7 Sinners

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Helloween
Etichetta: Sony Music
Uscita: 2010
Durata: 62:19
Voto: 4/5

“7 Sinners” è la prova che agli inventori del power metal europeo, gli Helloween, l’aggettivo “happy” non sta incollato per forza: nel 2010 può suonare molto più a fuoco “heavy”. Il tredicesimo album in studio della loro carriera sostituisce la formula “Happy, happy Helloween” con un bel “Heavy, heavy Helloween!” a tutti gli effetti.

Gli Helloween hanno sempre amato sperimentare. “7 Sinners” è l’album a cui Andi Deris ha contribuito con più materiale (sei pezzi su tredici in totale). Per fortuna Deris non è Michael Kiske e sa scrivere musica, quindi non c’è nessun motivo di temere un altro esperimento sfortunato tipo “Pink Bubbles Go Ape” o l’eterno mal di cuore di “Chameleon”.

“7 Sinners” si vanta di una spinta di riff accordati più in basso che, per tutto l’album, erige un muro massiccio, velenoso e indemoniato. Il riffing suona già bello “thrashy”. L’atmosfera creata dalle chitarre è scura, sostenuta da arrangiamenti di tastiere, e incarna stati d’animo che a parecchi ricorderanno il nero di “The Dark Ride” (2000). Esempio da manuale di come si resiste da maestri e si resta ispirati dopo 30 anni di carriera, il più audace per la nuova era è proprio il singolo Are You Metal?. L’ottima combinazione di riffing rabbioso, produzione moderna – accordata più in basso – e atmosfera rafforzata dalle tastiere viene spinta a fondo anche dalla voce di Deris, in questo pezzo bella aggressiva e all’attacco. Gli Helloween, comunque, mantengono sempre quel minimo di melodia tipica, e così garantiscono che l’album sia sempre ascoltabile e, in tutto e per tutto, un disco degli Helloween al 100%. È uno degli album più duri dopo “Better Than Raw” (1998) e “The Dark Ride”, guardando l’intera discografia degli Helloween.

Stavolta le armonie in terze e quel tipico guizzo delle doppie chitarre nei motivi che di solito aleggia sopra i riff sono ridotti al minimo. I nuovi Helloween danno priorità assoluta alla creazione di un’atmosfera scura. L’album è diretto, ha una produzione incandescente, vivace, a tratti brutalmente cruda, che avvicina la sensazione di ascoltare un suono catturato in studio a quella dell’atmosfera dei concerti. Un suono duro fin dall’origine e intransigente, per gli Helloween incredibilmente rumoroso, tagliente e aggressivo. La maggior parte della melodia stavolta la porta Deris con la sua voce inconfondibile, che evidentemente si trova più che bene in situazioni del genere. Anche se non è il pezzo più veloce dell’album, l’apertura con Where The Sinners Go è il momento che, con grande efficacia e in un attimo, riassume tutta la vibrazione del disco.

I pezzi speciali dell’album sono Who Is Mr. Madman?, una specie di nuovo Perfect Gentleman (album “Master Of the Rings”, 1994). Cosa che coincide con il titolo dell’album e con la saga dei sette peccati capitali. In apertura non è difficile accorgersi del motivo guida di Perfect Gentleman riutilizzato, ma Who Is Mr. Madman? è speciale anche per la voce parlata del cantante dei Saxon, Biff Byford. È la seconda ospitata di Byford con gli Helloween, dopo l’album “Gambling With The Devil” (2007). Raise The Noise sorprende con l’inserimento di un flauto che piazza un assolo simile all’approccio di Ian Anderson (Jethro Tull), e il tutto si rivela riuscitissimo e perfettamente compatibile. Il pezzo più lungo, Far In The Future, con la sua costruzione a più strati di motivi, evoca la vibrazione di Revelations (album “Better Than Raw”, 1998). È un brano drammaticissimo che, per via dell’atmosfera drammatica ad alta tensione, è piazzato proprio in chiusura d’album! Anche se gli Helloween non li abbiamo mai contati tra i progsters, in questo senso sorprende un po’ My Sacrifice, che shocka con un pre-ritornello volutamente spezzato a livello ritmico (due ritmi opposti si sovrappongono e portano un senso di caos).

Se saltiamo alla bonus track I’m Free dell’edizione limitata (estesa), nella strofa rimanda vagamente alla melodia con cui sono cantati i versi di We Damn The Night da “The Dark Ride”, ma è un pezzo che sa più di ciò a cui ci hanno abituato i vecchi Helloween (epicità in evidenza). Pezzi così sull’album sono anche Raise The Noise, subito seguita da World Of Fantasy, dove per la prima volta nel disco entrano le armonie in terze, e più avanti If A Mountain Can Talk. Tra questi brani, quello che nella melodia suona più retrò è The Sage, The Fool, The Sinner. Un pezzo dal ritornello altamente contagioso e dal riff principale di concezione moderna (accordato più in basso), che getta un ottimo ponte tra le nuove visioni musicali della band e l’eredità delle opere passate. Il riff d’apertura ha qualche somiglianza con quello iniziale di Where The Sinners Go.

Per rumorosità, stavolta il primo premio dell’album va a Long Live The King, dove la band porta all’estremo la sua nudità ad altissimo voltaggio con la batteria estrema di Dani Löble. Perfettamente accordato fino agli estremi, ma al tempo stesso 100% Helloween in tutto e per tutto! A fare da livellatore, subito dopo c’è la pacata The Smile Of The Sun, con un ritornello e un passaggio alla strofa che evocano la vibrazione di As  Long As I Fall (album “Gambling With The Devil”).

“7 Sinners” è un album aggressivo, ustionante e diretto, come l’acciaio incandescente al massimo del suo calore. Gli Helloween hanno volutamente semplificato i loro arrangiamenti, che di solito includono il guizzo sopra i riff. Le armonie in terze hanno perso del tutto il primato. La maggior parte delle composizioni poggia su riff massicci, con un’atmosfera magistralmente approfondita e un tocco di arrangiamenti di tastiere. In un ambiente così, la voce unica di Deris e il suo approccio vocale si sentono particolarmente a casa e il tutto funziona in modo stabile, sicuro e competente. Gli Helloween hanno così offerto un album un po’ diverso. Per la proverbiale prevedibilità di una band che oggi, dopo 13 album in studio, fa una gran fatica a sorprendere con qualche particolarità, è una spinta enorme.  È la prova che il tempo non ha ancora sbriciolato gli Helloween e che nelle vene della squadra scorre ancora un sacco di dinamite infiammabile, il motore di base di una band classica nel creare melodie ispirate dell’era nuova. “7 Sinners” è un esame superato a pieni voti, dove si scontrano nuove visioni musicali e la capacità di conservare i fondamenti del proprio linguaggio, quello che gli Helloween hanno intronizzato con le loro opere passate (anche le più importanti). A volte al carattere si aggiunge benissimo se con la freccia indichi una svolta a sinistra, ma poi giri a destra. L’album non è affatto una rivoluzione musicale per gli Helloween. Solo un cambiamento enormemente sensato, voluto e riuscito.

Formazione

Andi Deris – voce
Michael Weikath – chitarra
Sascha Gerstner – chitarra, cori
Markus Grosskopf – basso
Dani Löble – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Biff Byford – voce parlata nel brano n. 3
Matthias Ullmer – tastiere

Produzione

Charlie Bauerfiend

Tracklist

1. Where The Sinners Go (03:35)
2. Are You Metal? (03:38)
3. Who is Mr. Madman? 05:40)
4. Raise The Noise (05:06)
5. World Of Fantasy (05:15)
6. Long Live The King (04:12)
7. The Smile Of The Sun (04:37)
8. You Stupid Mankind (04:05)
9. If A Mountain Could Talk (06:43)
10. The Sage, The Fool, The Sinner (04:00)
11. My Sacrifice (05:00)
12. Not Yet Today (01:11)
13. Far In The Future (07:42)
14. I’m Free* (4:15)

*…bonus track

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