Z²

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Autore: Rok Klemše

Artista: Devin Townsend Project
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: year_month
Durata: 57:58 (Sky Blue), 1:00:23 (Dark Matters)
Voto: 4.5/5

L’iperattivo secchione musicale canadese Devin Townsend, in vent’anni di attività, ha sfornato, tenetevi forte, ventitré lavori in studio (Strapping Young Lad compresi). Già questo dato dice parecchio sull’incredibile produttività della sua carriera, e se ci aggiungi che nemmeno uno dei dischi si discosta più di tanto dall’altissimo livello di sempre, è chiaro che Townsend è senza dubbio uno dei più grandi creativi musicali degli ultimi vent’anni. Dopo la messa a riposo degli Strapping Young Lad la cosa è forse ancora più evidente: la fine della carriera degli SYL avrebbe dovuto significare una specie di pacificazione del suo spirito e tempo per una contemplazione autoriale più ampia e profonda, e invece Devin si è semplicemente slegato dalla catena. Dal 2009 a oggi ha infilato in fila la tetralogia Ki-Addicted-Deconstruction-Ghost, il pomposo Epicloud (con il dischetto d’accompagnamento Epiclouder che, nonostante la natura da bonus disc, spesso supera addirittura il fratello maggiore), lo spettacolo londinese The Retinal Circus e il progetto silenzioso, calmo, meditativo e sinistro Casualties of Cool (di nuovo con doppio cd). Nel frattempo Devin, ora sottovoce ora a voce più alta, ha continuato a lavorare e ad annunciare il successore di uno dei migliori album della sua carriera, il concept su un alieno dagli occhi sbarrati con una sete inesauribile di caffè nero, Ziltoid the Omniscient. E Devin non sarebbe Devin se anche Z2 non fosse un doppio disco. Anzi, a dirla tutta sarebbe sbagliato chiamarlo doppio disco, perché nel pacchetto ci sono due album completamente diversi: Dark Matters è il seguito di Ziltoid, mentre Sky Blue è una specie di erede logico di Epicloud.

Sky Blue, come album del Devin Townsend Project, è il naturale proseguimento della bombastica epicità di Epicloud. Ma se da Epicloud grondava ottimismo ed era intriso di una visione della vita quasi esageratamente positiva, solo bella, Sky Blue resta ben piantato nella realtà di una vita che porta anche tristezza, dolore e perdita. Sky Blue è nato sotto l’influsso dei lutti di Townsend e anche per questo è uno dei momenti più seri e cupi della sua carriera (almeno per quanto riguarda i suoi lavori metal da Accelerated Evolution in poi).  Ma grazie al suo caratteristico muro del suono e alla ricca stratificazione della musica, la malinconia resta sottilmente nascosta sotto la superficie e bussa piano al cuore. Attraverso le nuvole scure, comunque, splende il sole dell’ottimismo e il richiamo di tempi migliori. Con Sky Blue Devin ha toccato i suoi dischi passati come non faceva da un pezzo: è pieno zeppo di momenti meravigliosi che ricordano gli indimenticabili Ocean Machine, Accelerated Evolution e Terria. Per l’approccio intimo e sincero di pezzi come Midnight Sun, A New Reign e Rain City potresti tranquillamente trovarli su uno degli album appena citati, mentre la »ballabilità« di Universal Flame, Warrior e Silent Militia richiama alla mente la leggerezza di Addicted! Forse di momenti pop così sul disco ce n’è un filo di troppo, ma nel complesso l’insieme dei pezzi è addirittura più forte che su Epicloud. Ancora una volta Devin ha unito le forze (vocali) con l’angelica Anneke van Giersbergen e i loro duetti  di nuovo fanno scorrere il sangue nelle vene e rizzare i peli (bell’esempio è la splendida title track). Peccato solo che Devin lasci fin troppo spazio alla pur ottima Anneke: così si perde un po’ l’autenticità dei suoi lavori passati, che grazie alla sua voce e basta portavano un’impronta più personale. La prova sono le due versioni di Fallout: in quella definitiva, finita sull’album, la maggior parte delle strofe le canta Anneke, mentre nella versione promo ci pensa Devin. E quest’ultima (almeno per me) suona molto, molto meglio. Sulla parte strumentale non serve sprecare troppe parole, perché a metterla sul piedistallo ci pensano di nuovo riff memorabili, assoli ragionati, la prestazione alla batteria di Ryan van Poederooyen degna di lode e, come ciliegina sulla torta, ritornelli EPICI (sì, così epici che si meritano le maiuscole) che ti si infilano sotto la pelle all’istante. Se Epicloud ti faceva sentire davvero tra le nuvole ed era contagioso come l’ebola con la sua bombasticità, Sky Blue con il suo volto malinconico lascia un’impressione più profonda, più grande e più duratura.

E arriviamo a Dark Matters, che non potrebbe essere più diverso. Se Sky Blue è intimo, Dark Matters ne è l’esatto opposto. È il seguito rumoroso e teatrale della storia dell’alieno fastidioso, schifoso ed egoista che, ahimè, non può fare a meno di scorreggiare e punta a dominare l’intera galassia. Devin si è trasformato metafisicamente in Ziltoid per la prima volta nel 2007, e l’omino verde simboleggiava allora soprattutto la carriera di Townsend nel punto della sua vita in cui non era sicuro di voler continuare a fare musica. Da questo punto di vista Ziltoid the Omniscient è senza dubbio uno dei dischi più importanti di Townsend, perché ha riacceso la sua vena creativa. Per questo è anche uno dei migliori e più sinceri dischi del suo poderoso opus, e per questo il seguito era attesissimo.  Se il predecessore, che Devin aveva scritto, suonato e registrato interamente da solo, era come 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, Dark Matters è come i Transformers di Bay: grosso, pomposo, pieno di effetti speciali e grandi esplosioni. Stavolta l’andamento dell’album è assolutamente subordinato alla storia, delirante alla Devin, che suona come un episodio di Futurama, per cui la musica resta spesso sullo sfondo. Ottimi momenti musicali, soprattutto di chitarra, rimangono spesso sommersi dai numerosi dialoghi, che però sanno far ridere fino alle lacrime (soprattutto quelli tra Ziltoid e Captain Spectacular, nei cui panni stavolta entra Chris Jericho). Per via del forte legame con il concept non ci sono quindi molti pezzi che potrebbero stare in piedi da soli, né ci sono momenti finali così potenti come lo erano Color Your World o The Greys nella prima parte. Eppure Dark Matters regala qualche momento fantastico che, con la sua follia progressiva e satura, ricorda Deconstruction. Nel musical spaziale se la cavano meglio War Princess (il cui ruolo è interpretato egregiamente da Dominique Lenore Persi), Deathray e Ziltoid Goes Home. Dark Matters, un’ora buona di durata, richiede infatti più tempo e attenzione, quindi a prima vista non offre granché, ma a ogni nuovo ascolto emergono strati nuovi della commedia galattica. A causa della produzione gigantesca, stavolta gli elementi introspettivi, come lo splendido Solar Winds nella prima parte, si perdono nella pomposità e nella bombasticità. È anche per questo che il primo Ziltoid era decisamente un disco più intimo e personale. Dark Matters è più grande e più rumoroso del predecessore e per questo perde un po’ della magia che aveva quello. Ma è comunque magnifico.

Formazione

Devin Townsend – voce, chitarra, tastiere
Dave Young – chitarra, tastiere
Brian Wadell – basso
Ryan Van Poederooyen – batteria
Mike St. Jean – tastiere
Morgan Ågren – percussioni
Kat Epple – flauto
Anneke van Giersbergen – voce
Chris Jericho – voce (Captian Spectacular)
Dominique Lenore Persi – voce (War Princess)
Mark Cimino – voce (Poozer)
Chris Devitt – voce (Planet Smasher)
Bill Courage – voce narrante
Orchestra Filarmonica di Praga
Universal Choirs (voci aggiuntive su Before We Die, Z2 e Dimension Z)

Produzione

Devin Townsend

Tracklist

CD1: Sky Blue
1. Rejoice
2. Fallout
3. Midnight Sun
4. A New Reign
5. Universal Flame
6. Warrior
7. Sky Blue
8. Silent Militia
9. Rain City
10. Forever
11. Before We Die
12. The Ones Who Love

CD2: Dark Matters
1. Z²
2. From Sleep Awake
3. Ziltoidian Empire
4. War Princess
5. Deathray
6. March of the Poozers
7. Wandering Eye
8. Earth
9. Ziltoid Goes Home
10. Through the Wormhole
11. Dimension Z

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