1000 Mest
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Coma Stereo
Etichetta: Kapa Records
Uscita: 2012
Durata: 39:16
Voto: 4.9/5
Cosa resta a una band che, dopo la fine binaria e il lancio verso sfere transgalattiche, deve ancora offrire qualcosa a un popolo di assenti sognanti? I giovani hanno impastato e compresso l’energia della loro rivolta contro il sistema marcio nella forma dell’apatia totale, e ai contorni perfetti di un mondo intriso dell’odore apocalittico di un crollo imminente segue anche l’espressione musicale della generazione millennial di band che difendono i colori del garage ribelle e sempre alternativo nell’anno del Signore 2012. Di questa soldataglia post-rock fanno parte anche gli atipici rapsodi del suono sognante Coma Stereo, che a soli tre anni dalla splendida Transgalaktika sono riusciti a mettere insieme dieci pezzi a sangue pieno, capaci di coesistere con sicurezza anche dentro i confini dell’universo formale di un disco unico, mentre 1000 mest è un viaggio fuori dal comune tra i quartieri frammentari di una città in una galassia non so dove.
E questo universo di suoni, idee e ritmi solidi si rintreccia ancora una volta, come se a sparargli addosso al mondo fosse un unico cuore in un corpo a quattro. In una buona otto anni di convivenza sulle stesse coordinate di spazio e tempo, i Coma stereo hanno creato un clima perfetto di travaso simbiotico dei propri umori creativi nello stesso calice, un calice di offerta musicale che è tutto tranne una copia sbiadita di qualcosa di già sentito e già fatto. Con 1000 Mest i Coma Stereo sono riusciti a superare i loro vecchi confini e sugli scheletri binari digitali di bip e segnali di comunicazione hanno appeso molta più carne analogica e calda: il disco suona come se fosse stato registrato sulle bobine di un vecchio studio, e la nostalgia sale ancora perché il supporto principale è il buon vecchio vinile, troppo spesso e a torto finito nel dimenticatoio.
https://www.youtube.com/watch?v=2UmouiaHsYQ
È una rivolta contro il sistema, e un motivo in più per dargli ascolto è che qui non manca la voglia di creare e di sperimentare con il suono. Il nucleo dell’atipicità sonora poggia soprattutto sulla fusione del suono pianistico anni Settanta, dove il tastierista Sašo Stamatovski ha evidentemente nutrito il proprio spettro mentale anche con le parti di piano di Miha Kralj, mentre l’antipodo è Tomaž Kurež, che esplora i limiti del minimalismo ed è sempre incline agli effetti; la linea ritmica danzereccia, punkeggiante e rivolta agli anni Ottanta del basso di Marko Širec e l’affiatamento alla batteria di Domen Repnik danno poi al disco una lucentezza di schizofrenia senza tempo.
https://www.youtube.com/watch?v=gsPp7SZZSX4
Già al primo tuffo nell’intro della malinconica Črna jutra è chiaro che il suono, come se un Nintendo fosse stato collegato a un mixer, ha lasciato il posto a un suono più morbido e psicadelico di strumenti più organici, mentre Bogomila, con la narrazione senza parole di un dettato post-punk accelerato, di un riff semplice e di una ritmica carica di effetti e intrisa di freschezza positiva, porta l’espressione della band dalla solita oscura indefinitezza verso acque più concrete. A questo lucido sfogo di metrica giocosa e di rodaggio post-rock non viene meno nemmeno la title track del disco, Tisoč mest, dove abbiamo addirittura le voci di Tomaž, che sembrano strappate dal collage di un lamento alla Joy Division e filtrate in calici di vetro di una modifica alternativa, che per di più ha ottenuto perfino una sequenza di parole comprensibile, capace di descrivere lo stato d’animo dell’intellettuale moderno senza vere prospettive. “Canto nel deserto. Disegno orizzonti. Mille città” è un haiku che dice molto, basta leggerlo tra le righe, e i cavalieri di Maribor sono i critici di questa apatia mondana per la Slovenia di oggi, dal suono atipico. Il seguito è ancora più dolce e ancora più straziante.
https://www.youtube.com/watch?v=Z_10wEmGiPU
“Si sente la musica dei pazzi e noi due balliamo il tango. Uno … Due … Tre … Quattro ...” è il conto alla rovescia in parole di un lamento perfetto, che spreme da una persona anche le lacrime più amare e trattenute, mentre Slepe hiše vojn fanno da scenografia a una messa in parole musicale perfetta dell’addio e della fugacità del momento. Kristalni voz va in direzione di Andromeda di Miha Kralj e per un attimo controllo se per caso non ho cambiato disco, quello che avevo messo a farsi accarezzare dalla puntina del giradischi, ma dopo l’eruzione di un ritornello di chitarra e il grasso, impulsivo martellare di basso e batteria mi dimentico dei tecnicismi dei paragoni e mi lascio andare al bel superamento di paletti immaginari del lecito piantati chissà quando. I Coma Stereo sono riusciti a migliorarsi e a superare sé stessi, e il disco suona solido, compatto e, nonostante tutta la sua ermeticità, arioso e vivo. L’atmosfera perfetta è riempita con eleganza, mentre le durate dei pezzi, prima sensibilmente troppo lunghe, si sono adattate alla (s)pazienza di sempre del pubblico sloveno; l’ascolto affascina ancora più dei predecessori, e i Coma Stereo, nonostante tutto, mantengono la propria integrità e restano consegnati a un’incantevole sognanza da distacco psicogeno. La prova empirica che si può convivere in modo del tutto naturale sia nella sfera dell’energia sia in quella del sogno è il pezzo Harakiri, che nella sua forma rudimentale è un esempio straordinario della poetica più che ispirata dei rapsodi della Drava, con le loro idee senza confini. L’eruttività crescente di pura emotività di cuore fa schiumare il cielo e tiene testa alle esplosioni di un Sole infernalmente attivo, mentre i Coma Stereo soffiano nelle nostre orecchie un trip perfetto di artismo originale, affidato alla musica. Uspavanka za tigre è un intermezzo verso la porta della demoniacamente bella Drakula. “In questo mondo le luci dalla direzione delle nuvole sono mare aperto. / Siamo arrivati da stranieri nella Torre d’Oro, piena di ricordi. Quasi più alta del cielo. Il suono di carta dei muri, l’aria silenziosa della notte e il gemere del respiro sono volti senza occhi. So che sono tutti solo ombre e che il loro mondo danza nell’infinito. Ma per sempre c’è solo il tempo, da domani in poi scorre con il vento” è l’enigma di parole che Tomaž canta, offrendo alla crescita musicale la possibilità di salire a un livello più alto di trascendenza. Le parole di un poeta ispirato e le impressioni di una catarsi mentale si completano nel pezzo alla Tool Vse Misli so odveč, mentre l’oratorio dell’insieme lo chiude Mrk, carico di statica, dopo il quale tutto è detto e offerto sugli altari della perfezione musicale.
https://www.youtube.com/watch?v=4aNkdGy-KiQ
1000 Mest è un eccezionale proclama eclettico sul passare del tempo, e così diventa la colonna sonora giusta per un anno di cambiamento mentale. È interessante che negli ultimi anni si stiano risvegliando proprio i vulcani di creatività di casa nostra, tutt’altro che spenti, ma va bene così! Di questa soldataglia davvero eccezionale, che si accalca attorno all’epicentro della creatività musicale impersonato dall’etichetta Kapa, fanno parte anche i Coma Stereo. Purtroppo il livello di qualità musicale, sempre più alto, è in proporzione inversa ai benefici economici che i ragazzi riceveranno; in compenso, per il coraggio e per il successo nel superare i loro riserbi finora trasparenti verso la parola slovena, si meritano una standing ovation, il riconoscimento della più ampia comunità slovena e ben più di qualche fugace passaggio in radio all’ora in cui dormono tutti. L’avevo già scritto una volta, proprio a proposito di questo collettivo di quattro menti in una. I ragazzi hanno infatti saziato le aspettative più che bene, e l’appetito di averne ancora è, ovviamente, più che scontato, no?
Formazione
Domen Repnik – batteria
Marko Širec – basso
Sašo Stamatovski – sintetizzatore, moog, tastiere
Tomaž Kurež – voce, chitarra elettrica
Produzione
Hrvoje Nikšić
Tracklist
1. Črna jutra
2. Bogomila
3. 1000 Mest
4. Slepe hiše vojn
5. Kristalni voz
6. Harakiri
7. Uspavanka za tigre
8. Drakula
9. Vse misli so odveč
10. Mrk