The Clans Will Rise Again

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Grave Digger
Etichetta: Napalm Records
Uscita: 2010
Durata: 53:40
Voto: 2.5/5

Sta per arrivare il nuovo album in studio dei taglialegna teutonici del metal tedesco, gli unici e inimitabili Grave Digger. Ed è il quindicesimo! Dal punto di vista degli arrangiamenti e del modo di costruire i pezzi, i Grave Digger non si spostano di un millimetro. Le idee sono finite, quindi ovviamente cercano di impacchettare il tutto in qualche modo, per restare interessanti agli occhi di chi ama la loro musica. Così sono tornati ancora una volta al tema della Scozia. Se “Tunes Of War” (1996), uno dei lavori più celebri dell’intera discografia dei Grave Digger, raccontava la storica caduta della Scozia sotto il giogo inglese, “The Clans Will Rise Again” racconta una storia un po’ diversa. I Grave Digger, insomma, tornano in Scozia. Innanzitutto, l’album non è un concept: sfiora la terra scozzese, il suo lato mistico e la sua gente. Per quanto Boltendahl e compagni cerchino di portare l’ascoltatore da un’altra parte, è chiaro fin dall’inizio che dietro c’è il tentativo di rimettere le mani sul successo di “Tunes Of War”.

Anche se dai Grave Digger non possiamo aspettarci scosse telluriche di fantasia sfrenata e ispirazione creativa, visto che l’evoluzione della band si è conclusa da un pezzo, “The Clans Will Rise Again” porta comunque una novità. Qui i Grave Digger presentano il loro nuovo membro: il chitarrista Axel Ritt, arrivato dai Domain.

Il chitarrista precedente, Manni Schmidt, ha lasciato i Grave Digger per le tensioni crescenti e per i dissidi sulla direzione musicale del gruppo. Le differenze di vedute erano insormontabili con il capo della band, Chris Boltendahl. Visto il tema scelto da Boltendahl per il nuovo album, ora è chiarissimo che prima doveva sbarazzarsi di Schmidt. Quest’ultimo spingeva per il cambiamento, non per un ritorno al passato (già collaudato) del raggio d’azione artistico dei Grave Digger. Così nella formazione si è aperto un vuoto ed è arrivato un nuovo chitarrista, voglioso di dimostrare quanto vale, docile, obbediente in tutto e puntuale nel portare a termine i suoi compiti. È sempre un vantaggio?

Per ricostruire la coesione della formazione rinnovata, di sicuro sì. Dal punto di vista espressivo, non è detto. Cambiare chitarrista nei Grave Digger non è mai stata una passeggiata. Uwe Lulis era famoso per un suono e uno stile particolari, che aveva sviluppato e con cui aveva impresso un marchio indimenticabile ad alcune delle opere più marcate dei Grave Digger, da “The Reapper” (1993) a “Excalibur” (1999). Già quando se n’è andato era nata una montagna di dubbi su chi avrebbe raccolto con efficacia il suo lavoro nella band. L’arrivo di Manni Schmidt ha fatto rinascere i Grave Digger e la formazione è stata investita da una nuova ondata di freschezza creativa. I due album più interessanti con Manni in line-up sono proprio il primo (“The Grave Digger”, 2001) e l’ultimo (“Ballads Of A Hangman”, 2009).

Il seguito della storia con Axel Ritt non regala a “The Clans Will Rise Again” la sorpresa che aveva portato il cambio del 2000, quando “Excalibur” ottenne un successore ancora migliore con l’album “The Grave Digger”. La prima impressione con Ritt in formazione è che il ragazzo si limiti a usare frasi di chitarra già inventate e già usate, piazzandole in varie combinazioni dentro i motivi portanti dei singoli pezzi. I suoi assoli sono minimalisti e l’approccio non dà la sensazione di trovarsi davanti a un chitarrista fuori dal comune, come lo furono un tempo per i Grave Digger Uwe Lulis o Manni Schmidt. Quest’ultimo aveva superato Lulis in tutto e per tutto nello sfruttare la chitarra al servizio dei Grave Digger. Quando Schmidt attaccava un assolo, capivi subito che un assolo così poteva tirarlo fuori solo Manni. Per i Grave Digger non serve essere Joe Satriani, ma è richiesto di essere un tipo speciale nel sentire la musica e nel portarla alle masse. E Manni lo era. Ritt, semplicemente, non ha quell’estro e quel carisma. O meglio, diciamo che per ora non li ha ancora.

I riff del nuovo album hanno il riconoscibile marchio di fabbrica dei Grave Digger, e anche tutto il disco è concepito in puro stile Grave Digger. Ma è proprio questo il suo difetto: è fin troppo prevedibile e meno coinvolgente, proprio per la mancanza di un chitarrista carismatico. D’altra parte, “The Clans Will Rise Again” è un album più melodico rispetto a “Ballads Of A Hangman”, grazie a certe armonie decorative nei passaggi di raccordo. Mi azzardo a dire che è addirittura il disco più “allegro” dei Grave Digger. Il ritornello di Coming Home, infatti, è in tonalità maggiore, il che per i Grave Digger è un’eccezione. Nemmeno la semi-ballad When The Rain Turns To Blood, in chiusura, scuote la placida prevedibilità del disco. I paragoni con “Tunes Of War”, in termini di atmosfere catturate e di stile compositivo, sono del tutto inutili.  “The Clans Will Rise Again” annega nella mediocrità e mostra una carenza di carica creativa e di ispirazione. I pezzi che spiccano per qualità degli arrangiamenti e per espressività stavolta sono pochi. Uno dei ritornelli più interessanti lo offre Highland Farewell, per il resto i Grave Digger cavalcano la solita strada sicura dei loro schemi compositivi. Niente di eccezionale, insomma. Perfino il tipico ringhio di Boltendahl non suona più  così sinistro e infuriato come succedeva di regola negli album precedenti dei Grave Digger

Viene dunque da chiedersi: è la perdita definitiva del fascino dei Grave Digger, o solo un album, unico nella vita della band, che aveva bisogno di più controllo e di più freni per arrivare al mondo senza danni e reggere il confronto con i suoi fratelli maggiori in studio? I fan più fedeli gli appiccicheranno volentieri l’etichetta: “Non è male, ma non ha niente di speciale!” Vedremo cosa porterà il futuro ai Grave Digger e se Boltendahl e compagni sono pronti a ricavare qualcosa di più dal talento chitarristico di Axel Ritt.

Formazione

Chris Boltendahl – voce, cori
Axel Ritt – chitarra, cori
H.P. Katzenburg – tastiere
Jens Becker – basso
Stefan Arnold – batteria

Produzione

Chris Boltendahl & Grave Digger

Tracklist

1. Days of Revenge (1:58)
2. Paid in Blood (3:57)
3. Hammer of the Scots (4:01)
4. Highland Farewell (4:07)
5. The Clans Will Rise Again (5:01)
6. Rebels (4:40)
7. Valley of Tears (4:09)
8. Execution (4:45)
9. Whom the Gods Love Die Young (6:19)
10. Spider (3:19)
11. The Piper McLeod (0:49)
12. Coming Home (4:22)
13. When Rain Turns to Blood (6:14)

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