Una giornata METAL come non se n’erano mai viste: la resurrezione del metal con Saxon e Iced Earth a Zagabria (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 21.02.2009
Numero di spettatori: 1500
Prezzo del biglietto: 200,00HRK

Saxon e Iced Earth in tour insieme! Per chi ama davvero i suoni heavy, vedere almeno una data di questo tour è un obbligo, anzi, un obbligo di vita! Entrambe le band vantano carriere straordinarie. I Saxon sono dei veri veterani, una specie di autori della bibbia del metal, che negli anni Ottanta hanno vissuto il loro grande successo commerciale riempiendo i palchi più grandi, tra stadi e palazzetti. I loro pezzi di quel periodo sono classici di culto, veri evergreen dell’heavy metal. Eppure i Saxon restano ancora oggi dei ragazzini nell’animo. La band suona giovane, pubblica album con regolarità, più metallici che mai rispetto al periodo del loro massimo successo commerciale, fa tour a ripetizione ed è presenza fissa nei festival ai quattro angoli del mondo. Dall’altra parte, la grandezza degli Iced Earth non sfigura per niente al confronto con i Saxon. Più giovani d’anzianità, ma per discografia, soprattutto nel periodo 1991 – 2001, sono una band che ha scritto dischi davvero fantastici. Gli Iced Earth sono sempre stati famosi per una sezione ritmica pazzesca e, quando si parla dei loro cantanti, si finisce sempre per parlare di vocalist metal di altissimo livello (Mathew Barlow, Tim “Ripper” Owens). Con il ritorno di Matt Barlow nella band, il “rating” del gruppo è tornato a salire, visto che proprio con lui, a cavallo del millennio, avevano toccato il punto più alto della carriera.

L’epopea live di queste due formazioni di peso era pensata in modo che entrambe fossero headliner a tutti gli effetti ogni sera. Gli Iced Earth salivano sempre sul palco per primi, i Saxon li seguivano, e le due band si dividevano le due ore e mezza complessive di concerto in due metà uguali.

È vero, noi sloveni abbiamo avuto l’onore di accogliere le due band, e in tanti, al concerto di Lubiana del 20.02.2009, ma la tappa del giorno dopo a Zagabria, a soli 125 km di distanza, nella vicina Croazia a sud di noi, non poteva proprio passare inosservata. In fondo sarebbe stato un vero peccato, ma di questo parleremo più avanti.

Erano passate le otto di sera da un bel pezzo. Circondato da una marea di metallari, mi faccio lentamente strada verso l’ingresso del club Boogaloo di Zagabria. In sala già ruggiscono i metallari zagabresi Inciter, quindi una band di casa, molto apprezzata per la sua qualità, che coltiva una forma tagliente e classica di thrash metal tecnicamente ottimo, capace di conquistare gli amanti della vecchia Metallica o degli Annihilator, ma con una spruzzata di sound “groove” molto più moderno. Purtroppo non ero destinato a godermi il loro concerto e, quando ho varcato la porta del Boogaloo, era già arrivata la prima pausa in sala, dove passavano inni degli Iron Maiden. Al Boogaloo c’era una vera atmosfera di festa, una folla così in questo club non l’avevo mai vista, e sì che non ci sono stato solo qualche volta. Il concerto doveva essere per forza sold out, perché poco prima dell’inizio degli Iced Earth in mezzo alla folla non si riusciva proprio a passare. Il tappo si era formato già nel passaggio tra il bar e la sala. Ci stringevamo per bene, non c’è che dire. E quando gli Iced Earth sono saliti sul palco, la sala si è risvegliata in un boato. Strapiena, fino all’ultimo angolino, a occhio ben oltre 1000 persone, diciamo 1300 – 1500 (ipoteticamente, contando tutti quelli nel bar e quelli che ciondolavano ancora fuori dalla sala).

Gli Iced Earth hanno aperto il loro teatrale circo scenico in posizione rigida e immobile, in piedi su due gambe, con la testa china, mentre partiva l’introduzione del nuovo album degli Iced Earth “The Crucible Of Man” (2008), intitolata In Sacred Flames. Si accendono le luci, la band si sparpaglia per il palco con Behold The Wicked Child e porta il pubblico alla vera e propria isteria. All’inizio il gruppo ha dovuto lottare con qualche piccola noia sonora. In particolare la chitarra ritmica di Schaffer era tremendamente alta e copriva un po’ gli altri mattoni del sound degli Iced Earth sul palco. Soprattutto nelle fasi iniziali del concerto, a causa del volume di Schaffer, a soffrirne nel mix era la voce di Matt Barlow. Un piccolo scivolone di accordatura nel ritmo se l’è concesso nella prima parte anche il batterista Brent Smedley, che tra la matrice sonora dell’intro Invasion e il brano Motivation Of Man ha sbagliato un passaggio alla batteria, e il capo della band, Jon Schaffer, tutt’altro che felice, ha accompagnato il suo gesto con uno sguardo tagliente da sotto la fronte, in direzione del colpevole.

Poi il suono è stato sistemato in fretta e gli Iced Earth hanno incantato tutti con un’intesa sul palco straordinaria e una sezione ritmica tecnicamente limatissima, che offriva una marcia infernale a siluro, nella quale si incastravano alla grande i celebri riff “palm muted” “thrashy” della Florida di classici come Vengeance Is Mine, Pure Evil o Violate. A fare da contraltare c’erano i classici con più melodia e cori da inno come Burning Times, Watching Over Me, che il pubblico ha accompagnato con emozioni particolarmente intense, Dracula e Melancholy (Holy Martyr). Insomma, un ottimo equilibrio tra aggressività e le tipiche melodie degli Iced Earth ha regalato un’esibizione da urlo, sotto ogni punto di vista. Alla band faceva un gran bene il palco grande, e poi la sala che, per l’affollamento, scoppiava da tutte le parti, il pubblico scatenato che seguiva ogni respiro della band sul palco con una risposta selvaggia e che, compatto dalla prima fila fino all’estremità opposta della sala, agitava le braccia in aria e si abbandonava alla resurrezione dell’inferno degli Iced Earth.

Un altro peso importante sulla bilancia, oltre alla scaletta ottima che i ragazzi hanno proposto, è stata la voce di Matt Barlow. Ho avuto l’onore di vederlo dal vivo per la prima volta a Vienna, tanto tempo fa, il 09.02.2002. Poi Barlow ha lasciato gli Iced Earth ed è tornato nella band all’inizio dello scorso anno. Il ragazzo non ha perso nemmeno un briciolo di potenza vocale. Se non prima, l’intera sala se n’è convinta durante l’esecuzione dell’unico pezzo di “Horrow Show” (2001) della serata, intitolato Dracula. La base di questo brano, oltre al riffing diabolico, è un canto estremo, che richiede una presa salda sulle posizioni vocali più alte possibili, la creazione di una melodia vocale ben costruita e un apporto di potenza per quanto te lo consente il tuo talento naturale combinato con l’allenamento. Barlow ha dimostrato di avere tutto questo e di spazzare via anche oggi, in questo aspetto esecutivo, la maggior parte dei cantanti heavy metal del pianeta Terra. La potenza delle sue note estreme risultava al tempo stesso entusiasmante e perfino ipnotica. La maggior parte dei brani in scaletta, con Barlow di nuovo nella band, funziona quindi per gli Iced Earth di oggi molto più naturalmente che nel periodo con Tim Owens, anche se è interessante che nel materiale di “Framing Armaggedon” e nel brano Declaration Day la voce di Tim Owens un po’ mancava comunque. Entrambi i cantanti sono infatti figure espressivamente fortissime, che sia in studio sia sul palco lasciano con la loro voce un’impronta decisa, da cui dipende l’atmosfera delle canzoni stesse. Dato che a Barlow appartiene “la maggior parte dei classici degli Iced Earth”, per Schaffer Barlow è logicamente la prima scelta. In ogni momento. Gli Iced Earth oggi, con Barlow di nuovo in formazione, sfruttano quindi con abilità i loro concerti per costruirsi un nome e riconquistare popolarità tra le masse metalliche. Diciamocelo: a causa delle lunghe pause senza concerti in Europa, e anche perché per un po’ Barlow non c’era, la band ha sacrificato una bella fetta della popolarità su cui cavalcava fino alla fine del tour di “Horror Show”. Quando guardi Barlow all’opera durante Dracula, rimani senza fiato.

Dopo quello che ho vissuto a questo concerto degli Iced Earth, non si può dire altro che: “Bentornati a casa, Iced Earth!” Hanno portato la sala a una vera estasi e hanno premiato l’entusiasmo del pubblico con l’esecuzione del fantastico classico di “Dark Saga” The Hunter, che durante il tour avevano suonato prima di allora solo due giorni prima, al concerto di Budapest. Allo stesso tempo hanno lanciato con decisione il guanto di sfida e provocato frontalmente i Saxon, costringendoli a riflettere su quale tattica adottare per salvare la pelle e almeno pareggiare i conti. Come detto. Questo concerto degli Iced Earth ha dimostrato che sul palco è tornata la magia di un tempo e che la band risorge di nuovo come una fenice dalle ceneri. Speriamo che in un futuro prossimo arrivi un tour della band come “headliner” e con un set di almeno due ore.

Prima del concerto dei Saxon, che hanno preso il posto sul palco, la folla sotto il palco si è un po’ rimescolata e qui si sono stretti i ranghi soprattutto gli amanti dei suoni retro heavy rock e metal, quelli del mestiere vecchia scuola. Lo spazio concreto sul palco ha permesso di montare delle scenografie aggiuntive. La batteria era quindi sollevata in modo deciso su una pedana extra e davanti ad essa c’era un altro piccolo palco improvvisato, accessibile da sinistra o da destra, che permette al pubblico di vivere e godersi il classico gioco scenico dei concerti dei Saxon. Aggiungo che sullo sfondo avevano montato un gigantesco slogan dei Saxon. Tutto questo il giorno prima a Lubiana non c’era. Quindi sul palco mancava solo il celebre aquila dei Saxon e la misura sarebbe stata colma.

Poco prima delle dieci il palco si oscura di nuovo, mentre tra i giochi di luce bluastri le silhouette familiari si fanno strada sul palco. Formazione standard, con Biff al centro e i due chitarristi alla sua sinistra e alla sua destra, Nibbs Carter all’estremità sinistra e naturalmente Nigel Glockler sullo sfondo, dietro la fortezza della batteria, sollevata di un intero piano sopra la prima linea. Stavolta i Saxon non si sono risparmiati in niente. Conoscevano la potenza esecutiva di chi li aveva preceduti e, sulle ali di una sala impazzita, hanno attaccato con un’ottima intesa sul palco fin dalla prima nota suonata. La band era incredibilmente scatenata e, per i suoi venerabili anni e la sua militanza da veterani, non ha risparmiato energie in esercizi ginnici e acrobazie. Il repertorio era pensato per presentare il nuovo disco “Into The Labyrinth” (2009), ma le vecchie volpi hanno mescolato con grande efficacia i vecchi classici ai nuovi pezzi. Il primo di questi ha scatenato in modo particolarmente teatrale gli sfoghi emotivi del pubblico, quando Biff ha chiesto alla gente di riempirsi la testa col tuono dell’heavy metal. Il bombardamento non finisce certo con il brano dal riff funesto e dal ritmo da rally Witchfinder General (“Lionheart”, 2004), e i ragazzi poi tirano un po’ il freno ai cavalli con l’ottimo classico 747 (Strangers In The Night), in cui si inserisce insieme a loro l’intera sala. Segue un nuovo salto al disco nuovo con l’assalto di Demon Sweeny Todd, la più rock Hellcat, e poi Biff fa una piccola pausa e fa una domanda al pubblico. È la classica domanda alla folla che succede sempre ai tour dei Saxon: “Cosa volete che vi suoniamo adesso? Dogs Of War? E che ne dite di Broken Heroes, o Motorcycle Man?” Ha chiuso il discorso con: “Or let us play both?” e non ci crederete: “This song is called Broken Heroes.” Aaaa!!! Il classico di uno dei dischi più belli dei Saxon degli anni Ottanta, “Innocence Is No Excuse”, ha scatenato salve di ovazioni. Braccia in aria dalla prima fila fino in fondo, la febbre del sabato sera cresceva al Boogaloo oltre ogni limite, e la band ha creato la sua celebre magia soprattutto nel riff del ritornello, subdolo e sottopelle, quando l’intera sala si è unita nel canto. Un momento davvero solenne del concerto. Biff non mentiva e, quando ha detto che avrebbero suonato entrambi i brani, è seguito anche “motor jebeni kotač čovjek”. A proposito di Motorcycle Man vorrei sottolineare un salto evidente, che in realtà ormai da una bella decina d’anni con i Saxon non è una novità, ma comunque. Si tratta di un classico anni Ottanta che nella registrazione in studio dell’inizio degli anni Ottanta è fatto con un solo pedale della cassa. Glockler, che è tenuto a usare il doppio pedale, nemmeno stavolta si è trattenuto e i Saxon, soprattutto grazie al suo martellare, ne hanno tirato fuori un vero e proprio assalto indemoniato di metal estremo, che è tornato a scintillare in tutta la sua intensità in Power And The Glory. Che scoperta per dei Saxon rivitalizzati. Il doppio pedale della cassa. Glockler lo inseriva con arguzia anche in Wheels Of Steel, Princess Of The Night e Denim & Leather. Anche se, tra i batteristi dei Saxon provati finora, io personalmente sto dalla parte di Fritz Randow, che i Saxon hanno cacciato dalla band per troppe incursioni nel campo degli oppiacei alcolici, Glockler ieri ha dimostrato che con lui non c’è da scherzare! Ci ha spaccati.

Biff ha rovesciato tra la gente un intero bancale di bottiglie di plastica d’acqua e se n’è versato addosso in testa durante il concerto. Stringeva di continuo la mano al pubblico e così lo teneva sempre in una posizione di scacco, tanto che quello lo seguiva docile e gli mangiava in mano. Il vecchio punk sa come mettere in scacco matto la folla!

Il concerto è filato via a ritmo vertiginoso e all’improvviso ci siamo ritrovati in piena crociata con Crusader, che ha tirato su la sala un’ultima volta. Un brano che è una presenza fissa obbligata del repertorio d’acciaio e senza il quale la band proprio non può salire sul palco. La band torna per il bis, che apre con il singolo fresco di uscita Live To Rock, che si incastra alla perfezione nel bis. Segue una breve pausa e si riprende con il classico Princess Of The Night, durante il quale Scarratt e Carter lasciano il palco. “This is Paul Quinn, and we call him? Paul Quinn!” è stato il discorso di Biff al pubblico, dopo il quale a “Quinney” è stato fatto il cenno di aprire il brano con il famoso riff. Lo sbarco al Boogaloo non era però ancora finito e per chiudere i Saxon hanno preparato un ultimo, assoluto punto di rottura del collo con il classico heavy rock Denim & Leather. E la somma di tutte le somme? Una bomba heavy metal assoluta, che ha entusiasmato proprio tutti in sala. Vecchietti scatenatissimi, ottimi duelli solistici tra le due chitarre, Biff ha condotto da maestro le linee vocali per tutto il concerto, anche se al mixer gli aggiungono volentieri, quando serve, un accento di “echo delay” un po’ eccessivo, ma comunque. L’uomo si regge ancora in modo affascinante e controlla la situazione, giustificando in tutto la sua celebre figura di capo unico dei Saxon.

Per finire, il solito confronto che non piace a nessuno: il concerto di Zagabria con quello del giorno prima nella sala MediaPark di Lubiana. A Zagabria entrambe le band hanno tirato fuori da sé ancora più energia e offerto ancora più voluttà live. Hanno allungato la scaletta. Gli Iced Earth di un brano (The Hunter), i Saxon di due (Hellcat, Motorcycle Man). Le cause stanno nella sala più grande. In larghezza, lunghezza e altezza. Poi nel palco più lungo e più largo, che ha permesso in concreto ai Saxon di montare anche la loro scenografia al completo, poi nell’affluenza molto più alta all’evento e, non ultimo, in un altro elemento importantissimo. L’estasi molto più grande, dimostrata dalla risposta del pubblico croato a questo concerto. In realtà posso dire, anche se non sono un frequentatore assiduo dei concerti al Boogaloo, che Iced Earth e Saxon hanno messo in scena senza dubbio uno dei migliori concerti metal a Zagabria negli ultimi 10 anni. Come se fossero nati i tempi d’oro del metal e, come per magia, si fossero ridisegnati di colpo per due ore e mezza di vita. Due ore e mezza indimenticabili, prima che in sala echeggiasse l’ultimo colpo di batteria e si scaricasse l’ultima salva di riff in Denim And Leather  e che, dopo più di mezz’ora di battaglie per i vestiti davanti al guardaroba mentre uscivamo dalla sala, fuori ci salutassero i fiocchi di neve, rinfrescandoci le teste metalliche surriscaldate ben oltre il punto di ebollizione.

foto: Aleš Podbrežnik 

Scaletta

ICED EARTH:
1. Intro
2. Behold The Wicked Child
3. Invasion
4. Motivation Of Man
5. Setian Massacre
6. Burning Times
7. Declaration Day
8. Vengeance Is Mine
9. Violate
10. Pure Evil
11. Watching Over Me
12. Ten Thousand Strong
13. Dracula
14. Melancholy (Holy Martyr)
15. My Own Saviour
—bis—
16. The Hunter
17. Iced Earth

SAXON:
1. Battalions of Steel
2. Heavy Metal Thunder
3. Witchfinder General
4. 747 (Strangers In The Night)
5. Demon Sweeny Todd
6. Hellcat
7. Broken Heroes
8. Motorcycle Man
9. The Letter
10. Valley Of The Kings
11. Wheels Of Steel
12. Power And The Glory
13. Crusader
—primo bis—
14. Live To Rock
15. Princess Of The Night
—secondo bis—
16. Denim And Leather

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