24 Hour Party People: la scena alternativa slovena in 24 ore (2012)
Luogo: Lubiana / Channel Zero / Slovenia
Data: 06.10.2012
Cos’è questo «24 Hour Party People»? 24 ore di concerti non-stop con 24 band? 24 ore di trance musicale senza un attimo di respiro? Uno spaccato di 24 ore della scena musicale alternativa slovena e di tutte le perle che nasconde? Un evento unico in Europa, forse addirittura nel mondo? In realtà «24 Hour Party People» è stato, ed è, tutto questo. 24 band in 24 ore. 24 ore di evento unico in Europa. 24 ore per dimostrare qualcosa al pubblico sloveno. 24 ore per la Slovenia e la sua cocciuta chiusura musicale, perché ne esca fuori e faccia vedere che qui la musica significa ancora qualcosa.
L’evento ha preso il nome dall’omonimo film, che racconta l’attività della comune musicale di Manchester tra il 1976 e il 1992 e si concentra in particolare sull’etichetta Factory Records, che in quel periodo ospitava artisti come Joy Division, New Order, A Certain Ratio, The Durutti Column e altri. Il nome è stato quindi preso in prestito per marchiare un evento unico con il titolo di un film su una scena unica nella storia della musica.
Prima dell’inizio era stato annunciato che a chi fosse riuscito a resistere più a lungo all’evento sarebbe toccato un abbonamento annuale al Channel Zero. Un ulteriore «hook» per spingere la gente a venire e un tentativo di avvicinare le band slovene da «Factory Records» al maggior numero possibile di persone. 24 ore sono un boccone durissimo, e RockLine ha provato a coprire almeno un bel po’ di concerti. La lista dei protagonisti era comunque questa: Srečna mladina, Xaxaxa, Trus!, It’s Everyone Else, Ludovik Material, Ewok, nevem nevem, Human Host Body, Veteran Kozmosa, Sweet Sorrow, Y, Hexenbrutal, Žižka hlače, Toxsick, Karlovčec/Drašler trio, Napravi mi dete, Vibesonic Jam, Nikki Louder, TheLIFT, Narat, Spock Studios, Dance Mamblita, Karmakoma e Moveknowledgement. L’apertura è toccata a quella che ormai è un’istituzione musicale slovena – Srečna mladina.
Srečna mladina (00:00)
Srečna mladina non ha bisogno di grandi presentazioni. Band transgenere, da un po’ attiva come quartetto, è una delle poche costanti della scena musicale slovena fin dall’inizio, o meglio dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso. Il loro attuale mente creativa Peter Dekleva, chitarrista, cantante e in generale musicista par excellence, ha portato Srečna mladina dalle origini punk così lontano che nel loro ultimo disco …pa srečno v prihodnosti! si sentono perfino influssi di rock progressivo. Il concerto – circa 40 minuti – non è filato come al solito. Certo, non sono cambiate l’energia pazzesca della band (soprattutto di Peter Dekleva) né la loro maestria musicale, ma si sono uniti a loro come ospiti due ex membri – Tim Kostrevc al sax e Dado Sheik (Tadej Markelj) alla voce. Il set breve è volato via in una nostalgia rilassata da band, mescolando i pezzi del millennio scorso (e quindi di un’era di Srečna mladina completamente diversa) con i nuovi brani «deklevskiani». L’inizio di «24 Hour Party People» è stato eccezionale e difficilissimo da superare: Srečna mladina hanno lasciato un compito bello tosto ai 23 gruppi in arrivo.
Napravi mi dete (15:00)
Napravi mi dete sono una new entry spuntata da poco sulla scena slovena. Una band che ha iniziato a suonare dal vivo solo quest’anno, composta dal duo di fratelli Lavrin, che conosciamo dai We can’t sleep at night, dal bassista Marko Širec (Coma Stereo) e da Eva e Kukla – due cantanti, una delle quali è anche polistrumentista. Eva. Ciò che segna la band è soprattutto un sound fresco e carico d’energia, che, come direbbe probabilmente Kukla, è qualcosa di «neviđeno» in Slovenia. I testi sono infatti tutti in serbocroato, ma questo non basta certo a dare l’idea di quanto siano strambi. Segni inconfondibili dei Napravi mi dete sono anche coreografie e costumi folli. E il fatto che il batterista, a quanto pare, lanci i piatti tra il pubblico durante i suoi salti animaleschi giù dal palco, seguiti da una lotta belluina con un piatto immobile per terra. Cosa che ha fatto anche stavolta. Ed è proprio questo a segnare la band – questa energia viva di una musica difficilissima da incasellare (una specie di trash disco pop-punk) è sicuramente un trademark che il gruppo deve rivendicare come suo, e allora saremo testimoni della nascita di una delle band slovene più interessanti.
Vibesonic Jam (16:00)
Il trio di jam spaziali Vibesonic Jam si aggira già da un po’ negli angoli nascosti della musica slovena. Amanti della musica che suonano più o meno per la propria anima, finora hanno pubblicato un solo album – Egotrip (2009). Stavolta il loro concerto è stato meno egotrip e più trip. Un viaggio lungo correnti cosmiche psichedeliche che hanno sfondato le pareti di un Channel Zero discretamente pieno, e che è finito troppo presto. Il mantra del muro sonoro dei Vibesonic Jam era solido e al tempo stesso fragile e sospeso, specifico ma indefinito, insomma – tutto quello che serve a un ottimo groove psichedelico-spacey. La cosa interessante del gruppo è che i ruoli di chitarrista e bassista sono molto diversi da quelli della musica convenzionale. Non direi invertiti, ma il chitarrista Zlatko Kuret fa piuttosto da scenografia ritmica, a cui contribuisce enormemente, con varie manipolazioni musicali oltre al semplice drumming, Milan Murko, mentre il bassista Bernard Pintar si prende la creazione della linea «solista», che solista non è – il basso continua a «groovare» in modo caratteristico, ma ha anche un ruolo del tutto chitarristico, portando avanti più marcatamente il filo rosso del brano, che è già di per sé piuttosto fragile, data la natura sonora della band. Il set del trio, estremamente rilassante ma intenso, è stato perciò un’ottima «pausa» dalle performance più rumorose e cariche di energia.
Nikki Louder (17:00)
I noise rocker di Kamnik Nikki Louder sono ormai una costante ben piantata della scena alternativa slovena. Alle spalle hanno due album in studio, accolti benissimo, soprattutto l’ultimo, Our world died yesterday, uscito l’anno scorso. Indica un maggiore eclettismo della band, che oltre al noise rock e al post-punk ora flirta anche col post-rock. Ma resta una caratteristica che il gruppo mantiene e di cui non si libererà mai – i Nikki Louder, come dice già il nome, sono rumorosi. E rumorosi lo sono stati anche stavolta al Channel Zero. In tutti gli anni in cui ho avuto occasione di beccare più volte questo trio di Kamnik (due fratelli + un amico, come si descrivono), la band non ha perso un briciolo dell’energia iniziale, del fragore sonoro e dell’angst ribelle. Naturalmente non si sono dedicati solo all’ultimo album (dopo il quale hanno pubblicato anche la cassetta Nikki Louder), ma hanno suonato anche i marchi di fabbrica del debutto, come «Honey, I’m ok». Il contrasto con i Vibesonic Jam era evidente nel suono, non nella qualità. Un altro set ottimo ha fatto rimbombare le pareti del Channel Zero, lasciandole ancora più grigie di quanto già non siano.
Narat (19:00)
Boštjan Narat è stato, in questa ”maratona concertistica di 24 ore”, l’unico tra i protagonisti a presentarsi nella veste musicale più essenziale e ”senza fronzoli”: quella del cantautore. Molti lo conoscono soprattutto come mente creativa della band Katalena, altri anche come conduttore di filosofeggiamenti al Varieté e del programma della tv nazionale Panoptikum. È dottore in filosofia, ex professore al liceo di Poljane e soprattutto un uomo di straordinario talento musicale. Nel suo percorso solista ha pubblicato finora due album: nel 2010 l’esordio Strah je odveč e lo scorso maggio il successore Konec sveta vedno pride nenapovedano. I due dischi si somigliano per l’intelligenza e la sottigliezza della poetica d’autore, ma si differenziano perché nell’ultimo Narat ha ampliato e arricchito il suono dei brani con una squadra di ottimi musicisti. Eppure stavolta sul palco del Channel Zero è salito da solo (e i pezzi nuovi non ne hanno affatto risentito). Ha suonato dodici brani, che si distinguono soprattutto per una base sonora minimalista e fantasiosa e per una metaforica testuale ricca e insolita, che disegna un’espressione poetica tutta sua. Narat conquista con un’interpretazione abile, spiritosa e marcata della propria poetica, in cui tocca i lati più diversi della vita, dalle storie più intime (Zdi se) fino ai problemi scottanti del presente (Egon). Nonostante sia sul palco da solo con una chitarra acustica, riesce a ”spingere” le persone in stati d’animo (da concerto) diversi, dalla rabbia alle risate. Affronta la fine del mondo da un’altra angolazione rispetto a quella con cui la ritraggono di continuo i media e la annunciano le comunità d’ispirazione quasi-mistica: mostra l’apocalisse dal lato quotidiano e umano (Konec sveta vedno pride nenapovedano). Un set impeccabile di un musicista che in futuro avrà ancora molto da dire.
Spock Studios (20:00)
Dopo il set pacato ma dai toni apocalittici di Narat è salita sul palco un’altra band di Kamnik – gli Spock Studios, guidati da Blaž Flerin. Il trio (dove uno cura le visual e due il suono) ha pubblicato da poco il terzo album A Degree Below Your Means. Si tratta di un mix di analogico e digitale, strumenti e computer, esseri umani e drum machine, elettronica e post-rock. Le sfere ambient delle intro spesso si dilatano in uno sfogo post-rock, soprattutto quando il bassista Matic Šuštar presta la voce rumorosa. La musica è costruita benissimo e poggia su basi di qualità, ma dal vivo, purtroppo e forse in gran parte per via delle basi registrate e della drum machine, suona un po’ morta. Non la senti, e così non emergono gli arrangiamenti, peraltro ottimi. L’immersione nelle profondità sonore degli Spock Studios solo di rado risulta abbastanza coerente da farti fare headbanging sul serio, ma l’ultimo pezzo era proprio così – coerente e concreto. Suonava vivo, pieno, fantastico, e per sensazione si avvicinava alle parti pesanti e distorte della musica dei Sigur Rós. Proprio per questo il concerto lascia un’impressione migliore di quella che avrebbe lasciato altrimenti, perché il finale è stato ottimo.
Karmakoma (22:00)
I Karmakoma sono un giovane trio di Krško che mescola una fusione unica di elementi interessanti di sottogeneri rock e basi elettroniche registrate. La band oscilla di continuo tra musica da ballo e musica più complessa e dura, e ne esce un miscuglio davvero interessante che per lo più funziona su entrambi i livelli. Soprattutto, però, più che musica da ballo è musica d’energia. L’intero trio sprigiona quell’energia giovanile ma anche primordiale di cui ha bisogno il rock di oggi, e la ricava da ritmi dance elettronici tutt’altro che scialbi. Anzi – nelle basi non c’è traccia del classico «tuctuc» dei ritmi elettronici, perché ai pattern ritmici, piuttosto elaborati, pensa lo splendido Beno alla batteria. L’unica cosa che al momento zoppica è la voce – Enej a volte va bene, ma in linea di massima è stonato, e si è sentito più volte. Comunque un concerto carico di energia e soprattutto di fusione unica è stato un’ottima rampa di lancio per la chiusura e il culmine dell’evento – i Moveknowledgement.
Moveknowledgement (23:00)
Tutti aspettavano con impazienza soprattutto l’ultimo concerto. I Moveknowledgement, lubianesi di Novo Mesto, dall’uscita dell’ultimo album Pumpdown sono giustamente considerati una vera delizia dal vivo. Non che prima non lo fossero (si erano distinti anche in ambito sperimentale e dub/funk), ma l’ultimo disco, col suo suono vivace e carico di rock’n’roll, lo rende ancora più vero. I Moveknowledgement stanno diventando una vera piccola istituzione dell’alternativa in Slovenia (l’album Pumpdown è stato incoronato da vari media miglior album sloveno del 2011). Ovunque altrove nel mondo sarebbero già un nome affermato sulla scena mainstream, solo in Slovenia, dove regnano la mentalità Sazas e la muffa dei pantani (musicali) di casa nostra, non è possibile. Per qualità, per energia e per il numero sempre crescente di ascoltatori stanno ai vertici assoluti della produzione musicale slovena. Le varie Big Foot Mama e simili si nascondano davanti a loro (con tutto il rispetto per il gruppo citato). E i Moveknowledgement, con il frontman N’tok in testa, hanno rispettato le attese. Il Channel Zero si è riempito fino all’ultimo angolo e sotto il palco si sono accalcati i fan più sfegatati. Molti hanno comprato il biglietto solo per loro. Il concerto è filato in un clima rilassato e godereccio. I Moveknowledgement hanno alzato la temperatura di continuo con pezzi in cui si sentiva l’energia primordiale del rock’n’roll e un’estetica sci-fi da ballo incredibilmente seducente, sprigionata alle tastiere da Miha Šajina. I picchi della scaletta sono stati soprattutto i brani La Droga E Il Buio e Hands. Il pubblico scaldato ha ottenuto perfino il bis (l’unico della maratona), in cui la band con la rombante Pump Down!! ha portato la temperatura al punto di ebollizione. Un concerto fantastico per chiudere questo evento incredibile.
La prima cosa che forse mi ha sorpreso di più è che le band e tutta l’organizzazione sono state piuttosto puntuali. Alla fine c’è stato un ritardo di una mezz’oretta, e basta. Ce l’hanno fatta davvero. 24 band in 24 ore. Pazzesco.
I visitatori sono stati un numero più che solido, e molti sono rimasti anche per parecchie ore (le 24 ore pare le abbiano reggute in due, un visitatore e un organizzatore). Ovviamente il picco c’è stato all’apertura e alla chiusura, con Srečna mladina e Moveknowledgement, quando il Channel Zero era più o meno pieno. L’evento è stato almeno in parte la prova di ciò che la scena alternativa slovena sa fare, con abbastanza qualità da meritare un sostegno più ampio. Anche noi abbiamo potenziale e qualità per band da «Factory Records», e sarebbe ora che se ne accorgesse qualcun altro oltre ai frequentatori di Metelkova.
autore: Jan Podbevšek
foto: Jan Podbevšek
Vibesonic Jam:
1.) Angel’s Dream
2.) Extasy
3.) Noisy Wind
4.) Speed
5.) Psychedelic Call
Narat:
1.) Yet Another Tango
2.) Ženske, ki ljubijo pse
3.) Na pol poti do kraja
4.) CDG
5.) Dvajset let
6.) Tisti, ki zna, in ona, ki ve
7.) Egon
8.) Konec sveta vedno pride nenapovedano
9.) Strah je odveč
10.) Zdi se
11.) Kako končati to pesem?
12.) Romeo Julija



















































































































