Al Di Meola a ritmo di tango: temperamento e relax (2008)
Autore: Peter Podbrežnik
Luogo: Cvetličarna MediaPark / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 16.11.2008
Presenze: 1100
Prezzo del biglietto: 40,00€
Dopo ben due rinvii (prima annunciato per novembre 2006, poi spostato senza successo a maggio 2007, e alla terza finalmente ci siamo; sinceri complimenti all’organizzatore dell’evento) il leggendario virtuoso della chitarra Al Di Meola è tornato a farsi sentire nella nostra capitale. Il signor Di Meola non ha certo bisogno di presentazioni, ma per chi non conoscesse la sua storia e il suo lavoro basti dire che è uno dei chitarristi più rispettati e influenti del nostro tempo, diventato famoso come maestro di innumerevoli tecniche chitarristiche innovative, soprattutto nel campo del jazz fusion e del latin jazz, anche se nel corso della carriera si è cimentato in tanti altri stili. Fin dalla prima ondata di fama come membro della leggendaria band jazz fusion Return To Forever, un sacco di fan dello strumento a sei corde lo considerano uno dei più grandi maestri della tecnica alla chitarra elettrica, anche per l’influenza che ha avuto su tanti noti chitarristi rock emersi negli anni ’80.
Il suo show alla Cvetličarna si è rivelato alla fine una serata di grandi momenti, che ha fatto felice la maggior parte di noi, amanti del perfezionismo musicale e della fusione tra jazz tradizionale e melos latino, venuti a vedere il gigante della chitarra all’opera. Poteva però andare anche parecchio diversamente, perché i segnali prima del concerto non erano per niente incoraggianti. A causa di un ritardo aereo il concerto è iniziato con un’ora di ritardo, e per giunta il soundcheck non era ancora stato fatto. Poteva davvero andare a finire che il diavolo ci mettesse la coda e ci ritrovassimo con un’esibizione molto peggiore del solito, e invece Al e compagni non si sono dimostrati soltanto dei veri professionisti: dopo qualche iniziale riserva, hanno anche tenuto per tutto lo show un umore eccellente. Al si è scusato tramite gli organizzatori per l’inconveniente e ha invitato tutti i presenti ad assistere al soundcheck, a cui sarebbe seguito subito il concerto. Quando poi il maestro in persona è finalmente salito sul palco, il soundcheck si è trasformato di colpo in un vero e proprio concerto, acustico ovviamente, visto che in questo tour Al presenta alcune delle sue creazioni latin jazz preferite sotto le influenze ritmiche tradizionali del tango.
La band che accompagnava Al comprendeva l’italiano Fausto Beccalossi alla fisarmonica e a qualche improvvisazione vocale, il suo connazionale Peo Alfonsi alla seconda chitarra acustica e il collaboratore di lunga data, il cubano Gumbi Ortiz, alle percussioni, che dopo più di vent’anni di collaborazione è senza dubbio il beniamino del pubblico. Gumbi è soprattutto un maestro nell’uso di un insolito strumento a percussione afro-peruviano chiamato cajón. Lo si potrebbe descrivere come una grande scatola di legno su cui Gumbi, seduto, picchiando dinamicamente con le mani sulla parte frontale dello strumento, tirava fuori suoni vibranti, di quelli che si sentono più spesso nella musica etnica afro-latina. Nella miscela infuocata di tango e jazz tradizionale si è inserita alla perfezione anche la fisarmonica di Beccalossi, che la completava con improvvisazioni vocali appassionate capaci di trasportarci senza fatica nei caffè delle sere di Buenos Aires. Anche se Alfonsi alla seconda chitarra acustica teneva per lo più il ritmo, il maestro gli ha concesso qualche momento in cui, con la sua tecnica a dita veloci e scalate di scale alla velocità della luce, ha mostrato di essere un ottimo chitarrista e un ottimo allievo.
Certo, la maggior parte dei presenti era venuta soprattutto per le opere chitarristiche mozzafiato del maestro. Negli ultimi anni, anzi ormai da un bel po’, Al abbandona sempre più la chitarra elettrica per godersi le acque meno rumorose dell’acustico, il che era una brutta notizia per chi magari quella sera si aspettava una dimostrazione di jazz fusion elettrificato dei primi tempi della sua carriera solista, o magari qualche classico dei Return To Forever rimessi insieme. Al ha rinunciato a queste scorribande elettriche già da qualche anno, anche se ogni tanto gli “prende” ancora la voglia di imbracciare lo strumento che l’ha reso più famoso. Per sua stessa ammissione soprattutto per via dei problemi di udito causati da una lunga esposizione a un numero (eccessivo) di decibel. Le sue opere chitarristiche, come previsto, sono state anche stasera una vera gioia per gli occhi e una leccornia tutta particolare per gli amanti del perfezionismo musicale. Il tipo ha offerto con la sua chitarra una fusione straordinariamente energica di jazz tradizionale e ritmi latini, il tutto con una tecnica pazzesca nel passare da intervalli veloci ed energici a momenti calmi e delicati di puro romanticismo. Proprio questa dimostrazione di velocità estrema, che proprio lui ha reso popolarissima negli anni ’80 (nel bene e nel male), insieme a un tocco incredibilmente morbido nel pizzicare le corde, è ciò che anche stasera ha lasciato il pubblico senza fiato. Ancora oggi il maestro resta tranquillamente un caso a sé, oggetto delle più svariate discussioni teoriche sulla chitarra.
Durante lo show c’è stato anche un momento davvero divertente, quando Al ha improvvisamente fatto i complimenti a un tizio in prima fila e gli ha chiesto se per caso fosse un batterista, visto che applaudiva sempre in modo così preciso. Quello ha scosso la testa, ha tirato fuori il portafoglio e da lì una manciata di plettri, per far capire che era un chitarrista, ma in realtà era anche un’astutissima tattica per rimediare souvenir del concerto. Al infatti gli ha proposto uno scambio di plettri. Il tizio, ovviamente, non riusciva a nascondere la felicità.
La maggior parte dei brani della serata si reggeva sull’attuale album live di Al “World Sinfonia – La Melodia” (2008), che per molti versi è un omaggio al celebre compositore argentino di tango Astor Pazzioli, dato che contiene parecchie sue creazioni riarrangiate. Naturalmente non sono mancati nemmeno pezzi dei lavori solisti di Al come “Infinite Desire”, “Misterio”, “Turquoise” e l’immancabile classico “Mediterranean Sundance”, che viene dal suo periodo jazz fusion, più precisamente dal leggendario album “Elegant Gypsy” (1977). Quest’ultimo è stato suonato nel bis, dopo che il maestro, tra scroscianti ovazioni, aveva già quasi l’intenzione di filarsela dal palco, ma a una simile fedeltà, dopo essersi convinto per tutto lo show che il pubblico respirava fino in fondo con la sua band, semplicemente non poteva dire di no. Un momento speciale, per non dire obbligato, della serata è stato anche il breve “duello” tra Al e Gumbi, a chi prima colpiva o sbagliava una certa nota. Il maestro e compagni hanno chiuso lo show con una commovente esecuzione del brano tradizionale argentino “No Potho Reporsare”.
È passato tutto in un lampo. L’ottima esibizione di Al non ha lasciato indifferente nessuno nella Cvetličarna stracolma, dove c’era anche una percentuale sorprendentemente alta di giovani (dato non trascurabile quando si parla di un concerto jazz), mentre lui, insieme alla sua band, ha confermato in chiave acustica la fama di uno dei migliori chitarristi al mondo. Chi temeva che si ripetesse quel disastroso show del 1994, quando si presentò senza band in un Tivoli mezzo vuoto e già dopo un’ora salutò e se ne andò dal palco, ha potuto tirare un bel sospiro di sollievo, perché quella sera il maestro era in forma smagliante e ha incantato tutta la sala con la sua combinazione di jazz e melos latino acustico in ritmo di tango e con acrobazie tecniche alla chitarra da levare il fiato. Anche se per tutta la sera è sembrato sinceramente gentilissimo e alla mano, Al ha spesso fama di musicista parecchio lunatico, capace di abbandonare il palco alla prima occasione se dal pubblico non arrivano le vibrazioni giuste. Stavolta non c’è stato bisogno nemmeno per un attimo di una misura così drastica, perché probabilmente era sorpreso anche lui dalla fedeltà incredibile del pubblico di Lubiana, a cui va un applauso anche per il magnifico scambio di vibrazioni positive dal palco e ritorno. Speriamo che questa serata resti nel cuore del maestro ancora a lungo e che torni presto a onorarci con una sua visita.
foto: Barbara Milharčič
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