Ian Siegal apre in grande stile il Postojna Blues festival (2007)

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Luogo: Postumia / Jamski dvorec / Slovenia
Data del concerto: 20.09.2007
Numero di spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 13,00€

Non so voi, ma io ieri sera mi sono avvicinato al castello di Predjama con la febbrile attesa del blues-entusiasta in erba. Cosa piuttosto comprensibile, visto che si trattava del concerto d’apertura della attesissima quarta stagione del Postojna Blues festival, ormai molto rispettato. Il tutto si è svolto nell’atmosfera piacevolmente elettrica del magnifico castello di Predjama, dove noi amanti del blues abbiamo avuto di nuovo l’occasione di coccolarci con i suoni sporchi di questa forma di espressione musicale imprevedibilissima, e proprio per questo ancora più irresistibile. A scaldare gli organi vitali più importanti, sia quelli maschili che stanno fieri e orgogliosi, sia quelli femminili, un filo meno sospetti, ci hanno pensato con una dimostrazione bombastica di energia e potenza della scuola blues tradizionale Ian Siegal e la sua banda di tre ottimi musicisti italiani, che risponde al nome di Mike Sponza Band. Soprattutto questi ultimi, con la loro presenza scenica ispirata e dominante, hanno contribuito a spazzare via parecchi pregiudizi sulla proverbiale incompatibilità degli italiani con la musica di carattere, e ovviamente soprattutto con il blues.

Mike e Ian sono due tipi dal carattere molto diverso. Mentre il primo, oltre al suo approccio minimalista e impressionante, non disdegna di fare l’occhiolino ai passaggi chitarristici veloci, Ian preferisce muoversi in atmosfere più rilassate, in cui la sensualità del suo modo di esprimersi arriva a dispiegarsi in tutta la sua ampiezza. Quanto all’intensità della passione, dire che nel suo sacco ce ne sia di più per Ian farebbe un grosso torto al nostro amico italiano. Qui si tratta soprattutto di due approcci completamente diversi, che nella fredda serata di ieri a Postumia si sono completati a meraviglia.

Mike Sponza ha aperto la serata con un blues/funk compatto e ben rifinito, con KK Blues e 19 Years, con cui fin dall’inizio ha messo in chiaro la presenza della sua voce incredibilmente morbida, carica di emozione, che ricordava uno strano incrocio tra la scuola vocale di Guy e quella di Cray. Mike, almeno per quanto riguarda la voce, ha evidentemente studiato a fondo l’eredità di entrambi i giganti del blues, e adesso la sua voce si muove a metà strada tra i due. Altrettanto impressionante è il suo modo di suonare la chitarra, che Sponza serve con una leggerezza e un controllo sbalorditivi. L’ottimo Mike ha sfruttato fino in fondo l’occasione per mettere in mostra le sue qualità interpretative, che poi, quando Ian è salito al comando di questa strana mandria di vagabondi del blues, sono sparite d’un tratto nel diluvio di sfuriate yankee-spavalde del britannico. Segue Sugar Rush, brano dinamico di Siegal. Una perla della moderna scuola blues che mette in mostra le “imitazioni” vocali a tutto campo di Ian, da Albert Collins fino al gorgheggiare spavaldo di Howlin’ Wolf. Ian, in fondo, resta sempre fedele a questa eredità unica del delta del Mississippi. Dal punto di vista di chi ascolta, l’incontro tra la retorica morbida di Sponza, quasi pop blues direi, e la lirica sudista indomabile di Ian riesce a catturare una magia inattesa, da cui si sviluppa piano piano un’eccitante scena blues. Il ritmo più saltellante di Little By Little è un vero e proprio pezzo da museo di questo intreccio vocale, che poco dopo vira in un interludio chitarristico eruttivo e ironicamente curato. Tanto di cappello, ragazzi.

Con una espressione musicale così dominante si rischia di dimenticare gli altri due protagonisti, che però restano comunque due pilastri importantissimi. All’esibizione chitarristica superiore tiene testa con successo l’hammond di Michele Bonivento, che oltre a qualche attacco solista un po’ più timido si occupa anche di rifornire costantemente quelle linee di basso secche di cui il blues ha tanto bisogno. Linee che Moreno Buttinari ha sempre potenziato in modo eccellente. Un’interessante coppia ritmica che ha offerto a entrambi i chitarristi un sostegno di qualità costante, su cui si è costruita l’immagine di She Got The Devil alla Elmore James, della splendida Big Boss Man, di I’ll Play The Blues di Albert King e della bellissima ballata Fallin’ On Down. Il motivo semplice di quest’ultima, grazie alla sua natura più orecchiabile, ha giustamente raccolto un applauso fragoroso dal pubblico, completamente conquistato dal malinconico dondolio. Per un artista che si impegna fino all’ultimo dettaglio a vestire i panni del contadinotto sudista indisciplinato, la capacità di essere più raffinato e sensuale, al posto del fare il gradasso, è stata quanto mai benvenuta. Il momento del blues con un tocco di funk arriva con la splendida Butter, dove dopo tanto tempo Michele si lancia di nuovo al galoppo sui tasti bianchi e neri. Una cosetta divertente, che diventa ancora più spassosa quando Ian parla senza giri di parole del suo tipo di donna ideale. “I don’t want no skiny woman, I want a woman with some meat”, sono le parole del chitarrista.

La fantastica escursione blues rock si chiude con l’impressionante You Cant’ Always Get What You Want, un gran finale, come un ricordo nostalgico dei tempi in cui il “cowboy” Ian Siegal sudava aprendo i concerti di Bill Wyman. Davvero meglio di così non si può!

Testo e foto: Daniel Pavlica

Scaletta

1.KK Blues
2.19 Years
3.Sugar Rush
4.Revelator
5.Little By Little
6.I’ll Play The Blues
7.She Got The Devil
8.Big Boss Man
9.Fallin’ On Down
10.Butter
11.You Can’t Always Get What You Want

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