Wishbone Ash: Coat Of Arms

0 284

Etichetta: Steamhammer / SPV Records
Data di uscita: 28.02.2020
Produzione: Andy Powell
Durata dell’album: 58.58 min
Genere: Hard Rock / Art Rock
Voto: 9.0 / 10


I Wishbone Ash sono leggende del rock. Non serve stare a girarci troppo intorno. Il loro album di culto, »Argus«, ce l’ha in casa ogni famiglia di questa galassia che abbia anche solo un pizzico di rock’n’roll nel sangue. Una carriera longevissima (non dimentichiamo che la band ha pubblicato il suo esordio omonimo cinquant’anni fa), di quelle con l’etichetta da »pionieri«, che hanno ispirato soprattutto la generazione di musicisti che ha messo in piedi l’heavy metal nel senso più vero del termine (leggi: N.W.O.B.H.M. e oltre). Le armonie in terza che intessono le loro frasi, la miscela unica di hard rock, blues, elementi progressive e, dall’altra parte, anche pizzichi di folk e di musica pastorale, sono considerate una ricetta senza uguali nell’universo del rock’n’roll, mentre a dare alla band il suo marchio e il suo carattere riconoscibile ci pensa la voce nobile di Andy Powell. I Wishbone Ash sono stati in realtà la prima band a sviluppare la formula che unisce le frasi di chitarra alle decorazioni armoniche in terza.

»Coat Of Arms« è il nuovo album in studio. Il venticinquesimo, tra l’altro. Tra questo e il predecessore »Blue Horizon« (2014) sono passati sei lunghi anni, e in questo tempo la band ha attraversato ancora una volta un cambio di line-up, che resta comunque nel formato tradizionale del quartetto. Il leader, membro originale e fondatore del gruppo, cioè il cantante e chitarrista Andy Powell, ha accolto in squadra un nuovo compagno alla chitarra, Mick Abrahams. Per anzianità, dopo Powell viene il bassista Bob Skeat, nella band dal 1998, mentre al timone del tempo resta l’ottimo John Crabtree, che nel gruppo c’è già da ben tredici anni e per cui »Coat Of Arms« è il quarto album con i Wishbone Ash.

Il nuovo arrivato, il chitarrista Mick Abrahams, ha quindi preso il posto dell’esperto chitarrista finlandese Muddy Manninen, che sembrava fatto su misura per Powell e sembrava garantire per sempre il fascino del doppio assetto di due chitarre nella band, cementato una volta per tutte. Be’, niente dura in eterno, e Powell su Abrahams ha avuto solo cose buone da dire. Non solo ha una tecnica pittoresca di fingerpicking: Abrahams, chitarrista molto più giovane di Powell, da ragazzino suonava la musica dei Wishbone Ash così, mentre strimpellava la chitarra faceva girare i loro album e, da grande fan del gruppo, si è pian piano impregnato di quella celebre, inconfondibile e fondamentale genetica linguistica di questa grande formazione rock’n’roll.

»Coat Of Arms« è un album che, dopo sei anni, si ricollega ancora del tutto logicamente al predecessore »Blue Horizon«. Già con il disco precedente i Wishbone Ash avevano servito un lavoro sentimentale, che univa con efficacia l’essenza del passato e l’attualità della chimica di allora nel gruppo. Aveva un suono retro, nostalgico, e possedeva un mucchio di melodie che andavano a toccare in modo sensato il cuore e le emozioni dei nostalgici, perdutamente innamorati dell’opera discografica del gruppo dei defunti anni Settanta. »Blue Horizon« offriva più sottigliezza, raffinatezza negli arrangiamenti e un suono complessivo più »morbido« rispetto al leggermente più frontale »Eleganth Stealth« (2011). »Coat Of Arms« quella sottigliezza in gran parte la mantiene e la travasa nell’essenza della formazione dei nuovi tempi, anche se il brano d’apertura We Stand As One non lo lascia intuire subito. Dopo il formato classico dell’inno rock, che We Stand As One mostra in modo vivido, a fine album la raggiunge When The Love Is Shared. Quest’ultima in realtà dovrebbe chiudere il disco, ma la band ha deciso di aggiungere in coda la lucida Personal Halloween, che porta nel linguaggio più diretto classicismo blues alla »New Orleans« e quindi introduce una lieve deviazione di stile rispetto al resto della sostanza musicale del nuovo lavoro. Evoca perfino un po’ di cinetica funky, e quindi perfino un esperimento del gruppo, che dopo cinque decenni di attività ha provato, addirittura, qualcosa di nuovo.

L’iniziale We Stand As One, che nei testi si appoggia alle ultime catastrofi ecologiche, come le provoca ogni giorno la pusillanimità e la voracità umana, di cui siamo tutti prigionieri, e che chiama all’unità, perché il pianeta ormai sferza decisamente la coda in risposta, è il momento più arruffato dell’album. Lo anticipa  la frase di chitarra d’apertura. Ed è subito tutto lì. Le armonie in terza che si librano sopra la frase guida, la voce straordinaria e nostalgica di Andy Powell, che soffia nella musica del gruppo un fascino magico e un’aria di mistero. Proseguendo, l’album si fa più morbido e più sottile negli arrangiamenti. Powell e Abrahams intrecciano di continuo pittoresche »spirali« di intrecci a due chitarre, saldamente puntati sulle melodie armoniche in terza, e i Wishbone Ash si concedono un respiro tutto speciale nei passaggi più lunghi dentro le sezioni mid-eight, che si possono allungare a piacere, saltano da un’atmosfera all’altra (modulazioni) e, visto che la band mantiene una compattezza di scrittura eccezionale, non fanno che confermare che razza di band esperta siano i Wishbone Ash. Il contributo di Abrahams si sente eccome. Il tipo ha decisamente portato tantissima freschezza, e si sente soprattutto nelle parti in cui ai due chitarristi non manca mai il filo rosso di un continuo infilare trovate pittoresche nell’abbellimento delle frasi. Uno dei picchi di tutto l’album, che non nasconde nemmeno elementi progressive, è proprio il sesto brano, It’s Only You I See, scritto proprio da Abrahams come riflessione sul classico dei Wishbone Ash You Rescue Me dell’album di culto »New England« (1976). In Empty Man si insinuano con più intensità anche elementi di musica folk. Tenete a mente che anche i nuovi Wishbone Ash suonano molto »celtici«. Un’attenzione particolare merita anche la dolce e delicata, malinconica ballata Deja-Vu, che per gli arrangiamenti, con quel contrasto di chitarre su generosi effetti di sustain che colorano gli sfondi, e anche per le armonie, evoca perfino un po’ di mistica da »Hackett era Genesis« o »Hackett solo«. Geniale. Sicuramente uno dei picchi dell’album, che fa salire la dinamica e il dramma teatrale nello sviluppo degli eventi di questo lavoro.

Dopo che i Wishbone Ash, nella loro ricca e colorata storia, hanno creato un sacco di composizioni, le aspettative verso il materiale fresco di questa band sono sempre altissime, e a ragione. »Coat Of Arms« è un nuovo, eccellente centro in studio per una band leggendaria che resta fedele al proprio stile tradizionale (cesellato). Su questo disco i Wishbone Ash irradiano una gran freschezza espressiva, scintille di idee e anche un’ironica voglia di giocare, con uno slalom magistrale tra gli ingredienti della loro ricetta musicale, quelli che da sempre li piazzano in un posto unico nel rock’n’roll. L’album non dà la sensazione che la band debba copiare da se stessa. Semplicemente, Powell e compagni hanno fatto un disco secondo le linee musicali che maneggiano con leggerezza piumata, e in questo campo da gioco musicale restano maestri di prima categoria nel loro mestiere. »Coat Of Amrs« sta in piedi da solo e orgoglioso accanto ai risultati più in vista dei Wishone Ash ed è un degno successore dell’altrettanto degno predecessore »Blue Horizon« .Guardando dall’inizio della carriera fino al periodo creativo più tardo. Un album di cui i fan di lunga data della band saranno più che entusiasti, e un album in cui si sente che il gruppo si è divertito a suonarlo in studio. Un album per cui speriamo che la band gli riservi anche tanta interpretazione dal vivo di oggi, perché se la merita più che mai.

autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
01. We Stand As One (4:16)
02. Coat Of Arms (7:55)
03. Empty Man (5:17)
04. Floreana (5:14)
05. Drive (4:55)
06. It’s Only You I See (7:35)
07. Too Cool For AC (4:51)
08. Back In The Day (4:46)
09. Deja Vu (4:07)
10. When The Love Is Shared (4:21)
11. Personal Halloween (5:38)

Formazione:
Andy Powell – chitarra, voce
Mark Abrahams – chitarra
Bob Skeat – basso
Joe Crabtree – batteria


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie