Wild Strings Trio: Bendjistan
Etichetta: Celinka
Data di uscita: 01.10.2019
Produzione: Wild Strings Trio & Leander Meuris
Durata dell’album: 52.57 min
Genere: Etno-Art Fusion
Voto: 9.5 / 10
I Wild Strings Trio tornano dopo ben tre anni con il secondo lavoro in studio, intitolato »Bendjistan«. Già col debutto »Lost Weekend« avevano conquistato in pieno la critica musicale, facendo capire che, non solo in Slovenia ma anche più in là (sulla scena internazionale), era sorta una nuova stella luminosa della fusione etno e folk senza confini di genere, con elementi di musica classica, che messe insieme fanno la bellezza di quattordici corde e che ormai non si può più ignorare. Violino, chitarra e violoncello! Quando questi strumenti si incrociano e si intrecciano in un conglomerato musicale unico, originale ed entusiasmante, ti invitano in un mondo pittoresco, fatto di avventura musicale tutta loro!
Ma per raggiungere l’unicità e la particolarità musicale che accompagnano questo trio internazionale con base a Lubiana, ovvero Petra Onderufova (Slovacchia, violino), Toby Khun (Francia, violoncello) e Aleksander Kuzmič (Slovenia, chitarra), oltre a una tecnica strabiliante servono ancora alcune predisposizioni in più. La prima è chiara. I tre musicisti vengono da ambienti musicali completamente diversi, il che significa che, come individui, nella percezione della musica e nella loro formazione, plasmata da esperienze passate e da un’enorme esperienza sul campo, sono già in partenza molto diversi l’uno dall’altro. Ma ogni sforzo sarebbe stato vano se tra loro, nel 2014, quando la band è nata, non fosse scattata la magia e non si fossero create alchimie speciali, grazie alle quali i Wild Strings Trio sono riusciti a fondere in modo fenomenale tre mondi musicali in un debutto magnificamente sfidante e fuori dall’ordinario, con il brillante postulato di una marcia impetuosa verso le beate distese di una sfrenata furia etno.
Ciò che i Wild Strings Trio hanno realizzato con successo con il bellissimo debutto in studio »Lost Weekend«, lo approfondiscono, lo allargano e lo coltivano ancora con il nuovo disco »Bendjistan«. Anche »Bendjistan« continua a pescare senza freni nella fusione infinita ed entusiasmante tra mondi etno e folk, dalla penisola balcanica alla melodia dell’Europa orientale, alla musica celtica, e osa di nuovo spingersi anche verso il flamenco. Questa premessa etno folk è così forte e onnipresente che l’elemento della musica classica entra nel linguaggio della band dalla «porta di servizio» e funziona come una spezia gradita negli arrangiamenti. D’altro canto, si aggiunge un altro tocco succoso che rafforza la varietà delle composizioni. L’elemento jazz, pur essendo anch’esso subordinato e non indispensabile, è comunque molto benvenuto. Anche stavolta i Wild Strings Trio si approcciano con grande impegno e tanta dedizione, e per questo in esecuzione risultano estremamente incisivi e incredibilmente convincenti. La magia che creano mi prende subito, mi porta via subito, mi incanta in un attimo. Il manifesto di passioni ed emozioni in ebollizione è, su »Bendjistan«, una storia a sé e un tassello importante dell’alta qualità di questo lavoro.
Come c’era da aspettarsi, l’album »Bendjistan« è vivo più che mai. Suonato secondo il principio dell’esibizione dal vivo. L’esecuzione del materiale è stupefacente nella sua cinetica a ruota libera, nella combinazione di velocità e precisione che i membri del trio sanno generare. Qui serve una grande dose di concentrazione costante, che però, durante l’ascolto, regala la piacevole sensazione di uno sviluppo imprevedibile degli eventi: assistiamo a una valanga di cambi improvvisi di motivi, di tempi ritmici e, come detto, a un tocco di «realtà esecutiva» che dà la sensazione di essere sul palco insieme alla band per tutto l’ascolto della sostanza musicale di questo traguardo. Il trio si percepisce a vicenda in modo fenomenale e questa ormai non è più una novità.
Rispetto al debutto, stavolta il trio ha preparato per il nuovo album materiale quasi interamente originale. Sul nuovo disco si è infilato soltanto un brano popolare tradizionale, originario della Macedonia, dal titolo Berovka, che la band, dopo aver adattato gli arrangiamenti e «tradotto» il pezzo nel formato della propria visione musicale, ha ribattezzato con ironia Beherovka (giochi di parole del genere la formazione li aveva usati anche nei titoli dei brani del debutto). Anche sotto questo aspetto »Bendjistan« suona ancora più ambizioso e parla con una sicurezza nettamente maggiore rispetto all’ottimo debutto. Come suggerisce lo stesso titolo dell’album, non poteva essere più azzeccato. Con questo disco la band ha ampliato e cementato il suo stile musicale unico, la fusione «multiple etno art», già fondato col debutto. Si sente che di concerti in giro per il mondo ce ne sono stati tantissimi e che il trio porta con sé un grado più alto di maturità artistica, ed è così che parlano anche le composizioni, ognuna con un forte carisma espressivo, ovvero un proprio carattere.
Il raddoppio dei motivi, ovvero l’armonizzazione, è una costante negli arrangiamenti, e la band cura un’ondeggiare dinamico continuo dell’atmosfera, facendo salire la tensione nei brani o accelerando, giro dopo giro, il ritmo e l’esecuzione del motivo, oppure semplicemente calmando le acque. Allo stesso tempo il gruppo ci riesce con una fusione spiritosa dei motivi, in cui le emozioni si scoprono dall’amara malinconia a una vitalità giocosa che spinge corpo e spirito a un passo di danza! Non solo la fusione dei tre mondi musicali è riuscita più che bene e regala piena soddisfazione anche sul piano della nota eclettica tangibile del disco, ma proprio questo lato lucidamente giocoso è sottolineato con generosità, e così i Wild Strings Trio, come dice il nome stesso, «selvaggiamente» sommergono l’ascoltatore con una bella scorta di vibrazioni positive, piene di serenità, anche se la melodia a cui si aggrappano, intrisa di «arabeschi», può svelare anche amarezza, angoscia, insomma un lato più malinconico.
»Bendjistan« è dunque un mondo mistico che nasce ogni volta che metti questo CD nel lettore e tre bardi riuniti sotto l’egida del trio delle «corde selvagge» si mettono a suonare per te. Lo stesso mondo nasce anche a ogni singolo concerto dei Wild Strings Trio. Un mondo unico e ripetibile solo grazie a Petra, Toby e Aleksander.
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Pumpovica (04:59)
2. Šarenica (04:59)
3. Who Knows Where (07:13)
4. Bendjistan (08:03)
5. Balajda (05:08)
6. 5am (05:19)
7. Meherovka (05:00)
8. Beherovka (05:32)
9. Kanta (06:38)
Formazione:
Petra Onderufova – violino
Aleksander Kuzmič – chitarra, voce
Toby Kuhn – violoncello
Musicista ospite:
Leander Meuris – clarinetto nel brano n. 9
