brani è stata suonata in modo molto crudo, brutale e diretto, con cui i VDGG hanno messo in ombra anche alcune delle band più dure di quel periodo (fine anni Settanta). Lo si sente soprattutto nei pezzi dell’album »The Quiet Zone/The Pleasure Dome« (1977), scritti per il violino di Smith. Uno di questi è »Last Frame«, che in apertura ha una lunga improvvisazione di violino, a cui segue una svolta in una sezione brutale nel mezzo della quale al cantante-tuono Hammill saltano di nuovo i nervi. La versione in studio dell’epica delizia »Mirror Images«, con alcuni arrangiamenti per fiati davvero belli, è uscita poi, nel 1979, sull’album solista di Hammill »pH7«.
Un po’ ironicamente, il momento più interessante di »Vital« è al tempo stesso la sua più grande delusione, se non il difetto principale. La decisione di dimezzare l’epico magnum opus »A Plague of Lighthouse Keepers« e di unirlo al classico, peraltro ottimo, di »Godbluff« (1975), »Sleepwalkers«, è stata una delle rarissime mosse sbagliate nella storia delle leggende del prog rock inglese. I VDGG negli anni Settanta hanno eseguito la versione integrale di »A Plague of Lighthouse Keepers« ‘dal vivo’ una volta sola (durante un’apparizione per la televisione belga), perché suonarla era piuttosto faticoso e impegnativo. Tagliare qualsiasi cosa dalla versione originale di oltre venti minuti è stato un grosso errore, trattandosi di un superepico concettuale, anche se »Sleepwalkers«, prima della sezione in cui le cose dovrebbero ‘complicarsi’ parecchio, lo completa in modo abbastanza convincente.
Sul secondo disco una delle attrazioni principali è l’odissea fantascientifica »Pioneers Over C«, dove però, nonostante l’esecuzione superba, si sentono molto la mancanza dell’organo di Banton. »Sci-Finance«, con un leggero tocco new wave e dove con gli arrangiamenti barocchi brillano in particolare i due suonatori di archi, è uscito dieci anni dopo in versione studio, come »Sci-Finance (Revisited)«, sul disco di Hammill »In A Foreign Town« (1988). La giostra improvvisativa »Door«, che a livello di stile ricorda fortemente i lavori solisti di Hammill di quell’epoca, fu creata anch’essa nel 1977 e in versione studio è uscita solo sulla compilation »Box« (2000). Uno degli esperimenti più insoliti, ma comunque interessanti, è anche il medley »Urban/Killer/Urban«, dove la band ha unito in modo astuto il classico »Killer«, sensibilmente accorciato, con il nuovo brano »Urban«. Forse era perfino appropriato che i Van Der Graaf quella sera si congedassero con il classico solista di Hammill »Nadir’s Big Chance«, un brano protopunk che ha scaldato per bene il cuore anche a quella parte di pubblico che apparteneva alla cosiddetta generazione punk.
Lo splendido documento dal vivo »Vital« offriva un bello spaccato di una incarnazione dei VDGG letteralmente esplosiva di energia indomita e combattività, ed è per questo ancora più difficile credere che fosse l’ultimo concerto delle leggende del prog rock prima dello scioglimento (temporaneo). Nel loro visionarismo sonoro i VDGG non hanno mai dato peso alle tendenze musicali del momento, ed è probabilmente questa la causa principale per cui, tranne che in Italia, non hanno mai avuto un successo commerciale degno di nota. Dopo la reunion del 2005 sono diventati in realtà più popolari che mai, ma ancora senza essere nemmeno vicini, e senza alcuna intenzione, a un grande successo commerciale. Alcune idee, come »Nadir’s Big Chance« (la versione originale fu suonata dalla formazione classica dei VDGG), che, come già detto, conteneva tracce di protopunk, sono nate, sotto la dettatura intellettuale-visionaria di Hammill, del tutto per caso, ancora prima che il punk diventasse popolare. Forse è uno dei motivi principali per cui i media dell’epoca non li hanno bollati come ‘dinosauri’, come invece hanno fatto con la maggior parte dei loro coetanei musicali, e per cui godevano anche del rispetto di numerosi punk, a cui piacevano la loro aggressività e la ‘sacra semplicità’ di Hammill, ma al tempo stesso l’energia nella scelta degli accordi di chitarra.
Formazione
Peter Hammill – voce, piano e chitarra
Guy Evans – batteria
David Jackson – sassofono e flauto
Nic Potter – basso
Graham Smith – violino
Charles Dickie – violoncello, piano elettrico, sintetizzatore
Produzione
Guy Evans
Tracklist
1. Ship of Fools (6:43)
2. Still Life (9:42)
3. Last Frame (9:02)
4. Mirror Images (5:50)
5. Medley: A Plague of Lighthouse Keepers/Sleepwalkers (13:41)
6. Pioneers Over C (17:00)
7. Sci-Finance (6:16)
8. Door (6:00)
9. Urban/Killer/Urban (8:20)
10. Nadir’s Big Chance (7:00)