25 anni di rock al bancone nella Rdeča dvorana di Velenje (2007)

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Luogo: Rdeča dvorana, Velenje
Data del concerto: 27.12.2007
Numero di spettatori: 3000
Prezzo del biglietto: 15,00€

Sulla scia di Big Foot Mama due anni fa e della maratona dei Siddharta l’anno scorso, anche i terzi “giganti” del rock sloveno si sono preparati per un bel pezzo al loro concerto dell’anno 2007: la festa per i 25 anni di carriera della band nella Rdeča dvorana di casa, a Velenje. Il gruppo l’ha annunciata in modo parecchio pomposo e si bisbigliava di un look e di un sound anni ’80, che avrebbero dovuto essere le attrazioni principali della serata. Ma sarà andata davvero così?

Verso le 19.00 eravamo già davanti alla sala, in 2 con i biglietti in tasca, 2 che dovevano essere in lista e uno che voleva comprare il biglietto sul posto……Niente da fare! Concerto sold out, e farsi mettere in lista è un’arte a sé: ho quasi mollato l’idea di vedere il concerto. Alla fine in qualche modo è andato tutto a posto e poco prima delle otto sorseggiavo già la bevanda di luppolo di marca verde da bicchierini ridicolmente piccoli da 0,3, mentre sul palco avevano attaccato con la loro musica gli Zablujena generacija. Tutto bello e giusto, i ragazzi sul palco hanno un sacco di energia e un applauso va anche alle battute del frontman Primož, ma la musica non è esattamente la mia tazza di tè….di pop punk, a parte qualche leggendario disco dei Green Day o degli Offspring, mi sono saturato già verso la fine del millennio scorso, e così ho masticato a fatica un concerto che per il pubblico intorno a me era comunque divertente. Superboj, parararararara……

 
E poi l’attesa…e ancora attesa…e gli sbadigli dei fotografi nel fotopit intorno a me….e attesa…un breve documentario sulla band che nel fotopit non abbiamo potuto seguire…e ancora un po’ di attesa… Alla fine però ci siamo: gli Šank Rock sono comparsi sul palco conciati con degli stracci quasi glam rock che purtroppo erano sotto ogni critica, soprattutto viste le promesse, e il tutto sembrava più una festa di carnevale in ufficio a basso costo che una passeggiata nella storia di una band seria. Dopo due pezzi in questo stile (rockettari e festa) Uranjek si è avvicinato al microfono e ha buttato lì qualcosa tipo che questo è il 2007 e non il 1987, e i Šank sono spariti dal palco, che è stato occupato dal DJ Housemouse, il quale ci ha presentato la sua versione house del pezzo degli Šank Rock TV. Dopo di che i Šank sono tornati sul palco in abiti “normali” e da lì in poi non ci sono state più sorprese sotto forma di pezzi vecchi e rari, cosa che considero il più grosso neo del concerto. Ci sono sfilati davanti, infatti, gli standard TV, Hočeš nočeš (con la Natalija d’ordinanza), Hvala za vse (con un ospite della costa, di cui mi è sfuggito il nome), Le 17, Laški pir, Maček, i immancabili assoli di basso, chitarra e batteria, ovviamente anche gran parte dell’ottimo ultimo disco Senca sebe, e poi l’altra sorpresa: il gruppo vocale Cantemus ha eseguito a cappella la leggendaria ballata Ker te ljubim, venuta fuori comunque interessante, ma personalmente avrei preferito sentire l’originale. Mentre gli occhi della sala erano puntati sugli usignoli sul palco, le star della serata si sono spostate quasi inosservate sul lato destro della sala, dove su un “palchetto” improvvisato hanno accennato agli inizi della loro carriera, ma suonando di nuovo un pezzo dell’ultimo disco…. Quando sono tornati sul palco principale si è unita a loro la futura mammina Tinkara Kovač e insieme hanno eseguito un Metulj davvero eccellente, in cui però il flauto della rockettara slovena è purtroppo rimasto un po’ troppo sullo sfondo. Sul palco sono comparse anche due spogliarelliste estremamente plastificate, che hanno riscaldato per bene il pubblico maschile, e dopo di loro un altro ospite d’ordinanza (ma un filo superfluo), 6pack Čukur, con cui i Šank hanno suonato un altro hit, Dej bolj na glas radio. Più di due ore di concerto sono volate presto e la band ha salutato per la prima volta. Ovviamente il bis era d’obbligo e i festeggiati sono tornati ancora una volta, hanno ringraziato i fan per tutti gli anni di sostegno e con Pravljico o mavričnih ljudeh e Jaz nimam noč za spanje la faccenda si è chiusa.
Cosa dire per concludere? Da eterno brontolone, ovviamente, me ne frego della scaletta….speravo in qualche pezzo tipo Verjemi mi, Hold on, Heart is a fire, Hej ti, Hiša strahov, V balado spremenjen…in un programma di quasi tre ore ne avrebbero potuti infilare parecchi, di questi pezzi. Gli rinfaccio anche il fatto che sul palco non si sia né visto né citato con una parola Zvone Hranjec, leggendario autore e chitarrista dei primi successi della band. Me la prenderei anche col pubblico, perché i rockettari erano pochi, mentre abbondava la classica campagna slovena in camicetta, per cui un concerto così è l’ennesima occasione per cercare una nuova rissa, in cui coinvolgi chiunque nel raggio di 2 metri intorno a te….di bovini così purtroppo non ne mancavano. La band in sé è comunque in forma smagliante, la voce di Matjaž è al top e tutto lascia pensare che suoneranno ancora per molti anni; ma la propria storia non c’è proprio bisogno di ficcarla da qualche parte nel subconscio.

testo: Gregor Šujica
foto: Gregor Šujica

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