Winger: Seven

Frontiers Music Srl. 2023
0 227

Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 5 maggio 2023
Produzione: Kip Winger
Durata dell’album: 56.22 min
Genere: Hard Rock / Art Rock
Voto: 9.0/10


Questo maggio i Winger sono tornati con il loro nuovo album in studio. Il settimo. Come si chiama? «Seven». Ovvio, come altrimenti? Alla band i dischi escono davvero col contagocce. A tenerla a galla e a non farla finire nel dimenticatoio ci pensa un nome ancora riconoscibile, quello che i Winger si sono garantiti con i primi tre album, dei classici. Una vita fa.

E i Winger, più di trent’anni dopo? Suonano parecchio diversi da quando l’eccesso di testosterone decideva un po’ tutto, compresa la direzione che avrebbe preso la carriera della band. Ma il fatto è che, nel nuovo millennio, Kip Winger non si butta a registrare nuovo materiale tanto per farlo. Se non sente la scintilla creativa, sta fermo. Ed è l’unica cosa giusta. Meno è meglio. E «Seven», che arriva finalmente ben nove anni dopo l’uscita di «Better Days Comn’», segue la maturazione artistica di cui «Karma» (2009) era stato un deciso portabandiera, mentre il suo successore «Better Days Comin’» (2014) ha solo confermato questa svolta. Quindi? I Winger non sono più da un pezzo dei glam metaller, e nemmeno degli hard rocker. E non sono nemmeno una band che campa di rendita sulla gloria dei primi tre album. Questo tipo di patetismo, per Kip Winger e compagni, non esiste proprio.

Gli ultimi tre album – «Seven» compreso – sono quindi un mix pregiato e variopinto di art/hard rock ad alto numero di ottani, bello groovoso, che flirta senza freni con elementi progressive. Il livello della scrittura, per mantenere fascino e orecchiabilità, ammorbidisce con astuzia la sua natura spigolosa con una retorica dal sapore pop art. Così il disco raggiunge una dinamica splendida nello sviluppo lungo tutta la durata, con un sacco di salti d’umore. Non mancano ovviamente il senso del pomp e del teatro drammatico, che toccano il culmine artistico nel gran finale del disco, con una mini suite epica da urlo intitolata It All Comes Back Around. Le incisive Proud Desperado, Heaven’s Falling o, poco più avanti, Resrrect Me, sono assaltatori infiammabili e sottopelle, armati di ritornelli che non ti scordi più, e così l’album porta dall’altra parte la carica spiccata e la botta rock che ci si aspetta.

Il risultato del nuovo album è l’ennesima dimostrazione di un’arte autentica e fuori dagli schemi, una storia musicale unica e personale, che conferma anche come il tandem Kip Winger – Reb Beach non sia solo essenziale per il carattere musicale della band, ma abbia anche raggiunto, con la sua visionarietà esploratrice nel corso degli anni, un salto artistico incredibile nella maturazione musicale ed espressiva.

I pezzi sono rifiniti fino all’ultimo dettaglio e dentro c’è tutto. Un livello di musicalità che ti entra sotto pelle, il timbro vocale gutturale e inconfondibile («forte») di Kip Winger, le parti middle eight condite con le magie dell’unico e inimitabile maestro della chitarra Reb Beach (queste sezioni sono una vera leccornia dentro le composizioni). I brani poggiano su motivi forti, che definiscono una chiara diversità reciproca tra un pezzo e l’altro. Il che significa che a livello di scrittura non ci sono scivoloni né soluzioni artistiche goffe e irrisolte che toglierebbero all’album dinamicità e fluidità nello sviluppo degli eventi.

«Seven» ha comunque un alto livello di musicalità, che culmina soprattutto nelle melodie dei ritornelli. Lì non perde il filo rosso nemmeno per un attimo. Allo stesso tempo, le composizioni sono piene di dettagli, di cambi di rotta pittoreschi e di strappi dentro le parti middle eight, e in più sono ‘allungate’ da maestri con dei pre-ritornelli. Tutto questo chiede all’ascoltatore un livello di attenzione più alto: l’album non ti entra sotto pelle subito, servono un po’ più di giri. Ma come detto, porta con sé una carta d’identità artistica tutta sua e non riconosce le ‘soluzioni banali’ nella scrittura, quelle che potrebbero dare la sensazione di minestra riscaldata o di degrado artistico verso il generico. Un album eccellente, che ti riempie di pomp e di botta, e insieme di birbonate d’ispirazione creativa (di cui «Seven» è letteralmente carico), tiene l’ascoltatore costantemente impegnato e gli svela un mucchio di finezze e dettagli in più che fanno parte di questa scrittura.

«Seven» è dunque un risultato magistrale per una band leggendaria. Dal punto di vista artistico è un degno compagno dei due splendidi predecessori «Better Days Comin’» (2014) e «Karma» (2009), e la prova che Kip Winger e soci non smettono di dare il meglio. Speriamo di non dover aspettare altri nove lunghi anni per il prossimo album dei Winger.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Proud Desperado
2. Heaven’s Falling
3. Tears Of Blood
4. Resurrect Me
5. Voodoo Fire
6. Broken Glass
7. It’s Okay
8. Stick The Knife In And Twist
9. One Light To Burn
10. Do Or Die
11. Time Bomb
12. It All Comes Back

Formazione:
Kip Winger – voce, basso, tastiere, chitarra acustica
Reb Beach – chitarra, cori
Rod Morgenstein – batteria
Paul Taylor – tastiere, chitarra
John Roth – chitarra, cori


Winger – “Seven” (Frontiers Music Srl., 2023)
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie