Tommy Emmanuel – il mago della chitarra che ti toglie il fiato e te lo restituisce in forma di meraviglia (2007)

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Luogo: Dvorana Mediapark / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 10.03.2007
Pubblico: 700 persone
Prezzo del biglietto: 22,00€

Finalmente! Il grande maestro del “finger picking” Tommy Emmanuel è arrivato anche in Slovenia. Che dire, dove trovare le parole giuste, e ha senso dire qualcosa… dopo averlo visto dal vivo su un palco! Ma andiamo con ordine.

Il benvenuto ce l’ha dato il nostro mattacchione Jernej, che ci ha accolti con quattro Union fuori dalla sala MediaPark per farci un po’ di coraggio, perché dentro la Heineken costa una follia (2,5€), te la danno in un bicchierino da 4 dl e per giunta perde pure il confronto con l’Union. Dallo show di Mario si è materializzato anche il “gmašno urejeni” Jani e la squadra era al completo per varcare la soglia della sala.

Alle 20.10 è salito sul palco Sašo Zver. Un ragazzo simpatico, che ha regalato un’introduzione bellissima a questa serata splendida e unica in compagnia di Emmanuel. Sašo ha proposto il suo materiale originale, ma anche alcuni evergreen sloveni ristrutturati in modo ottimo e pieno di humor, come Zemlja pleše, Ne čakaj na maj, Maček v žaklju, Ko boš prišla na Bled… tradotti nel linguaggio del rag time, dimostrando che in questo ragazzo c’è un talento fuori dal comune. Il maestro sloviano del “finger picking” ci ha tenuto compagnia per una ventina di minuti, poi, prima di congedarsi, si è preso l’onore di rivolgersi al pubblico e invitarlo ad accogliere il grande Tommy Emmanuel!

Alle 20.30 Tommy è praticamente corso sul palco e il suo primo contatto con il microfono è stato un boato: “Sloveniaaaa!!!!” Il pubblico ha risposto subito a gran voce e lo show è cominciato. Ad accompagnarlo sul palco c’erano appena tre chitarre. Per Emmanuel era la prima volta in assoluto su un palco sloveno. Nella vicina Croazia, per dire, è un habitué: ci ha suonato già quattro volte e lì la gente lo conosce benissimo e lo apprezza un sacco. E come potrebbe essere altrimenti. Già solo l’approccio, pieno di scintille di allegria, di spirito positivo e di risate, ha abbattuto in un attimo ogni barriera e il pubblico è stato con lui dall’inizio alla fine, dalla prima battuta all’ultima!

Una cosa che il pubblico apprezza in modo particolare, e che è solo una delle grandi qualità di questo chitarrista, è il rapporto speciale che ha con lui. Un rapporto genuino, da amici. Un rapporto che dimostrava come in Emmanuel non ci sia un briciolo di spocchia e come non lo tormenti nessuna mosca al naso che pretenda di dettare un regolamento sul comportamento “corretto” del pubblico durante il suo concerto. Lui stesso ha mostrato un rispetto speciale verso la gente. Tutto quello che ci ha chiesto è stato di non accendere sigarette almeno nelle prime file. Il pubblico ha risposto in modo impeccabile e in platea, dalla prima all’ultima fila, non si vedeva praticamente nessuno con una sigaretta in mano.

Be’, nella prima parte il tipo ha chiarito subito che con lui non si scherza. Ha sfoggiato una velocità da capogiro nel “finger picking” con la destra, dita estreme, ha mostrato un carisma fuori dal comune, decisione, sicurezza e una potenza incredibile. Un po’ di americana, un po’ di bluegrass, tanto rag-time, perfino del boogie: un viaggio attraverso un mix musicale straordinario! La chitarra la impastava come in trance, tirandone fuori note e follie che non capita di vedere tutti i giorni, anzi che non vedi proprio mai, a meno che davanti a te non ci sia Tommy Emmanuel in persona. Mentre guardi Emmanuel non puoi fare altro che strabuzzare gli occhi, lasciar cadere la mascella e dimenticarti di respirare. In una parola: pura follia!

Nella parte iniziale sono arrivate Green Thumb, Endless Road, Blue Moon… La gente si è accesa soprattutto con il medley di cover dei The Beatles, nell’ordine Day Tripper, When I’m 64 e Lady Madonna, che si è chiuso in una stampede da capogiro, per non dire diabolicamente scatenata.

Poi l’atmosfera si è calmata e abbiamo potuto ascoltare il brano principale del film The Wizzard Of Ozz, Somewhere Over The Rainbow, che ha affrontato con una dolcezza infinita, con un suono delle corde come se stesse raccogliendo un’arpa, e nella stessa maniera è seguita anche Stay Close To Me.

Subito dopo il tipo ha ribaltato l’atmosfera e sul palco è arrivata la strepitosa Mombasa. Se non era già successo prima, a quel punto anche tutti gli scettici in sala si sono convinti del perché Tommy non abbia bisogno di nessun aiutante sul palco. Le percussioni erano il corpo della chitarra, il manico,… a un certo punto ha percosso perfino il microfono, e il tutto, ovviamente, l’ha intriso di un magnifico motivo etno folk africano.

Questa parte più tranquilla del concerto è proseguita anche quando sul palco è salita la fidanzata di Tommy, bionda, capelli lunghi, snella e, per dirla tutta, 25 anni più giovane, che ha sfruttato fino in fondo il suo dono naturale di bellezza: la cantante Lizzie Watkins, per tre brani. Insieme non hanno nascosto l’ispirazione country. Hanno eseguito anche una cover dei The Mammas And The Pappas, Dream A Little Dream Of Me, e il brano Togehter Alone.

Basta sognare e fare i romantici! Eccolo di nuovo da solo sul palco e siamo già davanti a un’altra follia, con una versione affascinantissima di Heartbreak Hotel, a cui nel finale ha buttato altra benzina sul fuoco unendola a un classico dei The Police, Roxanne, in cui ha cantato il celebre verso: “Roxanne, you don’t have to put on the red light!” Poi, con la scattante versione rag time di Tall Fiddler, è arrivato sicuramente il culmine della serata!

Era l’esecuzione di Initiation, che Tommy ha dedicato agli aborigeni australiani. Il brano doveva evocare in sala il rito di iniziazione che gli aborigeni praticano, o meglio praticavano un tempo, quando il mondo era ancora giovane e innocente. Sono stati davvero momenti di magia irripetibile, quella che solo il regno dell’arte musicale sa offrire! Di solito a una band servono dieci persone per suonare come un’orchestra. Tommy per una cosa del genere non ha bisogno di nessuno. Lui può essere un’orchestra da solo. La festa, il rito, la cerimonia sono durati ben dieci minuti. Il tipo, ovviamente, si è fatto aiutare soltanto dagli effetti e dagli dèi aborigeni! Grattava con dita e unghie sul corpo della chitarra, si contorceva sul manico, picchiava come un forsennato e batteva sullo strumento, facendo intanto veri e propri gesti da stregone. Così ha costruito in sala un mondo unico, intessuto di pioggia, tuoni, fulmini, cinguettii di uccelli del paradiso, mormorio di ruscelli, e al centro di tutto, naturalmente, i tamburi della tribù! Per un attimo la sala è stata sopraffatta dalla magia. E questa magia la evoca un uomo solo sul palco. Incredibile. Finché non lo vivi, è difficile da credere! Ma poco importa. La sala è semplicemente rimasta senza parole, tanto convincente e vero era il lavoro dell’artista sul palco. Un momento speciale di solennità e magia del concerto!

Il concerto è volato via in un lampo e Tommy ha salutato con Those Who Wait. Ovazioni fragorose, di quelle che non senti spesso alla Mediapark! La gente ne vuole ancora! E lui torna e condivide con la folla altri tre brani di bis. Dopo The Hunt, Tommy invita tutti i presenti in sala ad accompagnarlo in un pezzo che conosciamo tutti benissimo e che per un periodo, dopo il crollo delle “gemelle” del WTC, è stato vietato negli USA. Era Imagine di John Lennon! Un’atmosfera pazzesca, durata ben 2 ore e 15 minuti, ha avuto così la chiusura più bella possibile di questa serata insieme a Tommy Emmanuel.

Incredibile! Anche quando ascolti gli album! No! Quest’uomo devi viverlo in concerto. Lì è di gran lunga il più convincente e il più efficace nell’espressione. Che spirito e che energia, che carisma, che approccio divertente, che sicurezza e che forza. E un grande peso ce l’ha la vita “nomade” del musicista. Tommy, infatti, suona più di 200 concerti all’anno in giro per il mondo.

Per tutto il tempo un umorismo sano e genuino, in cui Tommy ha lasciato un messaggio importante per tutti noi. Ha raccontato che da piccolo desiderava suonare la chitarra in giro per il mondo. E questo si è avverato, perché credeva e si fidava di sé stesso ed era sincero nel suo cuore. Se ne sei consapevole, possiedi una forza incredibile. Lui, da grande maestro che ha raggiunto i suoi obiettivi, può esserne certamente convinto fino in fondo; io, che di anni ne ho parecchi di meno, per ora posso solo sperare di cuore che sia davvero come dice il grande Tommy.

Giusto per riassumere! Il consiglio del giorno, che non ha niente di rivoluzionario, suonerebbe così: “Andate a vedere il maestro all’opera!” Se ne dicono e se ne scrivono tante, ma solo quando lo vedi dal vivo ti rendi davvero conto: “È vero quello che dicono! Quel tipo è uno dei migliori chitarristi al mondo e non vedo l’ora di rivederlo macinare corde e chitarra!”

Dopo il concerto, in sala è rimasto un solo, solissimo chitarrista. Tommy Emmanuel. Noi abbiamo chiuso saggiamente la bocca e ci siamo detti che era meglio tornarcene subito a casa a farci fuori un altro piatto di ajdovi žganci.

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