We Cruise Like Tom Does
Artista: Barely Modern
Etichetta: ZARŠ Records
Uscita: 2012
Durata: 41:21
Voto: 4.5/5
Barely Modern sono un trio di Logatec, in giro da quattro anni e con già un bel po’ di esperienza alle spalle. Tra i passi più importanti, tra il 2010 e il 2011 si sono fatti un anno nel Regno Unito, temprandosi nei club locali e ottenendo una discreta visibilità e un bel po’ di rotazione sulle frequenze delle radio alternative dell’arcipelago britannico. Inizio promettente, no?
»We Cruise Like Tom Does«, il loro debutto, è il manifesto di un connubio riuscito: la ferocia garage, ridotta all’osso, della vecchia scuola punk rock, che non risparmia mordente ed energia, e una dose ben calibrata di melodia, che nei ritornelli sfocia ogni tanto in un pedigree indie più moderno. Già il primo pezzo, Lion’s Thorat, rappresenta alla perfezione il punto della band: un »riff spaccato« inzuppato di melodia vocale quanto basta, con qualche strizzata d’occhio ai The Strokes più azzimati. Se prendiamo Rapidity e restiamo sui paragoni, sull’approccio primordiale del bello e del brutto, siamo allo scontro frontale tra The Beatles e The Rolling Stones nel 2012. Il riff di chitarra portante e la melodia vocale di Mr. Man sono di un’impressionante efficacia e risvegliano perfino un po’ di quel sentimento british vecchia scuola alla The Stranglers. Un pezzo nato per essere un singolo da hit. E poi c’è la scatenata Blue White Screen, o più avanti Pan Pan Pan, che si portano dietro gli eccessi dell’antica scuola The Who filtrati attraverso The Vines o The Hives, il revival del garage nei tempi nuovi. Sono solo alcuni rapidi spunti da un album che ne mette in fila tredici di pezzi, senza un secondo di noia. Quanto sia sbagliata l’idea che il punk sia figurativamente il lato poco interessante del rock lo conferma l’ottima Feline Blues in chiusura, dove a riempire i vuoti ci pensa una slide guitar potentissima e spiritosa – un »blues punk«, insomma, che meglio di così non potrebbe suonare e che chiude l’album in modo efficacissimo.
I Barely Modern hanno un carattere chiaro e sgangherato, di cui si occupa in primo luogo la chitarra, che di proposito non tiene il controllo sugli accordi. Esattamente quello che serve a un’anima punkeggiante. Il suono della chitarra è audace, crudo, e sugli accordi non importa affatto se ci scappa una disarmonia voluta o se l’accordo è preso alla perfezione. Per l’energia punk originaria vale la regola che più »stona«, meglio suona, e i Barely Modern (che nel testo originale compaiono come Barley Modern) la sfruttano alla perfezione nel loro linguaggio. Si ha la sensazione che i ragazzi il disco l’abbiano messo su nastro in un colpo solo. Cioè brani suonati »in one take«. Senza troppi ritocchi, se non nessuno. L’altro fattore che crea questa disarmonia voluta è la voce »me ne frego«. Non solo ha un’invidiabile connotazione punk, con un sentore di vapori d’alcol e una (più o meno marcata) raucedine gutturale nell’interpretazione, ma in produzione è anche affondata con gusto nel tessuto del suono di chitarra, che occupa la maggior parte dello spazio. Anzi. Ha catturato la sensazione autentica che chitarra e voce siano incollate l’una all’altra come culo e mutande. A generarle, infatti, è la stessa persona – il frontman della band, totalmente immerso e dedito alla causa, Žiga Petkovšek. La voce è perfettamente inglese, anche se esce dalla bocca di un’autentica montagna slovena.
La voce dà l’impressione di un canto che oscilla in modo irregolare. Preferisce »esplodere« nella strofa, oppure spegnersi più sottile, più vicina a un »tono sparato di striscio«, e alla ripetizione successiva la stessa strofa viene cantata con la stessa melodia, ma con un’emozione diversa. I Barely Modern raggiungono un’armonia tutta loro, proprio grazie a un uso generoso della disarmonia.
I pezzi sono per lo più improntati alla positività, cioè nel cuore riffato dell’ossatura delle canzoni, mentre pestano, tengono accordi maggiori e melodie positive. Insomma, atmosfera da party time che, nonostante la componente punk rock marcatamente garage, dimostra che i Barely Modern sono cresciuti nel grembo di famiglie sicure e ben fornite. Però c’è qualcosa. L’album non stanca. Non c’è un secondo di sbavatura, e tutto quello che sentiamo è una convinzione rock a tutto tondo, che dimostra che questi ragazzi, nel loro pestare indomito, fatti della pasta giusta, hanno trovato il loro vero posto nell’universo rock.
I Barely Modern danno un senso di straordinaria concentrazione in quello che fanno. Il trio funziona compatto e unito! Le teste sono sulla stessa lunghezza d’onda. Per questo ogni singolo momento di »We Cruise Like Tom Does« suona verissimo e autentico!
I Barely Modern sono un’ottima scelta da abbinare a »sgarrupati garage« altrettanto volutamente sgangherati ma sinceramente dentro la parte, tipo Dandelion Children. Come dice il nome stesso: appena moderni. Quindi qualcosa di vecchio, rielaborato e ri-digerito come sinonimo dei tempi nuovi, attraverso il prisma di come la nuova generazione intende il rock n’ roll. Potente, arrogante, sarcastico e, soprattutto, »alternativo fino ai denti«! Una delle uscite migliori in ambito rock alternativo in Slovenia quest’anno! Sarà interessante vedere dove arriveranno i Barely Modern in futuro.
Formazione
Žiga Petkovšek – voce, chitarra
Miha Kononenko – basso
Jure Vihar – batteria
Produzione
Barely Modern & Jure Vlahovič
Tracklist
1. Lion’s Throat
2. Things In My Pocket
3. Rapidity
4. Blue White Screen
5. I See Evil Television
6. You Look At Me I Look At You
7. Pain Is The Disco
8. Mr. Man
9. Minor Vacation
10. Bubba Lemon
11. Pan Pan Pan
12. They Don’t Say Hello
13. Feline Blues