Premiata Forneria Marconi incantano con le loro impressioni estive sul palco (2008)

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Autore: Peter Podbrežnik

Luogo: Piazza della Repubblica / Monfalcone / Italia
Data del concerto: 04.07.2008
Numero di spettatori: 2000
Prezzo del biglietto: 0,00€

A Monfalcone quella sera ci aspettava un bell’incontro con i leggendari Premiata Forneria Marconi (alla lettera, il loro nome suonerebbe come ‘panificio premiato Marconi’), l’unica band di rock progressivo italiana che negli anni ’70 ha raggiunto un successo commerciale internazionale e che ancora oggi è la più riconoscibile tra le formazioni di prog rock sinfonico italiano, quelle che in quel decennio si sono ritagliate un sottogenere del rock progressivo tutto loro. La musica dei PFM ha sempre contenuto tantissime influenze delle leggende del rock progressivo, con Genesis, King Crimson e ELP in testa, ma ci si sentiva anche un alto grado di unicità, con un inconfondibile sound mediterraneo che regala sempre alle loro composizioni un calore speciale. A differenza della maggior parte delle leggendarie band prog con un percorso evolutivo simile, i PFM non si vergognano affatto di rivendicare anche il loro periodo pop rock degli anni ’80 e così nei loro live suonano sempre anche qualche hit pop rock, il che porta nei loro show un contrasto particolare e mostra due volti diversi della band: i perfezionisti del prog rock e le “star” del pop rock che incitano il pubblico con un’energia pazzesca.

Dopo il nostro primo incontro di più di un anno fa a Trieste, quando presentavano l’ottimo album “Stati Di Immaginazione” (2006) con uno show indimenticabile e una scenografia fatta di grandi proiezioni animate ed effetti di luce, i PFM ci avevano lasciato un’impressione enorme, quindi potevamo sperare di nuovo in un’altra serata coi fiocchi, piena di magia prog, che si trattasse di raffinatezza sinfonica o di grinta (pop) rock. Quando siamo arrivati sul posto i PFM si stavano già scaldando con le prove, anche con qualche pezzo che poi non hanno inserito nel concerto. Dopo l’intervista con tutti e tre i membri stabili della formazione, il chitarrista/cantante Franco Mussida, il batterista/cantante Franz Di Cioccio e il bassista Patrick Djivas, seguita da un giro tra le curiosità locali, è arrivato l’inizio ufficiale dello show, che stavolta era completamente gratuito e che ha perciò attirato nella piazza principale una marea di fan fedelissimi della band, ma anche tanti curiosi capitati lì per caso. I patriarchi del rock (prog) italiano godono ancora oggi in patria di tutto il rispetto che si meritano e ai loro concerti si vedono vecchi e giovani, oltre a tanti spettatori arrivati da altri paesi europei, quindi non è stata una sorpresa che la piazza sotto il palco fosse stracolma.

La band ha aperto lo show con una lunga introduzione registrata. Poi, tra ovazioni scroscianti, sono saliti sul palco e hanno fatto impazzire tutti con un’ottima esecuzione della delizia sinfonico-prog “La Luna Nuova”, tratta dal cult “L’ Isola Di Niente” (1974). Acrobazie strumentali da virtuosi mescolate a uno straordinario senso per la raffinatezza sonora mediterranea sono proseguite anche con l’immancabile title track dell’album appena citato. Poi sono passati a “Out On The Roundabout”, un altro schiacciasassi sinfonico-prog dal sapore teatrale e il primo e unico classico dei PFM di questa serata con un testo in inglese. Originariamente è contenuto in “Chocolate Kings” (1975), un disco che all’uscita ebbe un bel successo anche sul mercato americano, anche se la maggior parte dei brani nei testi contiene varie satire sulla “cultura” a stelle e strisce. Anche stavolta i tre membri chiave della formazione erano affiancati dal rodatissimo violinista/tastierista aggiuntivo Luca Fabbri, che ci ha di nuovo ammaliati del tutto con i suoi capolavori da virtuoso al violino, e dall’altrettanto eccellente e versatile Gianluca Tagliavini, che due anni fa ha sostituito alle tastiere il tastierista originale Flavio Premoli. Quando Di Cioccio lasciava la batteria per andare al microfono, a sostituirlo c’era di nuovo il talentuoso Piero Monteresi. Ogni tanto gli faceva compagnia (in contemporanea) anche su una seconda batteria nascosta dietro il set di Franz (i PFM evidentemente non hanno tanti soldi quanto i Genesis da potersi permettere due batterie separate ai due lati del palco), una vera festa per occhi e orecchie di tutti gli appassionati di batteria.

Dopo i classici sinfonico-prog dei loro tempi migliori è arrivato il momento di qualche cavallo di battaglia pop rock per scaldare ogni angolo del pubblico, anche quelli che di solito non rientrano tra i normali ascoltatori di rock progressivo. In questi momenti la band cambia completamente natura e Di Cioccio prende il ruolo di cantante principale e di instancabile showman, mentre alla batteria lo rimpiazza Monteresi. Di Cioccio e il resto della compagnia hanno scaldato per bene la piazza con i soliti pezzi pop rock da festa come “Maestro Della Voce”, “Suonare Suonare” e con il classico pop/folk rock ancora amatissimo “Volta La Carta”, una cover del compianto Fabrizio De André, il cantautore italiano più popolare, con cui un tempo fecero anche qualche concerto insieme. Durante quest’ultimo Di Cioccio ha dimostrato ancora una volta la sua versatilità: non è solo un bravo cantante (quando canta in italiano), ma è ancora anche un energico animatore da palcoscenico. Per la sua performance scatenata e la straordinaria capacità di coinvolgere il pubblico, che ha partecipato per tutto il tempo in modo fantastico, respirando insieme alla band, lo invidierebbe anche qualche cantante molto più giovane.

Subito dopo la band è tornata “seria” e ha eseguito un’ottima versione di “La Carozza Di Hans”, un altro classico prog che arriva dal loro cult d’esordio “Storia Di Un Minuto” (1972) e con cui ha entusiasmato soprattutto i fan di lunga data, quelli che nella loro musica apprezzano di più le opere d’arte sinfonico-prog complesse e atmosferiche. I PFM si sono ricordati anche del loro ultimo album, l’eccellente “Stati Di Immaginazione”, e ne hanno suonato “Agua Azul” e “Cyber Alpha”. Quest’ultima è stata di nuovo impreziosita dallo splendido assolo di chitarra di Franco Mussida, un chitarrista che si può tranquillamente mettere sullo stesso piano di maestri (e influenze) come Steve Howe e David Gilmour. Su alcuni pezzi si sono concessi anche brevi improvvisazioni, e un po’ di spazio per qualche breve numero da solista se l’è preso anche l’ottimo Djivas, di provenienza jazz fusion, che ha tirato fuori dal basso un paio di trucchi che si vedono raramente.

L’audio è stato di nuovo a un livello altissimo per tutto il concerto, anche se dal secondo pezzo in poi forse era un filo troppo alto, cosa che comunque non mi ha disturbato più di tanto. Con le proiezioni sul palco, purtroppo, stavolta niente da fare, anche se prima dello show sembrava che non sarebbero mancate, visto che sullo sfondo si vedeva uno schermo steso. Un po’ è mancata quella magia ambientale in più che sanno creare le proiezioni animate e i giochi di luce che avevamo visto a Trieste, ma in compenso questo show aveva un altro fascino, tutto suo. Sono venute fuori di più altre qualità della band, come lo straordinario rapporto col pubblico.

Il bis è stato ormai quasi standard, con i due classici più famosi della band, entrambi tratti dal cult d’esordio “Storia Di Un Minuto”. Prima ci hanno fatto impazzire con una splendida versione di “Impressioni Di Settembre”, poi hanno chiuso con la festa finale, cioè con il loro brano più famoso, “E’ Festa (Celebration)”. Di Cioccio ha approfittato di nuovo di quest’ultimo per invitare il pubblico a cantare il ritornello insieme a lui, e il pubblico, con la sua partecipazione e il suo volume, non l’ha lasciato di certo a bocca asciutta. Poi, dopo i ringraziamenti al pubblico e tra ovazioni scroscianti che non volevano proprio spegnersi, hanno lasciato il palco. Abbiamo assistito ancora una volta a un concerto eccellente di questa leggendaria istituzione del prog rock italiano, oggi una delle poche band prog su cui il tempo sembra non aver lasciato segni nel creare costantemente magia sul palco indimenticabile, cosa che si sente anche nella loro attuale produzione in studio.

L’unica cosa che stavolta posso rimproverare loro è che hanno di nuovo ignorato del tutto l’ottimo album “Per Un Amico” (1972), che per me è il loro lavoro migliore. Durante le prove prima del concerto si poteva sentire anche “Geranio”, ma poi hanno deciso di nuovo di non suonare niente da quel disco, cosa che sta diventando piuttosto strana (come se, per dire, i Genesis non volessero suonare niente da “Selling England By The Pound”). Ma è una sciocchezza rispetto alla bellezza complessiva di questo concerto, che ai miei occhi e alle mie orecchie si piazza tra i momenti clou live di quest’anno. Vedere dal vivo gli indistruttibili PFM, che ci hanno incantati ancora una volta con le loro ramificate impressioni musicali, resta un obbligo per ogni vero appassionato di rock progressivo, ma anche per tutti quelli che non badano ai confini di genere e amano semplicemente ascoltare belle melodie dei grandi virtuosi della musica, che di anno in anno ce ne sono sempre meno.

Testo: Teja Podgrajšek

Scaletta

1.) Introduzione
2.) La Luna Nuova
3.) L’ Isola Di Niente
4.) Out On The Roundabout
5.) Maestro Della Voce
6.) Suonare Suonare
7.) Volta La Carta
8.) La Carozza Di Hans
9.) Agua Azul
10.) Cyber Alpha
—————————–
11.) Impressioni Di Settembre
12. E’ Festa (Celebration)

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