Peter Gabriel (IV – “Security”)

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Gabriel, Peter
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1982
Durata: 45:27
Voto: 4.5/5

I percorsi dei geni artistici, quelli che con le loro creazioni audaci influenzano legioni di generazioni future, sono spesso imperscrutabili e imprevedibili. Nel mondo della musica ce ne sono stati pochissimi di così visionari e originali come il leggendario cantante britannico Peter Gabriel. I suoi progetti musicali figurano ancora oggi tra le imprese più grandi nella storia della musica popolare, soprattutto quando si parla di fondere stili musicali eclettici e di usare tecnologie da studio innovative. All’inizio degli anni ’80 Peter ha registrato, insieme al co-produttore David Lord, il suo quarto album consecutivo uscito a suo nome, che negli USA però è stato venduto con un titolo ben più artistico: “Security”.

Qui il signor Gabriel, fedele alla sua tradizione di innovatore del suono imprevedibile, ha sfoderato un sacco di mosse rivoluzionarie per l’epoca nel campo delle tecnologie di registrazione. “Security” è uno dei primi album registrati con tecniche di registrazione digitale. Gli arrangiamenti strumentali sono per lo più a impronta elettronica e si basano sull’uso di tanti  campionamenti elettronici e percussioni. Imprese del genere sono state rese possibili anche dall’uso del computer Fairlight CMI, all’epoca costosissimo e oggi, ovviamente, pezzo da museo. Usare campionamenti digitali e percussioni elettroniche è diventata da qui in avanti una prassi consolidata per il resto della carriera di Peter. Le sue rivoluzionarie imprese sonore sono cadute su un terreno fertile in questo progetto ambiziosissimo, che contiene un invidiabile miscuglio di elementi new wave, world music e rock sperimentale. Quanto a fusione convincente di un’ampia tavolozza di stili e tecnica di registrazione avanzata, “Security” rappresenta uno dei lavori più sperimentali e complessi di Peter, che non smette di entusiasmare con la sua natura imprevedibile, la sua trascendenza sonora e lirica e una produzione fenomenale.

Nonostante il suo genio compositivo, produttivo e lirico senza confini, Peter non sarebbe mai riuscito a portare a termine con successo le sue idee folli se non avesse avuto accanto (come sempre) una squadra collaudata di compagni di musica di primo livello, guidata dalla formazione composta da Tony Levin (King Crimson), Jerry Marotta (ex-Orleans), Larry Fast (ex-Nektar) e David Rhodes (ex-Random Hold). Tra gli ospiti di prestigio sull’album spiccano il grande batterista occasionale Simon Phillips, noto soprattutto per la collaborazione con i Toto, e il leggendario cantante Peter Hammill (Van Der Graaf Generator, solo) nel ruolo di voce nei cori. I due geniali Peter avevano collaborato per la prima volta sull’album “Exposure” (1979), l’esordio del chitarrista dei King Crimson Robert Fripp. Zio Gabriel anche stavolta è riuscito a spremere il talento di tutti questi eccezionali musicisti fino al massimo del loro potenziale.

Nei singoli brani prendono vita in modo vivido anche i loro messaggi, che toccano un’ampia gamma di temi lirici. Qui Peter si conferma ancora una volta un fine conoscitore della psiche umana e dei problemi sociali, nonché un combattente sincero in difesa dei diritti umani. La sua psicoanalisi dell’uomo, senza compromessi, esplode già nell’ultra-drammatico classico di apertura “The Rhytm of the Heat”. Il testo è stato ispirato da un incontro ravvicinato tra il celebre psicologo svizzero Carl Jung e un gruppo di tamburini africani. L’atmosfera incandescente, per non dire infernale, che poggia su campionamenti new wave e ritmi della world music, in particolare sull’uso selvaggio delle percussioni africane, ti imprigiona all’istante in una trance speciale, in cui non è difficile immaginarsi un’ardente danza sciamanica in mezzo a un villaggio africano. Anche nel proseguo dell’album Peter si dimostra un appassionato amante dei ritmi della world music e un combattente per la difesa degli oppressi.

La trascendentale “San Jacinto”, che riflette la paura dei popoli indigeni del Nord e del Sud America di vedere sparire e distruggere la propria cultura per mano dei conquistatori bianchi, è tra le migliori composizioni dell’intera carriera solista dell’artista. La voce di Peter è piena di sofferenza e di rabbia, mentre nel ritornello risvegliante si sente l’ottimismo e la vittoria sulla paura. La sua splendida prova vocale è accompagnata da un uso suggestivo di percussioni elettroniche e vibrafono, che portano nel pezzo un’atmosfera di esotismo, mentre ogni tanto si infilano anche campionamenti spiritosi e frasi di chitarra incisive. “I Have the Touch” è un esemplare di art rock sopraffino, che attinge ad arrangiamenti pop rock melodici poggiati su maniere ritmiche d’avanguardia. Il canto di Peter mantiene per tutto il tempo una melodia centrale ipnotica, mentre i campionamenti elettronici scorrono alla grande tra le linee di basso melodiche di Levin e gli spiritosi passaggi di batteria firmati Simon Phillips.

Il pezzo successivo è la “The Family and the Fishing Net”, di impronta avanguardistica, in cui si coglie una similitudine sarcastica tra il matrimonio moderno e il sacrificio voodoo. Qui brilla in piena luce lo sperimentalismo prog rock di Gabe, con passaggi ritmici completamente folli e effetti sonori da brivido. Armonie vocali impazzite, unite a campionamenti schizoidi e ritmi sciamanici, creano un’atmosfera tutta sua, spaventosa. Quanto a intensità atmosferica eccezionale, questo è un altro dei vertici dell’album. L’ottima “Shock the Monkey”, che ha ottenuto un bel successo come singolo hit, è senza dubbio la creazione più riconoscibile dell’intero lotto. Questo evergreen è un’allegoria spiritosissima sulla gelosia, vista attraverso il prisma di un primate spaventato, usato come metafora dei problemi della personalità. In tanti si ricorderanno anche dell’indimenticabile, grottesco video in cui Peter, con la faccia dipinta, insieme a un macaco visibilmente terrorizzato, regala una dose abbondante di humour nero britannico. La prova vocale spiritosa e camaleontica di Peter è accompagnata da linee di basso ispessite, pattern ritmici vivaci e inserti di sintetizzatore pieni di temperamento. Il ritornello ipnotico è costruito nella migliore maniera pop rock, mentre il finale fenomenale, con passaggi orientaleggianti dei sintetizzatori e armonie vocali a più voci, regala una vera e propria nirvana sonora.

Dopo questa indimenticabile burlesque Peter torna a “farsi serio”. La ballata drammatica e anticonvenzionale “Lay Your Hands on Me” tocca il tema della guarigione mentale e spirituale attraverso la fiducia reciproca tra due partner. Questo terreno complicato Gabe lo esplorerà anche nei dischi a venire. Oltre al canto malinconico di Peter non mancano numerose imprese sonore sperimentali, quasi d’avanguardia. Dentro il pezzo si trovano tanti campionamenti elettronici, armonie vocali imponenti, ritmi world music pieni di temperamento e perfino qualche inserto “rappato”. “Wallflower”, dove Peter si cala di nuovo nei panni del paladino dei diritti umani, visto che il testo riguarda i maltrattamenti dei prigionieri politici in America Latina a metà anni ’80, è molto più vicina alla ballata classica. Di conseguenza è tra i pezzi meno interessanti dell’album, anche se la melodia centrale, costruita su pianoforte e inserti di sintetizzatore, è da leccarsi i baffi. Il canto di Peter, vissuto fino in fondo, ti arriva comunque dritto al cuore. La conclusiva “Kiss of Life” è una creazione relativamente interessante, che si nutre soprattutto di spiritosi elementi ritmici della world music, più precisamente della musica latina, e di succosi passaggi di sintetizzatore. Anche stavolta il canto di Peter è tinto di una malinconia invidiabile , anche se non mancano momenti occasionali di giocosità vocale che si sposano alla grande con gli ornamenti ritmici pieni di temperamento.

Il quarto atto del cammino solista di Peter ha partorito uno dei suoi album più sperimentali, che ancora oggi non smette di entusiasmare con la sua varietà stilistica e ritmica. “Security” è sotto ogni punto di vista l’incarnazione della perfezione compositiva e produttiva, quella con cui il leggendario artista si è consolidato come grande innovatore del suono. Considerata la sua natura sperimentale, è in realtà una bella sorpresa che, con in testa l’hit pop rock anticonvenzionale “Shock the Monkey”, abbia ottenuto un bel successo commerciale. Con la sua raffinatezza sonora ha già annunciato, per molti versi, uno degli ingredienti essenziali che hanno portato ai successivi trionfi pop rock di Peter e al suo status di star.

Formazione

Peter Gabriel – voce, tastiere
Tony Levin – basso
David Rhodes – chitarra
Jerry Marotta – batteria, percussioni
Larry Fast – sintetizzatori

MUSICISTI OSPITI:
Peter Hammill – cori nei brani 4, 5 e 6
Simon Phillips – batteria nel brano 3
John Ellis – voce di basso nei brani 1, 3, 8, chitarra nei brani 2 e 4
Roberto Laneri – sassofono nel brano 4
Morris Pert – cimbali nel brano 6, percussioni nel brano 8
Stephen Paine – Fairlight CMI nel brano 4
David Lord – sintetizzatore nei brani 6 e 7, pianoforte nei brani 7 e 8
Jill Gabriel – voce di basso nel brano 2
Ekome Dance Company – tamburi africani nel brano 1

Produzione

Peter Gabriel e David Lord

Tracklist

1. Rhythm Of The Heat
2. San Jacinto
3. I Have The Touch
4. Family And The Fishing Net
5. Shock The Monkey
6. Lay Your Hands On Me
7. Wallflower
8. Kiss Of Life

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