Il solito concerto di Richie Kotzen porta la Bluesiana al settimo cielo! (2008)
Luogo: Bluesiana, Velden (Carinzia austriaca)
Data del concerto: 22.07.2008
Numero di spettatori: 170
Prezzo del biglietto: 27,00€
Richie Kotzen è uno di quei musicisti che da anni coltiva con successo un’eredità musicale dall’ampiezza incredibile. Per un artista del suo calibro è quindi incomprensibile che lo si possa praticamente beccare ogni due mesi nello stesso posto, cioè alla Bluesiana. Non che ci lamentiamo, eh, ma il troppo è troppo! A Richie questi soggiorni sempre più frequenti in Carinzia austriaca evidentemente non pesano granché. E come potrebbero, visto che il vecchio Richie, nel pieno degli ultimi respiri dell’anno scorso, è diventato una specie di semidio della scena di Velden.
Richie Kotzen resta insomma il primo eroe della Bluesiana. Qui è territorio di casa, dove il chitarrista, sempre di buon umore, è sempre stato accolto a braccia aperte. La serata di ieri, da questo punto di vista, non ha fatto certo eccezione. Ormai da un pezzo vale la regola che l’ardore del pubblico della Bluesiana, anche grazie alle visite sempre più numerose degli appassionati di musica sloveni, è genuino e nella maggior parte dei casi pure scontato. Peccato che stavolta a lasciarci a secco sia stato proprio Richie in persona. Il suo viso, ben bene incupito, all’inizio non dava neanche lontanamente l’impressione di un uomo felice, cosa che però la maggior parte dei presenti, presa dalla febbre dell’attesa, secondo me non ha neppure notato.
Richie non ha perso tempo in chiacchiere, anzi, è salito sul palco con un’aria piuttosto taciturna. Il silenzio imbarazzante, accompagnato sul palco da qualche occhiata lanciata con aria sospetta, è stato spezzato presto, per fortuna, da Go Faster. Il ghiaccio si è rotto in un attimo, almeno dal punto di vista di un pubblico evidentemente affamato delle follie di Kotzen e presente in numero decisamente rispettabile. Stranamente, all’inizio Richie non ha voluto condividere l’entusiasmo con la folla. Con la faccia scura ha preferito proseguire con Fooled Again in modo piuttosto riservato, come si capiva da come il tipo imbastiva le linee vocali, tirate giù di un’ottava tra una strofa e l’altra. Il timore che già in apertura Richie fosse preda di una qualche apatia inspiegabile era però, per fortuna, infondato. A Love Divine ha infatti segnato un ritorno in forma spettacolare!
“Non sono un granché come parlatore, e ancora meno come attore…ma amo la musica”, sono state le parole del chitarrista, con cui ci siamo buttati nella lotta contro il temperamento spaventoso di Bad Things. Con Used il ritmo è calato ancora. La dolce ballad ha subito catturato l’attenzione di tutti i presenti; dal vivo il pezzo ha un effetto balsamico tutto suo, in cui le qualità vocali di Richie brillano al massimo. Dal punto di vista vocale Kotzen è davvero incredibile, un vero maestro dell’acrobazia della voce, che gioca con i colori come se niente fosse, ma sempre con coraggio e a vantaggio dell’interpretazione di ogni singolo brano. Con Faith la voce ha mantenuto il ruolo di strumento principale, almeno per qualche minuto ancora. Il pezzo ai “jodlatori” è chiaramente entrato sotto pelle da un pezzo, a giudicare almeno dal coro intonato che si sentiva da tutte le parti. Con Faith Richie Kotzen ci ha lasciato davanti l’anima e il cuore. Alla lettera. Sembrava che il brano lo avesse colto proprio nel momento giusto, una sorta di agghiacciante definizione dello stato d’animo del chitarrista. Struggente!
La “fede” ha dato a Kotzen nuove forze, una gran voglia di fare, che alla fine l’ha lanciato in una cavalcata al galoppo con So Cold. Il pezzo, consegnato con energia, a metà si è trasformato, come da tradizione, in un campo di prova per mostrare le qualità individuali della band. Una performance convincente, forse persino un filo spavalda, che Richie ha coronato con un assolo di chitarra incredibile, limato dinamicamente fino al minimo dettaglio. Kotzen ha salito un altro gradino con Sara Smile, un semplice blues che ha lasciato ancora una volta la parola alla straordinaria ricchezza di colori della voce del chitarrista. Il senso particolare di Richie per la dinamica, come per la melodia, è rimasto ben curato e ha contribuito con coraggio a creare un’atmosfera quasi soprannaturale, che ha costretto il pubblico a un’ammirazione muta.
Dopo una pausa (troppo) breve, durante la quale una birretta fresca ci stava proprio a pennello, la banda di Richie è ripartita in fretta con lo show. Uno avrebbe quasi pensato che i ragazzi avessero fretta di chiudere il concerto il prima possibile. I sospetti sono stati confermati a ripetizione, come su un nastro trasportatore, dall’affannosa rincorsa alla forma della prima metà dello show, con Mother Head’s Family Reunion, Feed My Head e Change. Richie ha lasciato ai ragazzi, evidentemente, più spazio di manovra nel secondo set e la band si è presto lanciata in una corsa spietata, che all’incontro finale con Shine è finita, per fortuna, senza conseguenze. Proprio Shine ha assorbito bene la massa di energia scatenata dai pezzi precedenti, e la risposta cantata del pubblico ha finalmente disegnato un sorrisone anche sul volto di Richie. Ovviamente nemmeno stavolta è mancata Stand. Il brano, nonostante sia palesemente stra-masticato, resiste ancora al tempo, per non parlare dello spazio. Quello davanti al palco, infatti, è sparito in un attimo. Con Gudrun in testa, la Bluesiana ha così serrato i ranghi un’ultima volta nella serata e, con la canzone sulle labbra, si è buttata soddisfatta tra le braccia del classico di Poison diventato ormai un pezzo popolare.
Kotzen ha portato a casa lo show con mestiere e, come c’era da aspettarsi, senza una stecca degna di nota. Curioso: anche se negli ultimi sei mesi ho visto il tipo dal vivo già tre volte, ogni volta nella sua esibizione si poteva cogliere un po’ di quella misteriosa magia che ha reso speciale ciascuna delle serate di cui sopra. Richie Kotzen è un tipo a parte, su questo non si discute. Dalla sua presenza è più che evidente che è affascinata anche Gudrun, almeno a giudicare dalle numerose foto del chitarrista che salutano orgogliose da una buona metà delle pareti della Bluesiana (l’altra metà la custodisce gelosamente l’eroe del delta blues Eric Sardinas). Da quanto visto ieri non c’è alcun segno che a Gudrun manchi l’entusiasmo per gli infuocati violinisti americani, anzi, tutto il contrario! Richie tornerà alla Bluesiana già fra un paio di settimane buone, per la precisione l’11 agosto. E non è escluso che alla prossima passeggiata notturna per Velden ci sfracelleremo il naso contro la facciata appena ridipinta del centro commemorativo di Richie Kotzen. Dio ce ne scampi! Incrociamo le dita che Gudrun si accontenti di una statuetta da giardino.
Testo: Daniel Pavlica
Foto: Mojca Perdih
Scaletta
1.Go Faster 2,Fooled Again 3.A Love Divine 4.Bad Thing 5.Used 6.Faith 7.So Cold 8.Sara Smile 9.High 10.Shapes Of Things 11.Feed My Head 12.Mother Head’s Family Reunion 13.Change 14.Shine 15.Stand —bis— 16.Remember 17.You Can’t Save Me
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