461 Ocean Boulevard

0 7

Artista: Clapton, Eric
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1974

461 Ocean Boulevard segna oggi il primo vero esame di maturità di Clapton, che trova il leggendario chitarrista a un crocevia importante del suo percorso musicale tumultuoso e imprevedibile. Dopo un lungo periodo di abuso di droghe, sull’onda dell’entusiasmo del suo vecchio amico e produttore Tom Dowd, nel 1974 Eric torna a Miami, dove, con l’aiuto del fedele compagno d’armi dei Derek And The Dominos Carl Radle e del resto della banda di musicisti americani, registra uno dei dischi più potenti della sua carriera.

461 Ocean Boulevard dimostra che Clapton è decisamente più di un grande interprete blues. Anche se di motivi blues in tutte le sfumature non ne mancano nemmeno stavolta, in questo grande documento di “comeback” a rubare la scena è la celebre versione di I Shot The Sheriff di Marley, il cui originale, senza questo fenomenale omaggio di Eric ai ritmi giamaicani, sarebbe probabilmente rimasto nascosto ai nostri sensi ancora per un bel pezzo. Altrettanto sbalorditiva è la freschezza di quei vecchi canti blues impolverati da una vita, che le cure amorevoli del chitarrista strappano a strutture musicali ossificate e trasformano di nuovo in vortici emotivi che prendono a calci sul serio e pulsano di vita. Qui tutti gli intenditori di Clapton riconosceranno subito più di un messaggio autobiografico dell’artista, intriso di dubbi e insicurezze, ma anche di un frequente sguardo ottimista al futuro.

Come si addice alla natura instabile del chitarrista, l’album si apre con Motherless Children, un canto tradizionale pieno del movimento agitato del tipico slide di Eric, con cui Clapton fa i conti con i ricordi ancora freschissimi dei suoi “scivoloni” passati. Il pezzo, energico, ricorda parecchio una qualche creatura dei Derek And The Dominos, e fin dall’inizio condisce l’atmosfera con un pizzico di nostalgia. Tutt’altra immagine ce la dipinge la calma sognante di Give Me Strength, dove Eric, con il dobro in mano e nei panni del pastore d’anime, si cura le ferite lasciate dalle già citate escursioni oppiacee. Affrontando temi seri come questi, Clapton comincia a pescare sempre più spesso in schemi di genere di varia provenienza, che gli permettono di esprimere comodamente la propria opinione. Uno di questi è ovviamente il blues, o meglio, in questo caso, una versione nettamente potenziata di Willie And The Hand Jive di Johnny Otis. La sua forma musicale semplificata e ultra morbida, più che all’originale fa pensare a uno di quei dondolii caraibici più rilassati. In un mood altrettanto spensierato ci accoglie Get Ready, con la voce seducente di Yvonne Elliman in prima linea. Il fatto che la ragazza abbia così tanto margine di manovra la dice lunga sulla dedizione di Clapton ai processi creativi spontanei, con cui Eric riesce almeno per un attimo, e fino a un certo punto, a scrollarsi di dosso il peso della fama.

In un’altra delle sue tante dimostrazioni di abilità interpretativa, Eric ci spinge fino a limiti fin lì inimmaginabili con le cover di I Can’t Hold Out di Elmore James e della scatenatissima Steady Rollin’ Man di Robert Johnson. Sono altre due perle nella serie delle opere indimenticabili dei loro autori, accanto alle quali la pur splendida I Shot The Sheriff sembra una canzoncina saltellante del tutto sacrificabile. Eppure la sua importanza non va assolutamente sottovalutata: proprio intorno al suo sapore giamaicano, oltreoceano, l’immagine di Clapton come musicista di successo commerciale è stata costruita per molto tempo dopo. A plasmarla ha avuto il suo bel peso anche la commovente Let It Grow, che ci mostra un autore deciso a voltare definitivamente le spalle al suo passato glorioso ma al tempo stesso parecchio problematico. Al suo posto Eric stavolta sceglie l’amore, la vita e gli altri valori affini, il cui vero significato, dopo tutto l’inferno che si è lasciato alle spalle, lo capisce meglio di chiunque altro. In un’attesa altrettanto incerta ma piena di ottimismo per tempi migliori, verso la fine dell’album ci accompagna la leggera e rockeggiante Mainline Florida, che chiude in grande stile la trasformazione personale, e altrettanto evidentemente musicale, di Clapton.

Formazione

Eric Clapton: voce/chitarra/dobro
George Terry: chitarra
Carl Radle: basso
Albhy Galuten: piano
Dick Sims: organo
Yvonne Elliman: voce
Jamie Oldaker: batteria

Produzione: Tom Dowd

Produzione

Tom Dowd

Tracklist

1.Motherless Children
2.Give Me Strength
3.Willie And The Hand Jive
4.Get Ready
5.I Shot The Sheriff
6.I Can’t Hold On
7.Please Be With Me
8.Let It Grow
9.Steady Rollin’ Man
10.Mainline Florida

Durata dell’album: 39.32

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