Viaggio musicale urbano e ben accordato con Urban e il suo quartetto (2009)
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Cvetličarna Mediapark, Lubiana
Data del concerto: 28.01.2009
Numero di spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 20/25 €
I concerti delle band della nostra ex patria comune in Slovenia sono da sempre molto ben frequentati. Ma nel caso dei cinque musicisti guidati da Damir Urban non si parla di artisti populisti alla Tony Cetinski, Lepa Brena o Ceca: qui ci sono musicisti di qualità, che fanno buona musica, restano fedeli alla propria strada ma sanno comunque stare al passo coi tempi, e che la gente ascolta volentieri, e a ragione. Lo si è visto bene anche dall’atmosfera del concerto di giovedì in una Cvetličarna stracolma.
I musicisti croati ci hanno servito due ore di repertorio che pescava, tra le altre, da Otrovna kiša (1996), Žena dijete (1998) e Retro (2004), senza lasciare a bocca asciutta nemmeno tutti noi fan che sotto sotto speravamo in qualche pezzo del periodo di Laufer, la ex band di Damir. E infatti, al quinto posto in scaletta ci è entrata nelle orecchie e sotto la pelle Moja voda, stavolta quasi in versione acustica, con il pubblico nel ruolo di protagonista a cappella. Grazie, ragazzi! Magari vi siete dovuti forzare un po’, ma credeteci, ne avete resi felici parecchi. Nemmeno il brano successivo, Astronaut, ci ha deluso, e mentre lo ascoltavo la mente mi è volata di nascosto al Major Tom di Bowie, anche grazie alla presenza scenica di Damir, che ricorda un magico essere extraterrestre che per puro caso si fa dare consigli di moda dalla nostra ben nota signora Josipa Lisac. Ma questo stregone sa benissimo quello che fa e quello che gli succede intorno, visto che è riuscito ad avere accanto le persone giuste, che realizzano alla grande la sua visione musicale: suonare pop rock di qualità, con ogni tanto qualche loop elettronico a dare un po’ di brividi.
Va sottolineato anche che dal vivo i pezzi degli Urban & 4 si prendono una bella dose di fuoco in più, perché il chitarrista Luka Toman e il bassista Sandi Bratonja sono un tandem splendido, che si tuffa nell’improvvisazione con passione vera e crea quel valore aggiunto da concerto di cui sono capaci solo i bravi musicisti. Sandi si unisce volentieri a Urban anche nelle parti vocali, mentre il frontman non nasconde di essere lui stesso un ex bassista: non ha proprio resistito alla tentazione di appoggiare per qualche battuta le dita sul basso di Sandi. Non dimentichiamo nemmeno Saša Markovski alle tastiere, che con i suoi interventi ha messo la ciliegina atmosferica sulla torta, e il batterista Marko Bradaschia, che in due ore di show ha perso parecchie gocce di sudore e megajoule di energia, dando una mano anche con i cori.
Insomma, un concerto che valeva assolutamente la pena di ascoltare, perché la loro esibizione non è stata una semplice riproduzione dei brani da studio, ma una specie di viaggio sonoro attraverso le varie fasi della loro carriera, con pezzi tra i quali a volte non si riusciva nemmeno a percepire un vero stacco, cosa che ha contribuito ancora di più a dare l’impressione di un evento concettuale dall’inizio alla fine.
A fine concerto non erano contenti solo gli spettatori, ma anche i musicisti stessi, che prima di lasciare il palco si sono abbracciati da veri compagni, perché la reazione da intenditori del pubblico, in gran parte sloveno, li aveva evidentemente riempiti di energia positiva.
Foto: Tanja Goršič
Scaletta
1. Uvod 2. Ruke 3. Samo 4. Glas 5. Kauboji 6. Moja voda 7. Astronaut 8. Nebo 9. Moja 10. Spelujem ti 11. Robot 12. Mala truba 13. Mjesto za mene 14. Odlučio sam BIS: 15. Otrovna kiša 16. Nuclear baby 17. Black tatoo
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