Rock Music festival (2012)
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Location: Lubiana / Gospodarsko razstavišče / Slovenia
Data: venerdì, 15.06.2012
Anche la capitale slovena ha finalmente il suo evento con l’etichetta «rock festival». E che festival: il Rock Music festival. Ti fischiano già le orecchie? È un evento da cui vale la pena aspettarsi qualcosa anche in futuro, sempre che l’organizzatore mantenga l’interesse, il che dipende però dal ritorno economico dell’evento e da quanto potrà continuare sulla strada che si è tracciato.
Ma andiamo con ordine! Il primo Rock Music festival ha messo in campo un cartellone molto misto e variopinto. L’idea era di intercettare i cambi generazionali nei gusti musicali, puntando soprattutto sulla generazione più giovane, diciamo pure (ancora) quella MTV, che vive l’ossessione per gli «heepster».
L’evento ha cominciato a «tremare» poco dopo le sei del pomeriggio, quando sul palco è salita la prima artista, Yulia Schmidt. Lei, insieme a The Toronto Drugbust e ai Billys, per cause di forza maggiore l’abbiamo saltata e siamo arrivati sul posto proprio all’inizio del set dei Tide. Quindi poco dopo le otto e mezza di sera. I Tide! A dirla tutta oggi, dopo una breve pausa, si può parlare di «ritorno in scena». Line-up rinnovata: Kevin Koradin (voce, chitarra), Tine Čas (chitarra), Matej Batelič (basso) e il nuovo batterista appena sfornato Blaž Stotošek (ex-Puppetz). La band annuncia per quest’autunno il quarto album in studio, per il quale i ragazzi promettono di nuovo un drive rock n’ roll beffardo e tagliente, cioè una virata negli arrangiamenti verso l’album «Nothing To Lose». Così, accanto ai classici dei primi due album, hanno infilato anche i pezzi nuovi di zecca Riot Act e Mud, facendo capire che la riattivazione è a pieno regime! Kevin Koradin è uno con una marea di esperienza nel mondo del business musicale. Anche a livello internazionale, e anche con i Tide! Aggiungici una lunga gavetta live, in cui i ragazzi possono vantare apparizioni in grandi festival europei come l’Exit di Novi Sad e aperture per band leggendarie, come le due date a Lubiana: a giugno 2007 prima degli Iron Maiden e a dicembre 2008 prima degli Uriah Heep! Tutto questo si sente in una prestazione di palco ottima, un’esecuzione in carne e ossa. La maggior parte degli occhi era puntata su Kevin, che sprigionava più energia di tutti sul palco ed era il principale tramite con il pubblico. Un musicista sicuro di sé, formato, e un quartetto altrettanto solido, con un vero suono rock n’ roll genuino, dall’irruenza punk di nuova ondata, fedele ai classici amplificatori e al suono delle chitarre Gibson: segnali che questo autunno e il prossimo anno saranno segnati da una bella ondata di audacia rock.
La band che noi palati fini aspettavamo con più impazienza nel cartellone erano senza dubbio gli hard rocker americani Warrior Soui. Una formazione leggendaria, attiva dal lontano 1987 e con l’album d’esordio uscito nel 1990! Il leader, l’anima ribelle, il motore senza il quale la band non esiste, resta ovviamente l’indomabile cantante Kory Clarke , che nell’incarnazione attuale è affiancato dai chitarristi Johnny H e Rille Lundell, dal batterista Freddie Cocker Kvarnebrink e dal bassista Danny Engström. Con il medio della mano sinistra puntato in alto verso il cielo, con l’arroganza e l’insolenza di uno show teatrale eccezionale sul palco, Kory ha sfidato il pubblico all’istante, un pubblico che per età oscillava più o meno tra i 17 e i 21 anni! Tra quei ragazzi pochi conoscono qualcosa di più vecchio dei The Killers e/o dei Coldplay. Il pubblico si è ritrovato in mano una caramella inaspettata e, lungi dal mostrarsi indifferente, ha cominciato a leccarla con entusiasmo. Lo show di una classica band hard rock, con una forte iniezione di punk rock, ha dominato la serata. Sparato «in faccia», a pieno sangue e a pieni testicoli. La cosa fondamentale in questo set cortissimo ma ribollente di voltaggio dinamico è ovviamente la voce di Kory Clarke. Suona ancora come se tanto tempo fa a Kory si fosse incastrata una sega circolare in gola. Ruvida e carteggiata, come il graffio della smerigliatrice più grezza, in piena estasi! Con approccio e rincorsa totali. Allo stesso modo ha reagito il resto della band, dove spiccava soprattutto il chitarrista di origini svedesi un po’ stravagante, Rille Lundell, nella posizione di palco all’estrema destra di Kory. Brandiva la chitarra nelle pose più varie di acrobazia da palco. La scaletta era ottima. Pezzi presi dai primi tre album dei Warrior Soul, con in mezzo Fuck the Pigs dall’ultimo album «Destroy The War Machine», uscito nel 2009. L’esibizione dei Warrior Soul è stata un vero piacere sensuale per la povera scena musicale slovena, quando si parla di concerti veri, di band hard rock «addestrate alla vecchia maniera» (negli anni Ottanta). Per di più si trattava di una delle pochissime date della band in Europa quest’anno. La band ha giustificato all’istante le altissime aspettative prima del set, e a confermarlo è stata l’ondata di reazioni entusiaste del pubblico, per il quale i Warrior Soul, prima di salire sul palco, erano un’assoluta incognita musicale. A quanto pare la band prepara per l’autunno un tour europeo in proprio. Speriamo che passino da qualche parte vicino alla Slovenia, se non proprio di nuovo in Slovenia. Insomma, complimenti all’organizzatore, che ha mostrato una bella dose di fantasia nel costruire il cartellone del festival e ci ha spiazzati davvero con l’inserimento dei Warrior Soul. Di mosse così ne vogliamo ancora tante in futuro!
Gli Elvis Jackson di Nova Gorica sono in questo momento una delle live band slovene più richieste. Suonano di continuo in giro per vari locali e in Slovenia i loro concerti sono considerati sempre strapieni. Il quintetto è tornato da poco da un tour di successo nei club del Regno Unito.
Che le urla delle ragazzine, mandate in massa fuori di testa e sull’orlo dell’isteria dall’arrivo dei ragazzi sul palco, non siano il metro della qualità degli Elvis Jackson, è un fatto. Quando si arriva a discutere della qualità degli Elvis Jackson non vale la pena sprecare parole. Parliamo di una band che garantisce un mix di divertimento straordinario ed esecuzione di palco eccellente. La fusione di punk, ska, funk, reggae, con un pizzico di hardcore e perfino l’infiammabilità del linguaggio dei riff metal, anche stavolta ha preso fuoco alla grande. In un’ora di repertorio in cui non sono mancate Street 45, Not Here To Pray, Dry Yourt Tears, This Time, Hawaiian Club,… con l’immancabile dose di sfottò e un pizzico di sarcasmo, come vuole la consueta abitudine di spirito degli Elvis Jackson, con i salti mortali di Buda e il lancio di giocattoli gonfiabili, a dare un valore in più è stata anche l’ora più fortunata della serata del festival in cui i ragazzi sono saliti sul palco, oltre a un impianto luci molto più curato rispetto agli altri set. Un’ora di teatro Elvis Jackson, che non sa nascondersi. I ragazzi hanno troppo allenamento alle spalle e sono unti con tutti gli unguenti possibili: conoscono ogni legge del palco e ogni regola del gioco scenico. Un set eccellente, di una band eccellente che per giunta in Slovenia è in questo momento caldissima e desiderata! Aspettiamo solo il nuovo album in studio!
I Sunrise Avenue appartengono ai rappresentanti del rock alternativo con impostazione, ovviamente, MTV, cioè commerciale. Il punto di partenza è una forma melodica semplice e simpatica negli arrangiamenti, che piace subito per la sua scarsa pretenziosità, adatta ai meno esigenti tra gli ascoltatori della nuova generazione di teenager. Aiuta anche l’aspetto da «ragazzini» di una band in realtà esperta, che calca la scena dal 1992. Ma il periodo di successo commerciale è arrivato per i Sunrise Avenue solo dopo che nel 2001 hanno aggiunto Avenue al loro nome (originario) Sunrise e nel 2006 hanno finalmente pubblicato l’album d’esordio in studio. A segnalare la popolarità in crescita vertiginosa è soprattutto l’album fresco di uscita «Out Of Style», che in Finlandia, il loro paese, è diventato subito disco d’oro e in Germania addirittura di platino. In cinque anni i Sunrise Avenue sono passati a sale da più di mille spettatori, fino a capienze oltre le 10.000 teste. E il vertice è stato l’invito a esibirsi allo stadio a maggio di quest’anno nel pieno di Monaco di Baviera, in occasione della finale di Champions League. In un’ora e mezza di show per i fan, con un repertorio in cui non sono mancati i due grandi successi, cioè il commercialissimo Fairytale Gone Bad e il notissimo Holywood Hills, i Sunrise Avenue hanno messo in scena un altro di una lunga serie di set estremamente corretti e sicuri, e bastava guardare la folla sotto il palco, accaldata e partecipe, per capire tutto. Dediti alla creazione di una sorta di variante alternative rock, ma dai contorni melodici contagiosi, con la finezza di un suono jangle fondato su un uso genuinamente organico delle strutture sonore, che i modelli Gibson vecchia scuola non nascondono, con la giusta dose di dinamica nei movimenti sul palco, energia positiva e buonumore, di cui si è occupato soprattutto il cantante e chitarrista Samu Aleksi Haber, i Sunrise Avenue hanno portato a un finale trionfale il loro primo concerto in Slovenia.
Dopo il set dei Sunrise Avenue, finito alle due di notte, è toccato ai britannici Maybe Winehouse, un tribute a Amy Winehouse, mentre la seconda parte del festival, in chiave pop, l’ha chiusa la coppia sloveno-croata Lollobrigida, con cui i festeggiamenti sono andati avanti fino alle cinque del mattino. Purtroppo la squadra di RockLine non ha retto il ritmo infernale imposto dalla maratona di quel venerdì, così dopo i Sunrise Avenue se n’è andata a un meritato riposo.
Il Rock Music Festival è un’impresa che ha il potenziale per crescere in futuro, sia come proposta sia in termini di estensione sulle date. In quel caso vale la pena pensare anche a spostare la location. Il Gospodarsko razstavišče e la sua hall, come già mille volte in passato, hanno di nuovo mostrato i denti sul fronte acustico, perciò il festival non ha potuto certo vantare una resa sonora di qualità per le singole band. Resta comunque da sperare che i conti all’organizzatore siano tornati e che in futuro vada avanti, mantenendo così il festival nel cuore di Lubiana. Speriamo che diventi un festival come quello che conoscono ad esempio nella nostra vicina a sud e nella sua capitale Zagabria, dove lo chiamano InMusic festival. Diamo tempo al tempo e teniamo le dita incrociate per il Rock Music festival.
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik
WARRIOR SOUL:
1. Intro
2. Interzone
3. Love Destruction
4. Drugs, God and The New Revolution
5. Punk And Belligerent
6. Blown Away
7. Shine Like It
8. Fuck The Pigs
9. Charlie’s Out Of Prison
10. Downtown
SUNRISE AVENUE:
01. Out of Tune
02. Damn Silence
03. I Gotta Go
04. Sex and Cigarettes
05. Forever Yours
06. Angels on a Rampage
07. I don’t dance
08. Destiny (Reggae/ Cover Medley)
09. Stormy End
10. Welcome to my Life
11. Fairytale gone Bad
12. On the Way to Wonderland
—bis I.—
13. Sweet Symphony
14. Hollywood Hills
—bis II.—
15. Dream like a Child







































































































