Wasteland
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Riverside
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 28.09.2018
Durata: 50:58
Voto: 4/5
Riverside, i campioni polacchi del progressive rock, che negli ultimi tre anni ne hanno passate di ogni, con un lungo periodo in cui non era per niente chiaro se avrebbero mai portato avanti la carriera, tornano con il nuovo album »Wasteland«. Un disco dalla copertina in pieno stile Paradise Lost, che è anche il primo senza lo scomparso chitarrista originale Piotr Grudzinski. Per questo si porta dietro un sacco di domande e di dubbi. Cosa aspettarsi? E soprattutto, i Riverside riescono davvero a “farcela” con un materiale creato e registrato senza il rimpianto genio di Piotr? Negli anni, infatti, i Riverside si sono guadagnati lo status di una delle migliori band prog rock della nuova era, capace di unire in modo splendido un fascino musicale costante, un’atmosfera teatrale struggente e quel pizzico di complessità tecnica che non guasta. Per questo sono considerati un gruppo più facile da assimilare, nel genere, uno che può conquistare in un attimo il fan medio dei Pink Floyd e spingerlo a scoprire la loro musica, e magari anche altre zone del progressive rock. Se oltre ai già citati Pink Floyd hai un debole per Steven Wilson, Porcupine Tree, Opeth, Anathema, Gazpacho o per la grandezza di certi Marillion, nella musica dei Riverside ti sentirai a casa in un attimo. »Wasteland« infatti conferma e mantiene tutto quanto detto sopra, e non è un album così smaccatamente “floydiano” come il predecessore “Love Fear And TIme Machine” (2015). Con “Wasteland” i Riverside hanno tenuto intatta tutta la loro grandezza musicale e la loro credibilità, superando a pieni voti un test importante di “resistenza artistica”. Senza l’uomo chiave della squadra, per giunta. Ispirato, sensuale e artisticamente carico di espressività.
»Wasteland« è, senza mezzi termini, un album eccellente. Esattamente quello che ti aspetti dalla band. Gli arrangiamenti di chitarra li ha curati il motore e visionario del gruppo Mariusz Duda, che di solito si occupa della voce principale e del basso, ma stavolta ha suonato anche tutte le parti di chitarra, ha campionato i ricami chitarristici aggiuntivi e ci ha messo pure due assoli. »Wasteland« non è provocatorio come lo era, per dire, »Anno Domini High Definition«, ma conserva tutti gli elementi essenziali per cui la musica dei Riverside è diventata così apprezzata e riconoscibile.
I Riverside sono sinonimo di grande sensibilità, di contrasti atmosferici shock e di improvvisi ribaltamenti d’umore. Sono la band in cui la malinconia ha preso la cittadinanza da un pezzo. Il simbolo della grande “art estetica”. Più angoscia e tristezza di quante ne riesca a produrre la voce di Mariusz, o la sua interpretazione sensibile dei versi, è quasi impossibile infilarne in una confessione rock and roll. »Wasteland« è un nuovo album pieno di una straordinaria magnificazione di emozioni e passione. I Riverside sfruttano spesso la poesia anche per una predica generale sugli errori dell’umanità. Stavolta, forse più che mai, si concentrano sulla devastazione generale del pianeta a causa dell’insaziabile virosi chiamata genere umano. Il titolo apocalittico dell’album e la copertina stessa dicono già in partenza l’essenziale.”(Post)apocalisse adesso!”
Mariusz Duda e gli altri due membri sono compositori esperti e raffinati. Stavolta Duda ha messo da parte le leve dell’elettronica, che puoi goderti nel suo progetto solista Lunatic Soul. In ogni caso »Wasteland« è arricchito in modo magistrale da qualche loop e da un po’ di campionamenti, ed è allo stesso tempo strutturato con contrasti incredibili. A fare bene al disco è soprattutto il contrasto tra la fragilità confessionale, o dolcezza (qui vengono in primo piano anche gli arrangiamenti acustici), e le improvvise svolte verso un fraseggio più ruvido e distorto, che però sull’album è ancora ben lontano dal prendersi il primato artistico.
La chimica tra Duda e il tastierista Michał Łapaj resta brillante e ispirata. Accanto all’esposizione vocale di Mariusz Duda porta un blocco artistico essenziale, che contribuisce alla riconoscibilità generale e all’identità del suono e dello stile dei Riverside . In termini di resa degli arrangiamenti raffinati. Per esempio quando chitarra e tastiere entrano in dialogo, o nei punti in cui le tastiere colorano e approfondiscono con grande abilità la sensibilità vocale di Mariusz Duda. I Riverside hanno di nuovo messo su disco due strumentali eccellenti, che sono anche i brani più lunghi dell’album (la title track, The Struggle for Survival). In entrambi si sente l’istinto innato del gruppo nel costruire un clima cataclismatico, che giro dopo giro si intensifica gradualmente fino al vero e proprio crescendo atmosferico. Il crescendo della tensione drammatica e i bruschi salti d’atmosfera sono ancora una volta il fascino musicale più grande dell’album e, a conti fatti, il poker d’assi vincente della band. È su questo che si regge il dossier musicale, costruito e tutto loro, del gruppo.
La maggior parte degli assoli di chitarra arriva dall’ospite Maciej Meller, che di solito aiuta i Riverside come chitarrista nei tour. In uno dei brani più »carichi« dell’album per quanto riguarda il fraseggio chitarristico, cioè Vale of Tears, l’assolo lo suona Mateusz Owczarek. Entrambi i musicisti hanno svolto il loro ruolo con le qualità desiderate, garantendo al mosaico caratteriale della musica dei Riverside un cammino credibile lungo la strada lastricata dagli album del passato, quelli della “Grudzinski-era”.
Sul nuovo album i Riverside non portano un’evoluzione evidente. Però il nuovo traguardo è un disco che, dalla testa ai piedi, è esattamente quello che solo i Riverside possono mettere insieme. E senza Piotr Grudzinski. Si tratta di un album con cui la band entra in una nuova era della propria creatività e si lascia il passato alle spalle. Sarebbe interessante, a dire il vero, vedere come si sarebbe inserita la chitarra di Piotr nei nuovi arrangiamenti e cosa avrebbe aggiunto. Ma anche senza Piotr, e nella situazione data è la cosa essenziale, i Riverside mantengono in modo estremamente convincente tutta la loro identità artistica e la loro riconoscibilità. Nella situazione data è il minimo sindacale per la band, che ci ha salvato la pelle dopo aver aperto un nuovo capitolo della carriera. Il prossimo album dovrà sicuramente puntare a una sfida artistica più grande e portare di nuovo un po’ più di sperimentazione sonora e stilistica! Fino ad allora, godiamoci l’eccellente »Wasteland«. È un album emotivamente carichissimo e, dal punto di vista musicale, ottimizzato con grande abilità, che quando lo ascolti ti “afferra” con forza, proprio grazie ai cambi intensi di un’atmosfera altamente vibrante!
Formazione
Mariusz Duda – voce, chitarra, basso, assoli di chitarra su ‘Lament’ e ‘Wasteland’
Michał Łapaj – tastiere, theremin su ‘Wasteland’
Piotr Kozieradzki – batteria
musicisti ospiti:
Maciej Meller – assoli di chitarra su ‘Acid Rain – Part II. Dancing Ghosts’, ‘Guardian Angel’, ‘The Struggle For Survival – Part II. Battle Royale’ e ‘River Down Below’
Michał Jelonek – violino su ‘The Day After’, ‘Lament’, ‘Wasteland’ e ‘The Struggle For Survival – Part II. Battle Royale’
Mateusz Owczarek – assolo di chitarra su ‘Vale Of Tears’
Produzione
Mariusz Duda, Magda & Robert Srzedniccy
Tracklist
1. The Day After (01:48)
2. Acid Rain (06:03)
– part I. Where Are We Now?
– part II. Dancing Ghosts
3. Vale Of Tears (04:49)
4. Guardian Angel (04:24)
5. Lament (06:09)
6. The Struggle For Survival (09:32)
– part I. Dystopia
– part II. Battle Royale
7. River Down Below (05:41)
8. Wasteland (08:25)
9. The Night Before (03:59)