L’aquila atterra e scoreggia a Salisburgo! (2007)
Luogo: Rockhouse / Salisburgo / Austria
Data del concerto: 09.12.2007
Numero di spettatori: 450
Prezzo del biglietto: 28,00€ / 30,00€
Il mio ego smisurato ci è rimasto malissimo quando ho scoperto che i Gotthard avevano cancellato tutti i concerti italiani di dicembre 2007 per colpa della malattia del cantante Steve Lee, così ho deciso, subito dopo il lavoro dello stesso giorno, di andare a leccarmi le ferite a Salisburgo, a una festa a base di rock con i leggendari fondatori della n.w.o.b.h.m., i Saxon! Visto che farsi 300 km da Lubiana (solo) all’andata, completamente da soli, non è proprio il massimo del divertimento, in questi casi uno comincia a mettere sotto torchio la gente intorno per vedere se qualcuno si unisce a questa folle spedizione “ad hoc”. Anche stavolta le stelle fortunate non mi hanno mollato e il duo, con tanto di autista al volante, è partito da Domžale alle 17.20 spaccate e ha superato indenne tutte le tempeste del viaggio, in particolare quelle lampo “in posizione accovacciata” e il passare una delle due mani nei bagni durante la marcia.
Prima dei Saxon si sono esibite due band di supporto di origine tedesca: i Pharao, rimessi insieme, che hanno presentato il doppio album di raccolta Anthology, uscito l’anno scorso, e gli Evidence One, con il nuovo album in studio “The Sky Is The Limit” (2007). Purtroppo i Pharao non hanno incrociato né le mie orecchie né i miei occhi, perché in macchina sono arrivato a Salisburgo solo alle 20.30, siamo entrati in sala poco prima delle nove e abbiamo beccato la coda dell’esibizione dei fighetti Evidence One, che avevano già accompagnato i Saxon in tour nell’inverno del 2003. Ho ascoltato i due pezzi finali. La band ha offerto un suono di qualità e un alto grado di affiatamento da routine, e il cantante, tra pose e movenze da macho, ha ovviamente spazzato via la concorrenza in sala, cosa che ovviamente fa parte della versione di glam hard rock coltivata dal gruppo. Un riscaldamento piacevole, che ha dimostrato che i ragazzi, da quando li ho visti nell’inverno 2003 in Germania, sono progrediti parecchio, anche se stavolta il mio giudizio sulla loro esibizione è per forza meno obiettivo, visto che mi sono preso solo gli ultimi 10 minuti degli Evidence One!
SAXON: 21.30- 23.15
Leggende, non ci vedevamo da tre anni! Eh, bisognava controllare in che stato foste. Quanto siete logori, quanto rigenerati, a che punto è la conservazione del vostro scatto sul palco eccetera… Scherzi a parte, veniamo ai fatti! I Saxon quest’anno in primavera hanno pubblicato il nuovo album in studio “The Inner Sanctum” (2007) – recensione di RockLine QUI. E con il primo pezzo di questo album, com’era logico aspettarsi, è partito anche il concerto. Ecco come si presentava la band sul palco. Il decano e capobanda, il granitico e insostituibile Biff Biford, ora si ritrova in più un bel doppio mento e stavolta non è marciato sul palco con il lungo cappotto di pelle, che per tanti begli anni è stato il suo marchio di fabbrica; indossava una maglietta con la stampa del disco “Unleash the Beast” (1997) e sulla schiena a grandi lettere rosse c’era scritto “Unleash Your Beast”, che era il segnale di allarme generale! Lo spandex degli anni Ottanta è stato sostituito da tempo da pelle aderente e consumata, il che significa che zio Biff, nonostante i suoi tardi cinquanta, sotto la cintura si occupa ancora con grande successo della linea snella. Paul Quinn ha superato il complesso della calvizie, ha buttato via il copricapo, si è messo seducenti occhialini scuri da metrosexual e ha spaccato tutto suonando come solo lui sa e può. Quinn è uno dei pilastri dei Saxon e, accanto a Biff, la sua chitarra con i suoi assoli è il vero marchio di fabbrica della band. Scarrat e Carter restano invariati, mentre è stato davvero bellissimo riavere nei ranghi dei Saxon il ritorno del batterista Nigel Glockler!
La band ha offerto il suo celebre show dal vivo. Rodato, preciso da manuale. Con la celebre imprevedibilità nella scelta del repertorio. I Saxon, infatti, sono noti per il fatto che non è difficile provocarli durante i concerti con le richieste musicali: sanno suonare praticamente tutto il repertorio, che dopo tutti questi anni, ovviamente, non è affatto da ridere. Ciononostante a Salisburgo sono venuti prima di tutto a presentare “all’ingrosso” il loro nuovo album. In scaletta hanno infilato ben sei pezzi dell’ultimo disco “The Inner Sanctum”. Se ci aggiungi i due di “Lionheart” (2004), per i classici leggendari restano posto solo per 11 pezzi (assolo di chitarra escluso). Quindi anche questo reportage, a questo punto, si svolge sotto il peso di considerazioni simili a quelle emerse dal recente concerto dei Motorhead a Monaco di Baviera. Le leggende risparmiano le forze. Sono stufi di suonare il vecchio repertorio, i dischi nuovi gli piacciono un sacco, ci sono sempre più riempitivi in cui Biff spinge la folla a cantare in coro “Oh-Oh-Oh-Oh”, e un altro riempitivo standard è l’assolo di chitarra piazzato in apertura del secondo bis, una costante della band ormai da qualche anno. Biff in un paio di occasioni è crollato di brutto sulle note alte, quando si sentiva chiaramente che cominciava a grattare con la gola nelle strofe. Che ci vuoi fare, gli anni passano in silenzio e lasciano i loro solchi. Ma il tipo ha un’esperienza che pochi nel suo mestiere possono vantare, bluffa alla grande e se la gode con la sua carismatica presenza scenica, che vale il 95% del carisma di tutti i Saxon. Anche nel 2007! Biff ha sudato tutto quello che c’era da sudare! Chi vedeva i Saxon per la prima volta è rimasto di nuovo a bocca aperta e probabilmente non si è ripreso per un bel po’ dopo il concerto. Questi signori sono esplosivi più che mai! Nessun timore!
Il piccolo spazio della sala letteralmente bruciava sotto il peso e la potenza delle luci di scena. I Saxon facevano il bagno nella nebbia, attraverso cui premeva un’illuminazione per lo più rossa. Ogni volta che i riflettori si accendevano in tutta la loro pienezza, un’ondata di calore arrivava fino a 10 m dal palco, dove io me ne stavo sul lato sinistro. Il suono è stato un po’ scordato fino a 747 (Strangers In The Night), una mezza ballad bella tosta in cui il suono si può mettere a punto fino all’ottimo, e i tecnici ci sono riusciti. All’inizio Biff si sentiva peggio e la batteria era troppo rumorosa. Da 747 in poi, sul fronte dell’immagine sonora della band abbiamo avuto “pace”! A differenza di Biff, che non riesce più a cantare in modo ottimale le parti più impegnative, gli altri quattro hanno eseguito il materiale senza una sbavatura. Sia Scarrat sia Quinn hanno brillato nei loro assoli, nelle armonie a tre voci, nei passaggi, nei finali, nelle introduzioni. Senza una sbavatura. Carter resta la bestia più selvaggia dei Saxon sul palco. Di nuovo grondava sudore a fiumi. Glockler si è inserito di nuovo alla grande tra i vecchi compagni e ha dato il suo meglio. Quindi da questo punto di vista c’è poco da lamentarsi. L’esibizione dei Saxon ti fa venire la pelle d’oca anche nel 2007, senza sforzo.
A spaccare sono stati soprattutto i classici, cioè gli standard della band, senza i quali per i Saxon è meglio non salire proprio sul palco, ovvero: Strong Arm Of The Law, Crusader, 747 (Strangers In The Night), Heavy Metal Thunder, Motorcycle Man, Princess Of The Night e l’unico vero fiore (perso e ritrovato) del concerto, il pezzo To Hell And Back Again dallo storico album “Strong Arm Of The Law”, con cui i Saxon hanno fatto il regalo più bello ai fan fedeli della band. Mi è venuto un sospiro di sollievo in mezzo all’assalto dei pezzi del disco nuovo. Insomma, i Saxon spaccano ancora di più sul palco con il vecchio repertorio degli anni Ottanta. Certo, hanno condito lo show con la cattiva Dogs Of War e con la sfrenata dedica a Jerry Lee Lewis, Solid Ball Of Rock, che hanno fatto impazzire la gente in sala, ma la palma se la sono presa di gran lunga le esecuzioni dei vecchi classici.
Gli austriaci sono risultati un pubblico riconoscentissimo e disciplinato. Con l’eccezione di 10 giovinastri, che inseguivano ancora la maggiore età sulla carta d’identità e che avevano le ginocchia piegate sotto il peso dei derivati dell’alcol – questi ragazzi in prima fila facevano un gran casino e con le spinte risultavano fastidiosi – il resto della sala, fino al mixer in fondo (a circa 30 m dal palco), premiava i pezzi con applausi scroscianti. Ogni volta che Biff si metteva a incitare il pubblico, quello gli restituiva l’energia con le braccia alzate al cielo e cantando i ritornelli in coro, e questo ha creato i momenti di magia del concerto! Quei quattro stornelli accesi dall’alcol in prima fila Biff li ha tenuti su di giri anche imboccandoli di plettri. Ogni volta che voleva tirare fuori da loro ancora più cinetismo, come la vecchietta in mezzo a Prešernov trg a Lubiana che dà le briciole di pane ai piccioni, lanciava uno o due plettri in mezzo a loro e sotto il palco braccia e gambe volavano in aria! Questo Biff è proprio una volpe, non c’è che dire.
Nel complesso, stavolta i Saxon hanno comunque deluso un po’. I colpevoli sono stati la scaletta e un’esibizione accorciata di almeno 15 minuti. La parte regolare, infatti, è finita già dopo 65 minuti. Pronto? I ragazzi sono troppo fissati con il favorire il nuovo album, con cui hanno chiuso addirittura lo show, mettendosi a eseguire in chiusura Ashes To Ashes, che non è proprio roba da fine concerto, soprattutto se hai un pedigree da leggenda e un sacco pieno di classici nella manica! Di cattivo gusto!
Posso concludere che chi stavolta non è andato a vedere i Saxon a Salisburgo non si è perso granché, a meno che non li abbia mai visti. Quello, infatti, è un obbligo. Almeno una volta nella vita, come per esempio i Motorhead o gli Iron Maiden. I Saxon si sono conservati abbastanza, sono ancora abbastanza fuori di testa e menano abbastanza a tutta forza da essere assolutamente convincenti in ogni singolo punto dello show. I classici dal vivo sono superbamente nobili, li tiene ancora in piena erezione il celebre marchio vocale di Biff. Stavolta le leggende ci hanno lasciati a bocca asciutta proprio perché di questi classici ne mancavano parecchi, e posso solo sperare che entro il prossimo tour i ragazzi facciano qualcosa al riguardo. Bisogna pur mettere in conto il fatto che gli anni, per Biff, la figura centrale su cui si regge tutto nei Saxon, comunque si fanno sentire!
Scaletta
1. Steel Of Grace
2. Dogs Of War
3. Let Me Feel Your Power
4. 747 (Strangers In The Night)
5. To Hell And Back Again
6. Red Star Falling
7. Witchfinder General
8. Strong Arm Of The Law
9. Crusader
10. Man And Machine
11. Heavy Metal Thunder
12. Motorcycle Man
13. I’ve Got To Rock (To Stay Alive)
14. Princess Of The Night
—bis 1—
15. Atila The Hun
16. Solid Ball Of Rock
—bis 2—
17. Assolo di chitarra (Doug Scarrat)
18. Wheels Of Steel
19. Denim And Leather
20. Ashes To Ashes
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