Vol. 1

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Artista: Rok Zalokar Trio
Etichetta: Radio Študent
Uscita: 2013
Durata: 1:18:45
Voto: 4.5/5

Jazz e Slovenia vanno spesso a braccetto. Soprattutto quando non si tratta del jazz tradizionale e conservatore, ma di qualche fusion interessante. Che l’altro ingrediente del cocktail sia rock, blues, funk o, come stavolta, la classica. A dire il vero è davvero affascinante come la band di cui parliamo, cioè Rok Zalokar Trio, porti l’anima jazzistica e improvvisativa dentro un ambiente di musica classica (pianistica). Se questo non è un segno dei tempi, e soprattutto di un approccio audace a una reinterpretazione fresca di forme musicali accademiche di ogni tipo, allora non lo troverete da nessuna parte.

In realtà ci è voluto parecchio prima che Rok Zalokar e gli altri due, senza nome, tirassero fuori il loro debutto. Prima del disco hanno infatti suonato e risuonato tutto un’infinità di volte in un numero incalcolabile di concerti. Eppure alcune forme finali dei pezzi sono ancora sorprendenti, proprio per via dell’improvvisazione senza fine dal vivo (soprattutto quella di Zalokar alle tastiere). Si sente anche che la band si regge sul frontman che le dà il nome, cioè Rok, a differenza, per dire, di un altro progetto di Rok, chiamato Vsemogočni Mlin, che ha pure lui pubblicato il suo debutto quest’anno. Sono le tastiere, di norma, ad aprire e chiudere i brani, a prendersi i passaggi e le parti di raccordo, insomma a condurre tutto il gioco. Il che non vuol dire che il bassista Dejan Hudoklin e il batterista Jože Cesar non abbiano un ruolo di peso su Vol. 1, come si intitola il disco. Anzi, tutto il contrario – le capacità di entrambi sono messe in mostra in modo davvero chiaro. E, nonostante Rok sia in primo piano, spiccano eccome. In realtà il grande vantaggio di RZ3 rispetto a Vsemogočni Mlin sta proprio nel fatto che tutti i musicisti sorprendono. Non tanto per le doti tecniche (soliste), quanto per le strutture stesse dei brani, con ruoli più astratti, soluzioni innovative, l’idea che alcune parti siano improvvisate e, infine, perché forse i membri del trio di Rok non si prendono sul serio e, di conseguenza, non sono coerenti come quelli di Vsemogočni Mlin. Ed è così che alla fine suona anche la musica – un po’ sconnessa, con un filo rosso nelle sfere più astratte, ma proprio per questo molto più affascinante, interessante e imprevedibile.

Fico davvero anche come una certa sensazione di musica classica, su cui faccio fatica a mettere il dito, trovi la strada dentro questo agglomerato che comunque resta sotto il dominio del jazz. Succede soprattutto nelle parti in cui Zalokar è sotto i riflettori principali, con Cesar e Hudoklin che lo accompagnano solo in modo atmosferico e più che altro con qualche leggero accento. Nelle parti in cui la musica classica di Rok incontra gli altri due, e in particolare le idee percussive di Cesar, la musica suona quasi come quella di certi prog degli anni ’70 del secolo scorso, ma non del tutto – mantiene qualcosa di suo, qualcosa che funziona ancora esclusivamente nel territorio che il trio ha stabilito all’inizio.

Una delle mosse che permettono tutti questi cambi di atmosfera, di genere e di stile sono di sicuro le pause. Pause a non finire. Stop in crescendo a metà di mezzo pezzo, a metà del pezzo, ai tre quarti. A volte, ma solo a volte, sono troppe. Si accumulano al punto da non servire più le idee, ma da frenarle. E non parlo di un freno a un fluido sviluppo del tema, ma di un vero e proprio accumulo eccessivo. Da una parte la band ci si fa bella e ne è marchiata, queste pausine tutte loro, questi crescendo e giochini con ritmi, atmosfere e stili che questo modo di fare permette, dall’altra bloccano davvero una progressione più alta dell’album nel suo insieme. Ma solo a volte, e se non altro con questo hanno aggiunto un marchio personale che, volenti o nolenti, li segna come una band piuttosto unica. Forse allora va citato un altro modo di spezzare una certa ingenua familiarità – una specie di colpi incontrollati e tonanti sui tasti bassi di Rok. Quelli con i pugni, in pieno stile, per dire, Hiromi Uehara. Questi non solo spaccano il flusso del racconto, ma aggiungono un’impressione di oscurità e mistero. In realtà il disco intero si muove su questi ultimi due toni, ed è qui che forse sta la differenza più grande tra Rok Zalokar Trio e la loro musica dal vivo – il disco è molto più cupo di quello che fanno sul palco. Non perché sia meno giocoso, ma semplicemente perché è più minaccioso, in qualche modo sinistro. Ed è anche questo che lo distingue dalle tipiche band “simili”.

Una cosa è chiara – Vol. 1 è un disco della madonna. Suona fresco, suona sfrontato, si porta dietro un sacco di sorprese, di spunti che ti rapiscono del tutto – ma solo fino al momento in cui lo fermano apposta e ti sbalzano fuori da una qualche zona di comfort. In questo senso Vol. 1 è un album pazzescamente moderno, praticamente postmoderno, un album che non ti lascia mai dimenticare che siamo fuori da questa musica, che ti butta fuori di continuo da uno schema, da una piacevole monotonia e, in fondo, da passività e mediocrità. Ascoltare tutti questi pezzi improvvisati nella loro forma finale, messa nel cemento, è un po’ strano, ma funziona. Funziona per quello a cui serve l’album in quanto tale, ma funziona soprattutto dopo – quando il trio sale sul palco e riempie tutte le idee in sviluppo con tutto l’arsenale improvvisativo che si ritrova. E di quell’arsenale non ne manca.

Formazione

Jože Cesar – batteria
Dejan Hudoklin – basso
Rok Zalokar – pianoforte

Produzione

Rok Zalokar

Tracklist

1.Liberté! 09:30    
2. Bad Neighborhood 04:02    
3. Dora 06:07    
4. Interlude I 04:02    
5. What is the Subconscious? 08:42    
6. A Pile of Snow 04:58    
7. 4-ka 10:35    
8. Tea Time? 07:29    
9. Interlude II 03:54
10. Nature can be Fun 07:35
11. Exit 03:15    
12. Januareva 08:36

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