+4626-COMFORTZONE
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Beardfish
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2015
Durata: 65:29
Voto: 4.5/5
Titolo insolito per una band insolita, che però sorprenderà solo chi sente nominare per la prima volta gli svedesi fuori dagli schemi Beardfish. »+4626-COMFORTZONE« è l’ottavo album in studio di questi eclettici revivalisti del prog rock, nato nel periodo in cui il poliedrico cantante/tastierista/chitarrista occasionale Rikard Sjöblom è diventato il nuovo membro dei Big Big Train, promettenti pezzi grossi del prog britannico. Dopo il predecessore »The Void« (2012), un po’ più cupo a livello di atmosfere, gli arguti svedesi si presentano nel loro ultimo lavoro in una luce più allegra e rilassata, anche se i singoli brani sono parecchio diversi tra loro per atmosfera e, come da tradizione, contengono ancora una volta un bel po’ di arrangiamenti complessi e cambi di tempo insoliti, così anche stavolta su questo fronte non deludono di certo.
»+4626-COMFORTZONE« è un altro splendido album dei Beardfish, che piacerà soprattutto a tutti quelli che non si sono mai consolati per l’addio prematuro di certi pionieri del rock progressivo, Genesis in testa, ma che nei singoli pezzi ospita anche molte altre influenze di genere, soprattutto dal mondo dell’hard rock e del pop rock. L’album ha anche un leggero filo concettuale: affronta in chiave psicoanalitica uno spaccato della vita di un individuo, in cui vibrazioni diverse, condizionate dalla società e solo negative, sono diventate le compagne fisse del suo percorso, finché con il loro aiuto si è chiuso nella propria ‘comfort zone’ (apatia totale, nichilismo e fuga da qualsiasi possibilità di cambiare in meglio). Il tutto suona come la psicoanalisi del cittadino medio della Repubblica di Slovenia.
»The One Inside Part One – Noise In The Background« è una breve apertura strumentale con drammatici arrangiamenti sinfonici, mentre »Hold On«, un’interessante miscela di epica e bizzarria, è una vera delizia per tutti gli amanti del prog sinfonico old school che adorano allo stesso tempo i cambi di ritmo imprevedibili e le possenti sezioni strumentali. Sul piano virtuosistico il collettivo Beardfish ancora una volta non si può lodare abbastanza, mentre la voce di Sjöblom, spesso teatrale, sembra diventare più bella di album in album.
»Comfort Zone« si apre con un assolo di chitarra malinconico e texture eteree di sintetizzatori, che insieme creano un’atmosfera misteriosa e tesa. Col tempo entra un bellissimo arrangiamento di pianoforte, mentre Sjöblom si mette di nuovo in mostra con un canto emotivamente variegatissimo. Anche qui, dentro la struttura del brano, non mancano motivi sinfonici intelligenti e arguti, che portano l’ascoltatore in un meraviglioso viaggio attraverso tanti mondi ambient diversi. »Can You See Me Now?«, dove è impossibile non notare l’influenza dei leggendari Queen, ha un leggero pulsare bluesy che si fonde con efficacia con le variazioni sinfoniche e con l’approccio vocale attento di Rikard.
»King«, impostato in modo più cupo, ha un approccio un po’ modernista, diciamo da ‘new prog’, con passaggi di chitarra conditi di metal e un canto più aggressivo, mentre i testi sintetizzati stavolta sono un po’ più lubrificati di elettronica, il che regala risultati ambient interessantissimi. »The One Inside Part 2 – My Companion Through Life« è una ballata acustica dal sapore pastorale, che crea un bel contrasto con il suo predecessore più oscuro. »Daughter/Whore« è un pezzo di impronta hard rock/metal con passaggi di chitarra affilati e un cantato furioso, che si sposa bene con il testo brutale e satirico.
»Ode To The Rock’n’Roller« è un’epopea simfonico-progressive di oltre 15 minuti nella migliore tradizione del genere, nonché il momento chiave dell’album, in cui i Beardfish tirano fuori il meglio delle loro doti di compositori e strumentisti, con un raffinato senso dell’umorismo e del melodramma. A una lunga introduzione strumentale, dominata soprattutto dall’organo hammond, segue un piacevole passaggio a una sezione acustica sottile e delicata. Rikard, oltre a un canto eccellente e variegatissimo, brilla qui di continuo con le sue improvvisazioni tastieristiche di ogni tipo, in cui è impossibile non cogliere le influenze di Keith Emerson (ELP) e Tony Banks (Genesis), mentre l’intera band supera più volte tanti confini di genere, così che questa epopea splendida piacerà agli amanti di band diversissime come, per dire, Genesis, ELP, Deep Purple, Iron Butterfly, The Who e Queen.
»If We Must Be Apart (Love Story Continued)« è una delle sorprese più grosse di questo album, perché in sostanza è un ibrido divertentissimo e complesso tra una ballata pop rock e una ‘mazzata’ hard rock, spinto avanti da tanti arrangiamenti melodici, arguti passaggi di chitarra su base blues e intelligenti variazioni ritmiche. L’album si chiude con »The One Inside Part 3 – Relief«, una nostalgica power ballad in cui i Beardfish si confermano ancora una volta maestri nel forgiare melodie ipnotiche della migliore scuola art rock.
I Beardfish hanno sfornato ancora una volta un album interessantissimo, in cui a ogni nuovo ascolto saltano fuori sorprese e dettagli che ti erano sfuggiti, così che, in mezzo a un ottimo equilibrio ambient, non manca mai il divertimento grazie alle variazioni strumentali e a momenti piacevolissimi di estasi eterea e totale. Visto che »+4626-COMFORTZONE« è parecchio diverso dal suo predecessore, difficilmente si può dire che la band ci rimanga, stilisticamente, nella sua ‘comfort zone’.
Formazione
Rikard Sjöblom – voce e tastiere
David Zackrinsson – chitarra
Robert Hansen – basso
Magnus Östgren – batteria
Produzione
Beardfish
Tracklist
1. The One Inside Part 1: Noise in the Background (1:47)
2. Hold On (7:47)
3. Comfort Zone (9:34)
4. Can You See Me Now (3:44)
5. King (5:43)
6. The One Inside Part 2: My Companion Throughout Life (4:05)
7. Daughter / Whore (5:22)
8. If We Must Be Apart (A Love Story Continued) (7:20)
8. Ode to the Rock ‘N’ Roller (15:34)
10. The One Inside Part 3: Relief (4:33)