Waterloo Lily
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Caravan
Etichetta: Decca Records
Uscita: 1972
Durata: 40:06
Voto: 4.5/5
“Waterloo Lily” è stato il quarto album in studio dei Caravan, leggende britanniche del progressive rock che all’inizio degli anni Settanta si imposero come i principali esponenti di quel movimento sonoro tutto particolare passato alla storia come scena di Canterbury. Questo disco interessante, uscito subito dopo il capolavoro “In the Land of Grey and Pink” (1971), con cui la band si era guadagnata un posto tra i nomi di punta del prog anni Settanta, segnò una svolta importante nella storia del gruppo: qui si sperimenta con una nuova direzione sonora e si fa prendere un bello spavento a qualche fan di lunga data, anche se in fondo è l’ennesimo classico album dei Caravan, che ancora oggi resta un po’ ingiustamente sottovalutato.
Dopo l’improvvisa uscita di scena del mago delle tastiere David Sinclair (che, come si sarebbe scoperto l’anno seguente, era solo temporanea) e che nel frattempo aveva fondato, insieme all’ex batterista dei Soft Machine Robert Wyatt, la fugace attrazione avanguardista Matching Mole, nel gruppo ha preso il sopravvento la corrente jazzistica. Il suo principale portabandiera era il cugino di David, il bassista Richard, che oltre al chitarrista Pye Hastings faceva anche da voce solista della band. Questo jazzista sfegatato ha portato nel gruppo il nuovo tastierista Steve Miller, per il quale questo album resta a oggi l’unica collaborazione con i Caravan. Miller coltivava un approccio molto più jazz rispetto al predecessore, di impronta classica, che si affidava soprattutto al suono massiccio degli organi Hammond, alle ondate orchestrali del Mellotron e al pianoforte tradizionale. Oltre agli organi, parte irrinunciabile del repertorio sonoro classico dei Caravan, ha introdotto anche il pianoforte elettrico, all’epoca ancora una novità relativa nel mondo del jazz rock fusion.
A causa di questa svolta inattesa in direzione jazz, e quindi di un cambiamento evidente ma comunque non radicale del sound tradizionale dei Caravan, quello cementato dai primi tre album, ancora oggi alcuni fan guardano a “Waterloo Lily” con una certa riserva quando stilano la lista dei loro dischi migliori. Dimenticano però che in questo album, dove stanno due classici di prima categoria, dal punto di vista musicale non manca proprio nulla, se non il fatto che stavolta si sente un po’ meno stratificazione sinfonica e, di conseguenza, molto più spazio per lunghe improvvisazioni jazz. I testi, come sempre quando si parla dei Caravan, sono pieni di humour nero pungente e apertamente sfacciato, stavolta soprattutto a spese della decadenza generale dell’aristocrazia inglese, incarnata dalla ‘eroina’ del titolo.
Quest’ultima si presenta all’ascoltatore a nudo già nell’ottimo brano d’apertura, in cui i membri della band mettono subito in mostra il loro nuovo volto sonoro. Il nitrito beffardo del basso di Sinclair si intreccia con i passaggi di batteria ben oliati di Richard Coughlan. A darle una bella dose di potenza sono soprattutto le vigorose frasi di chitarra di Pye, mentre la melodia sbarazzina è tenuta insieme dalla voce inconfondibile e ‘leggera come una piuma’ di Richard. La lunga sezione strumentale si trasforma pian piano in un miscuglio di passaggi melodici e improvvisazioni ritmiche di taglio jazz, che però non si spingono mai troppo in là, tanto da non far crollare la coesione del pezzo. Le due armonie vocali, cioè quella tra Pye e David, si completano a meraviglia e aiutano il brano a imprimersi addosso quella irrinunciabile, riconoscibile atmosfera Caravan che sa di campagna vecchia Inghilterra.
Il complesso e coloratissimo strumentale “Nothing At All” è un’autentica orgia di jazz rock fusion e senza dubbio il brano più jazz di tutta la storia del gruppo, con un leggero retrogusto avanguardista. La fenomenale sequenza di linee di basso dal suono birichino di Richard è rivestita da una marea di improvvisazioni chitarristiche piene di inventiva. A Pye, nel ruolo di solista alla chitarra, si unisce a un certo punto come ospite speciale il leggendario Phil Miller, che gli appassionati di Canterbury conoscono soprattutto come membro di band come Matching Mole, Hatfield and the North e National Health. Un’improvvisazione malinconica al pianoforte, accompagnata dal basso che nitrisce, crea poco a poco un’atmosfera misteriosa ma sempre rilassata. A far salire il livello di questo sfrenato sperimentalismo fusion, che alla fine sfocia in un meraviglioso collage di raffinatezza strumentale, contribuisce anche l’inserimento spontaneo del sax soprano di Lol Coxhill.
Sull’arrangiamento dal sapore pastorale di “Song And Signs” tornano i Caravan più riconoscibili sul piano sonoro, risvegliati soprattutto dal falsetto marchio di fabbrica di Pye, che costruisce in un attimo una melodia piacevole e scanzonata. Il basso di Richard è ancora estremamente dominante, ma poi il primato strumentale passa al fantastico assolo di organo di Miller. “Aristocracy”, dove al microfono torna a brillare il signor Hastings, è il primo dei due classici centrali di questo ottimo album. Lo sberleffo monello di Pye a una classe sociale in rovina poggia su una melodia semplice ma efficacissima e su ampi giri ritmici, che insieme creano un’inconfondibile atmosfera da antiquariato.
“The Love In Your Eye” non è solo un classico irrinunciabile dei Caravan, ma anche il pezzo migliore di tutto l’album, dove la band dà il massimo e, dopo tanto tempo, con gli arrangiamenti orchestrali risveglia magnifici elementi sinfonici, che altrimenti su “Waterloo Lily” non abbondano di certo. Questo capolavoro complesso, di oltre 12 minuti, è diviso, come tanti classici dei Caravan prima di lui, in più sezioni. Già la sezione iniziale, sulle ali di una frase di chitarra decisa e dell’ottima prova vocale di Pye, annuncia qualcosa di grandioso. Dopo questa ouverture birichina arriva infatti uno dei momenti migliori del disco, con una sezione ricchissima di colori in cui si nasconde un vero e proprio assalto strumentale jazz fusion. In questa sequenza di diavolerie strumentali l’iniziativa solista passa al flauto infuocato di Jimmy, fratello di Pye. Le brevi improvvisazioni jazz al pianoforte elettrico, al basso e alla batteria sono suonate a un livello così invidiabile che in questi momenti si potrebbe scambiare la band, senza troppa fatica, per qualcuno dei giganti americani del fusion di quegli anni. I Caravan alzano di continuo con efficacia il clima giocoso e fanno in modo che lo slancio ritmico sbarazzino non cali mai. Poi rientra la voce malinconica di Pye che, insieme a un deciso effetto wah-wah della chitarra, annuncia la marcia di battaglia finale. Questa si trasforma in un’altra leccornia per tutti i maniaci del jazz rock fusion. La ballata ‘d’amore’ conclusiva, “The World Is Yours”, è un’ennesima burlesque Caravan tradizionale, dal sapore pastorale, su base acustica, che suona come il culmine del cinismo e un elogio della follia umana, e in quanto tale è una chiusura più che adatta per l’album.
“Waterloo Lily” è un album totalmente unico nella ricca eredità dei Caravan e, dal punto di vista dell’improvvisazione strumentale, resta particolarmente interessante per tutti gli amanti del jazz rock fusion. Una maggiore apertura agli elementi jazz fusion è stata senza dubbio una mossa rischiosa dopo un album che aveva segnato un importante exploit commerciale, ma alla fine ha comunque pagato. Purtroppo il disco non ha ottenuto la risposta commerciale sperata e, dopo la sua uscita, la frattura nel gruppo sulla direzione futura non si poteva più fermare. Richard Sinclair e Steve Miller se ne sono andati e hanno fondato insieme gli Hatfield and the North, mentre Pye Hastings e Richard Coughlan, ancora oggi gli unici due membri originali della band, hanno deciso di prendere le redini in mano e di ricostruire i Caravan da capo.
Formazione
Pye Hastings – chitarra e voce
Steve Miller – pianoforte elettrico, organo
Richard Sinclair – basso e voce
Richard Coughlan – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Lol Coxhill – sax soprano (1, 2)
Phil Miller – chitarra (2)
Jimmy Hastings – flauto (5)
Mike Cotton – tromba (5)
Barry Robinson – oboe (5)
Produzione
David Hitchcock
Tracklist
1. Waterloo Lily
2. Nothing At All/It’s Coming Soon/Nothing At All(Reprise)
3. Songs And Signs
4. Aristocracy
5. The Love In Your Eye/To Catch Me A Brother/Subsultus/Debouchement/Tilbury Kecks
6. The World is Yours