Milko Lazar e Bojan Gorišek al Mestni muzej (2008)
Luogo: Mestni muzej/Lubiana
Data del concerto: 03.07.2008
Numero di spettatori: 30
Prezzo del biglietto: 0
Un classico che non è classico!
Venerdì al Mestni muzej eravamo in pochi eletti ad assistere alla presentazione del nuovo disco di Milko Lazar (l’intervista con lui puoi leggerla QUI) e Bojan Gorišek. La musica è opera di Milko Lazar, che ogni volta se ne esce con qualcosa di nuovo. Parliamo di un duo che collabora da tempo e ha pubblicato anche un album intitolato Dva Klavirja. Sapevo che, se la musica fosse stata anche solo più o meno all’altezza di quel disco, ci saremmo goduti una bella serata. E invece è andata anche meglio: la nuova composizione, almeno per me, è stata un salto di qualità ancora più grande rispetto alla musica di Dva klavirja.
Nella prima parte dello show, Lazar e Gorišek hanno suonato un set “normale” di musica classica, che però di normale aveva poco. Si vede che il signor Lazar ha un senso eccezionale per la melodia e la tensione drammatica. Insieme a Gorišek ha mostrato una vera arte nello smontare e rimontare i pezzi di una melodia. Hanno preso una melodia, l’hanno scomposta nei suoi elementi di base, l’hanno allargata, le hanno dato colori diversi, ne hanno ricavato arrangiamenti diversi. Insomma, è incredibile quante cose si possano tirare fuori da una sola melodia. Certo, in questa prima parte non abbiamo sentito una sola melodia, ma tutte quelle poche melodie sono state sottoposte allo stesso trattamento di smontaggio e rimontaggio. Non ci si è mai annoiati, a ogni passo i due pianisti cambiavano qualcosa. O rallentavano il tempo, o aggiungevano qualche nota, eccetera, e poi riuscivano a legare il tutto in un bellissimo insieme drammatico, pieno di picchi e di tensione.
Nella seconda parte dell’esibizione Milko Lazar ha lasciato per un attimo il suo posto e ci siamo ritrovati in balìa delle melodie minimaliste che uscivano dalle dita di Bojan Gorišek. Poi Milko Lazar è tornato, ma non si è seduto al pianoforte. Prima ha armeggiato con il computer, poi, a sorpresa, ha pizzicato una corda del pianoforte. Ovviamente ha registrato tutto sul computer e ha iniziato a far girare la registrazione in una specie di “loop”, dove una sola nota si ripeteva. L’effetto era simile a quello di uno strumento a pizzico orientale. Poi il signor Lazar ha fatto un altro paio di cose del genere sul piano (colpi sulle corde, sui martelletti,…) e si è costruito una vera e propria orchestra di accompagnamento. Come ciliegina sulla torta ha registrato anche alcune parti al pianoforte e un paio di volte ha suonato qualcosa insieme all’orchestra (Gorišek a quel punto era già sceso dal palco). Lazar ha creato un vero mare di suoni e questo banchetto minimalista è stato un autentico piacere da ascoltare. Ha mostrato che effetti si possono ottenere solo con un pianoforte (con l’aiuto del computer, ovviamente), e li ha uniti in motivi musicali minimalisti molto interessanti. Una performance più o meno simile l’hanno messa in scena gli americani Mephista (il report lo trovi QUI), con la differenza che quella di Lazar e Gorišek è riuscita molto meglio, come vero mix di melodia e sperimentazione.
Durante l’esibizione su due schermi (il secondo ha iniziato a proiettare immagini solo nella seconda parte) scorrevano immagini in continuazione. Il primo schermo mostrava le mani e i volti dei due protagonisti, mentre il secondo faceva vedere un cuore pulsante (almeno così mi è sembrato). Se venissi da quegli ambienti snob e pseudo-artistici, direi che non si trattava di uno spettacolo, ma di una performance.
Il concerto è finito dopo tre quarti d’ora ed è volato via fin troppo in fretta. Milko Lazar, con l’aiuto di Bojan Gorišek, ha mostrato come si possa unire in modo efficace il vecchio con il nuovo, la classica con la sperimentazione. Il fatto che per i suoi esperimenti abbia usato solo il pianoforte (che ovviamente ha registrato al computer) è ancora più esaltante, perché dimostra quante possibilità può avere un singolo strumento. A cose simili altri musicisti magari non penserebbero nemmeno. Posso solo dire: bravo.
Testo: Rok Podgrajšek