Il Phantom Radio di Lanegan torna a suonare alla Šiška (2015)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 28.02.2015
Numero di spettatori: 600
Prezzo del biglietto: 20,00€ (in prevendita) / 23,00€ (il giorno del concerto)

Nell’ambito del suo nuovo tour, il cantautore e compositore americano Mark Lanegan è tornato per la seconda volta nel tempio lubianese della cultura musicale alternativa, il Kino Šiška, insieme alla sua band. I Mark Lanegan Band hanno presentato il nuovo album in studio, il nono in totale, »Phantom Radio«, uscito lo scorso ottobre. Oggi Lanegan è un artista affermato che non ha certo bisogno di presentazioni dettagliate. Il suo nome è comparso per la prima volta sulla mappa del rock quando, già nella prima metà degli anni Ottanta, ha fondato la formazione grunge Screaming Trees, con cui, in compagnia di un’ondata di band dalla filosofia musicale simile, ha gettato le basi di una vera rivoluzione musicale arrivata pochi anni dopo. Non si può certo ignorare la sua collaborazione con i Queens of the Stone Age, così come la marea di progetti paralleli e collaborazioni. Ad oggi Lanegan compare in più di 50 uscite discografiche diverse.  

Alle otto in punto sono saliti sul palco Fred Lyenn Jacques & Aldo Struyf, che suonano con il nome The Faye Dunaways. Il nome l’hanno ricavato dalla »carta d’identità« della nota attrice americana. Due fanatici del D.I.Y. che in mezz’ora, a colpi di chitarra e di apparecchi per ogni sorta di manipolazione sonora, hanno costruito una pista di lancio verso il sottosuolo musicale dell’universo rock. Grazie al campionamento di loop programmati hanno creato un’atmosfera stratificata, cupa e post-apocalittica, riempita da impennate schiumose della chitarra, che nelle improvvisazioni virava spesso verso il blues. Le voci servivano solo a colorare di tanto in tanto le scenografie sonore. Ipnosi nera. Il »colpevole« della nascita di questo duo è proprio Mark Lanegan, visto che entrambi fanno parte stabile della sua band. Hanno anche partecipato alle registrazioni dell’album »Phantom Radio«.

Per secondo è salito sul palco il cantautore londinese Duke Garwood. Garwood è un compagno di strada musicale di Lanegan, i due hanno già collaborato in passato e Garwood figura anche come coautore del brano I Am the Wolf, dal nuovo album in studio di Lanegan »Phantom Radio«. Garwood aveva già aperto per Lanegan nel 2012, proprio nel giorno del compleanno di quest’ultimo, quando Lanegan suonò per la prima volta al CUK Kino Šiška – il report di RockLine lo trovi QUI! Accompagnato dal batterista Paul May e da due modeste luci blu che durante il set »leccavano« le loro sagome sul palco, Duke Garwood ha fatto subito capire perché sul palco gli basti un solo altro musicista. Ha tirato fuori un suono sfocato e roco, rinforzato da qualche stereo chorus qua e là. Garwood si è presentato come un cupo bluesman pieno di erotismo nero, con la destra che faceva il suo lavoro senza plettro, e proprio per questo il contatto tra il musicista e lo strumento risultava ancora più autentico. Un vero desperado dalla voce cupa e sussurrata, dai contorni vagamente gutturali! Una presenza roccciosa, tesa e vestita di nero più nero, che con qualche sfiorata di brivido ha fatto rizzare i peli sull’attenti. In una buona mezz’ora Duke Garwoood ha presentato anche il suo nuovo album in studio »Heavy Love«. Spogliato e senza compromessi!

I Mark Lanegan Band hanno regalato un’altra esperienza live eccezionale. L’artista dall’atteggiamento marcatamente eclettico ha aperto il concerto con due pezzi tranquilli, in cui a fargli compagnia sul palco c’era solo la chitarra (When Your Number Isn’t Up, Low). Il vocalist carismatico, ovviamente, con la sola presenza ha fatto da solo più di metà del lavoro. Con una posa quasi a occhi chiusi. Solo di rado ha alzato lo sguardo verso il pubblico da sotto la fronte aggrottata. La sua voce inconfondibile, che a tratti passa da una sensualità morbidissima (Tom Red Heart) a una posa quasi alla Waits, è la prima e fondamentale calamita che conquista l’ascoltatore. Poi, un cambio d’atmosfera! Sul palco c’è tutta la band e il gruppo esplode in The Gravedigger’s Song. Il brano risveglia del tutto una sala ben piena, a cui è mancato un soffio per il tutto esaurito. Fermo, per lo più appoggiato con entrambe le mani all’asta del microfono, a gambe divaricate, nel bagliore di una luce da cabaret — con i tecnici luci attentissimi a non esporre Lanegan nemmeno per un istante del concerto a un fascio di luce — ha guidato il pubblico con sovrana leggerezza da un brano all’altro del suo repertorio pittoresco. Le composizioni sono definite da un minimalismo di strutture che accende subito! Lanegan è circondato da musicisti straordinari, capaci in ogni momento di tirare fuori molte più virtù musicali, se è il capo a ordinarlo. Hanno sviluppato una grande precisione di esecuzione compatta e di straordinaria chimica, che ha vestito a pennello la voce perlopiù cupa di Lanegan.

Un concerto pieno di miscugli eclettici di alternative rock, che univa elementi del post punk degli anni Ottanta, conditi con i suoni dell’elettronica della stessa epoca (new wave e perfino krautrock, messi in risalto in particolare da Ode to Sad Disco o, proprio sul finale, dalla nuovissima The Killing Season), mentre Lanegan con la band è finito più volte a flirtare con il blues, e a tratti si poteva cogliere il filo della sua carriera musicale che risale molto indietro, fino ai tempi degli Screaming Trees. Per questo l’esecuzione del brano degli Screaming Trees Black Rose Way era del tutto al posto giusto. Un contenuto musicale di straordinaria tangibilità e capacità espressiva, rafforzato dalla costante presenza della premessa eclettica. In I Am The Wolf è comparso sul palco con la chitarra anche Duke Garwood, cosa che non ha sorpreso nessuno, visto che ne è il coautore. Lanegan dev’essere entusiasta del nuovo album, dato che ne ha suonato un terzo dei pezzi, ma nel repertorio era ben rappresentato anche l’album »Blues Funeral« (2012).

Nella sua nuova visita alla capitale slovena Lanegan ha confermato di restare uno dei cantautori più affascinanti del nostro tempo, e di esserci arrivato del tutto per vie naturali. Un lungo cammino percorso, di grande maturazione artistica. Lanegan è un’assoluta stranezza musicale che, attraverso le uscite sosoliste, continua a evolversi e a crescere artisticamente senza sosta. Un concerto senza un briciolo di pompa e kitsch! Solo il bagliore di interpretazioni vissute fino in fondo, che con la forza straordinaria della poesia di Lanegan ti seducono e ti ammaliano con sfrontatezza. In una trance senza confini di nera eleganza musicale. 

Scaletta

  1. When Your Number Isn’t Up 
  2. Low 
  3. The Gravedigger’s Song 
  4. Harvest Home 
  5. Quiver Syndrome 
  6. One Way Street 
  7. Gray Goes Black 
  8. Deepest Shade (cover dell’originale dei The Twilight Singers)
  9. Hit the City 
  10. Ode to Sad Disco 
  11. Riot in My House 
  12. Harborview Hospital 
  13. Floor of the Ocean 
  14. Torn Red Heart 
  15. Black Rose Way (cover dell’originale degli Screaming Trees)
  16. Sleep With Me 
  17. Death Trip to Tulsa
    —bis—
  18. Methamphetamine Blues 
  19. I Am the Wolf 
  20. The Killing Season

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