Jon Schaffer racconta gli Iced Earth (2009)
Autore: Rok Klemše
Luogo: VPK Mediapark, Lubiana
Data dell’intervista: 20.02.2009
Jon Schaffer ha fondato gli Iced Earth nel 1985, con il nome Purgatory. Da allora nella formazione se ne sono avvicendati parecchi, ma la forza trainante, il capo della band e il mastermind resta il chitarrista Schaffer. In vent’anni gli Iced Earth hanno pubblicato nove album in studio, che li hanno elevati a una delle band heavy metal più importanti del nostro tempo, e a tenerli in vita è sempre stata la perseveranza di Schaffer, la sua testardaggine, se vogliamo. In tour con i Saxon, gli Iced Earth presentano il loro ultimo disco, The Crucible of Man. Con questo album Schaffer ha chiuso la sua ambiziosa saga di fantascienza, iniziata già con il leggendario Something Wicked This Way Comes (1998). Prima del concerto di Lubiana, Jon Schaffer ci ha parlato del passato, del presente e di cosa aspetta ancora gli Iced Earth.
RockLine: Ciao Jon! Siete ormai verso la fine del tour con i Saxon. Com’è andata e come siete finiti a fare questo tour insieme? È stata un’idea delle etichette di entrambe le band?
Jon: No, l’idea ce l’ha data in realtà il nostro agente la scorsa estate. Io e il mio manager ne abbiamo parlato lo scorso agosto e ci è sembrata una buona idea.
RockLine: Questo tour coincide con quello che hai detto, cioè che dopo il ritorno di Matt avreste fatto meno concerti e tour più piccoli e più brevi?
Jon: No, non l’ho mai detto, è stata di nuovo un’esagerazione dei media. Abbiamo detto che i concerti sarebbero stati limitati, ma non nel senso che pensa la gente, cioè che non avremmo fatto tour. Si trattava solo di capire se avremmo fatto tour lunghi sei mesi, un anno. In questo momento non li voglio nemmeno, gli Iced Earth non sono la mia priorità. Le cose cambiano, mi occupo di altri progetti, di cose nuove che voglio fare. Questo tour è l’ultima cosa per gli Iced Earth per un po’, forse restano ancora solo un paio di festival. Ci siamo lasciati alle spalle un grosso tour americano, un grosso tour europeo, un sacco di festival, sono costantemente in giro e da tre anni e mezzo non mi faccio una vacanza. Dopo il tour di Framing Armageddon abbiamo fatto una marea di festival, poi un tour europeo di sette settimane e subito dopo la promozione di The Crucible of Man.
RockLine: Negli USA le cose sono cambiate in meglio per gli Iced Earth? Qualche anno fa in Europa eravate enormi, mentre negli USA non ricevevate granché attenzione.
Jon: In realtà il mercato americano è il più grande per noi, e lo è già da un po’. È esploso dopo l’uscita di Horror Show, e The Glorius Burden ha avuto davvero un grande successo. Per Framing Armageddon negli USA non c’è stato nessun tour, perché siamo andati subito a finire la seconda parte, seguita dal tour americano. Quando è uscito Framing Armageddon è venuto il tour europeo, e dopo l’uscita di The Crucible of Man è toccato di nuovo a quello americano.
RockLine: Di recente è tornato negli Iced Earth Matt Barlow, che molti considerano la prima voce della band. Ne avete parlato per un bel po’ o è successo dopo che ha cantato l’album Immortal per i Pyramaze?
Jon: È successo tutto piuttosto in fretta. Come ho detto, gli Iced Earth saranno parecchio limitati, per via del lavoro di Matt e perché io sono pronto a fare un passo indietro dagli Iced Earth. Ci sono altre cose che voglio fare. Se sentissi che gli Iced Earth sono la band che deve essere la mia prima priorità, non avrei lasciato tornare Matt, ma ho altri piani e alla fine le cose combaciano. Gli Iced Earth esistono da vent’anni e fin dall’inizio sono io la forza trainante che fa tutto, ogni giorno. L’unico momento in cui c’è l’illusione di una band è sul palco, per il resto siamo singoli individui. Di questo sono stufo e sono pronto ad andare avanti. Gli Iced Earth ci saranno ancora, ovviamente, ma non sarà come in passato.
RockLine: Puoi svelare qualcosa di quello che stai preparando?
Jon: No, non ancora. Per ora resta un segreto.
RockLine: Negli anni negli Iced Earth si sono avvicendati un sacco di membri. È stato difficile per te essere l’unica forza trainante della band e l’unica costante?
Jon: No, non proprio. Anche la maggior parte delle band con formazioni stabili ha uno o due motori. Non credo che questo abbia avuto conseguenze serie su niente nella band, il mio scopo è sempre stato vendere quello che facciamo. A essere realisti, non abbiamo mai avuto una vera occasione di fare da spalla, con l’eccezione del tour dei Heaven and Hell nel Regno Unito. Abbiamo contato solo su noi stessi, fin dal 1990. Il tour con i Blind Guardian ci ha aiutato parecchio, certo, ma entrambe le band avevano già un bel successo. Il nostro debutto stava già attirando attenzione, soprattutto in Germania. Fin dall’inizio avevamo una base di fan solida, grazie al successo del demo Enter the Realm. Però mi sembra che se ci fosse stato destinato qualcosa di più grande sarebbe già successo. Di tutto questo sono ormai stufo, vorrei davvero partire con qualcosa che sia una vera band, se capisci cosa intendo. Una band che mi offra nuove sfide e rappresenti qualcosa di nuovo. Uno dei motivi è che la gente non può nemmeno immaginare quello che ho dovuto sopportare, soprattutto nel rapporto di lavoro con la nostra ex etichetta. La maggior parte delle band con condizioni del genere sarebbe sicuramente finita a pezzi. È questa la differenza tra loro e gli Iced Earth: io non mollo niente di quello che comincio, e non mollo nemmeno gli Iced Earth, perché sono una parte enorme della mia vita, ma non sono più al primo posto. È ora di cose nuove, ma con gli Iced Earth ogni tanto continueremo a fare un album e un tour.
RockLine: Visto quello che hai appena detto… Qualche tempo fa ho parlato con Hansi, che ha accennato alla possibilità di un nuovo disco dei Demons&Wizards già quest’anno o il prossimo.
Jon: Possibile. Ci vedremo presto, e con Hansi faremo i Demons&Wizards fino alla morte. È il frutto della nostra lunga amicizia e collaborazione, ma è qualcosa che dobbiamo incastrare nei nostri calendari pieni. Il mio impegno con gli Iced Earth si sta calmando e sarà ridotto al minimo possibile, negli ultimi tre anni e mezzo abbiamo fatto una quantità enorme di cose, solo chiudere la storia di Something Wicked è…
RockLine: Il tuo magnum opus?
Jon: Sì, almeno per me, dal punto di vista dell’autore, sicuramente. Che la gente lo veda o no, non importa, era una cosa mia che dovevo portare a termine. Cosa porterà il futuro non lo so ancora, ma so che le cose nuove e le persone nuove con cui lavorerò saranno molto appaganti. È quello a cui punto adesso, e con Hansi ne parleremo appena ci vediamo. Non so esattamente che programmi abbia lui e non sono nemmeno del tutto sicuro dei miei, e non voglio caricarmi di troppe cose nei prossimi due anni, ma lavorare con Hansi è sempre estremamente divertente e molto naturale. So che ci sarà un nuovo album dei Demons&Wizards, solo che non so ancora esattamente quando.
RockLine: Hai mai pensato a un tour insieme tra Iced Earth e Blind Guardian, con un set dei Demons&Wizards infilato in mezzo ai set delle due band?
Jon: Sì, ne abbiamo già parlato, ed è di nuovo una questione di calendari. Inoltre il nuovo album di entrambe le band dovrebbe uscire più o meno nello stesso periodo. È passato parecchio da allora e una cosa del genere è difficile da organizzare senza un prodotto nuovo. Si può fare, ma l’etichetta e i promoter organizzano malvolentieri un tour senza un nuovo disco. È questo il problema più grosso, però ne abbiamo parlato e chissà, tutto è possibile.
RockLine: Con The Crucible of Man hai chiuso la storia della Something Wicked saga. E adesso cosa aspetta gli Iced Earth? Continuerai con temi di fantascienza e fantasy o tornerai a cose più realistiche, come la tematica bellica di The Glorious Burden?
Jon: Mi piace un sacco la storia militare e sono convinto che anche in futuro seguiranno canzoni su quel tema, ma non so quando. In testa ho solo l’idea di finire la promozione del nuovo album, e in questo momento non sarebbe nemmeno saggio pensare ad altro. La realtà è che può passare un anno, due, prima che io cominci a lavorare al nuovo disco degli Iced Earth, e quando arriverà quel momento mi troverò sicuramente in una mentalità diversa da quella di adesso e non so cosa mi aspetta. Sarà sicuramente quello che sento giusto, che è sempre stato il mio criterio, quello che mi ha sempre detto il mio istinto. Non ho mai dato retta a band, gente, etichette e altri quando si trattava di creatività. Per ora però non ho ancora nessun concept né tema.
RockLine: Di recente hai parlato dell’idea di pubblicare come boxset entrambe le parti della Something Wicked saga in un packaging speciale, con extra e roba del genere. A che punto siamo?
Jon: L’etichetta è interessata, ma ci sarebbe un sacco di lavoro e servirebbero molti soldi, e al momento l’industria lotta per sopravvivere, le etichette stanno morendo, i negozi chiudono… Mi ci metterei solo per un senso di continuità… se lo chiedi a me, penso che Framing Armageddon sia un disco dannatamente bello così com’è, e anche la storia funziona così. Se l’etichetta pubblicherà una cosa del genere in un futuro prossimo, sarà probabilmente senza la mia approvazione, perché non vedo il senso di sprecare tanto tempo e denaro quanto serve a un progetto così. A Framing Armageddon non manca niente, dal punto di vista della produzione alle frequenze basse manca solo un po’ di “punch”, e ce ne siamo accorti dopo l’uscita e l’abbiamo sistemato nel mix di The Crucible of Man. Mi preoccupava un po’ infatti che ce ne fosse troppo, che alla gente saltassero le orecchie se avesse alzato il volume. Continuo a pensare che Framing Armageddon sia un disco eccellente e che non gli manchi proprio niente. L’interpretazione di Tim mi sembra fantastica e tutto quello che gli ho chiesto l’ha fatto alla grande. Sui primi tre album ero rimasto deluso per la produzione, soprattutto per le voci, tranne che su Night of the Stormrider, certe cose di Burnt Offerings non mi piacciono, non mi piacciono le voci del primo album. Per questo ho deciso di registrare Days of Purgatory, per fare i pezzi il meglio possibile, ma alla fine non abbiamo cambiato chissà quanto.
RockLine: Come hai trovato Tim (“Ripper” Owens) dopo l’addio di Matt? Era la tua prima scelta?
Jon: In realtà avevo in mente anche un altro. Si chiama Jorn Lande, ha una voce davvero incredibile. Volevo solo finire The Glorious Burden come desideravo, perché l’avevamo già mixato con la voce di Matt, ma non suonava come avrebbe dovuto e non volevo pubblicarlo. Volevo solo far uscire il disco, anche con un cantante ospite, a un nuovo cantante fisso avremmo pensato dopo l’uscita. Jorn in quel periodo era impegnato con i Masterplan, così ho chiamato Tim, che in studio ha semplicemente brillato. Ha cantato tutto esattamente come volevo, di un disco così si può andare tranquillamente fieri. Una settimana dopo i Priest hanno annunciato il ritorno di Rob e io ho offerto a Tim il posto, se lo voleva.
RockLine: Su The Glorius Burden GB avete usato un’orchestra, cosa che prima non avevate mai fatto, e su The Crucible of Man per la prima volta anche un vero coro. È qualcosa che ti piacerebbe approfondire anche in futuro?
Jon: Sì, magari, ma dipende dal soggetto. Su Angel’s Holocaust, per esempio, se avessi avuto abbastanza soldi all’epoca avrei voluto una vera orchestra, sarebbe stato folle. Non so se lo farò ancora, dipenderà dal tema che affronterò. Al momento il mio istinto mi dice che è ora di tornare alle radici, a un metal più crudo, senza tutti gli orpelli, le orchestrazioni. Se invece scrivo un grosso epico, di sicuro ne farò uso. Una cosa che rende diverso Framing è l’enorme quantità di strumenti da tutto il mondo, e ce l’avevo in mente fin dall’inizio. È una parte enorme e questi strumenti li colleziono da tanto, ed è stato divertente infilarli nel metal, ma si tratta sempre di quello che richiede il singolo pezzo. Se voglio scrivere, che so, un grosso epico sul D-Day vorrò sicuramente molta orchestrazione, ma se il pezzo dura 4 minuti e mezzo probabilmente no.
RockLine: In passato hai già scritto un bel po’ di concept album: The Dark Saga, Night of the Stormrider, in parte anche Horror Show. Scrivi più facilmente avendo davanti l’intero concept o è più facile scrivere un singolo pezzo?
Jon: Di sicuro è più facile scrivere una raccolta di canzoni senza legami tra loro. Ma non ho mai scelto la via più facile, mi piace scrivere pezzi impegnativi e teatrali. Ai grossi epici ho sempre dedicato più tempo. Ci ho messo più anima e cuore, anche se lo faccio con ogni pezzo che ho scritto. Se scrivo un pezzo insieme a qualcuno la sensazione è già diversa. Quando lavoro con Hansi è diverso. Se scrivessi io tutte le parti di base, sarebbe molto simile agli Iced Earth con Hansi alla voce, ma non lo faccio. Sui testi do una mano, ma le melodie vocali le scrive lui. Mescolare la mia scrittura e la voce di Hansi crea un nuovo mostro, un Frankenstein. Ed è proprio questa la cosa più bella di tutta la faccenda. Quello che ha tenuto in vita gli Iced Earth così a lungo è che ho una visione molto chiara di cosa voglio dalla band.
RockLine: Grazie mille per l’intervista, Jon, ti auguro un concerto fantastico e una bella chiusura del tour.
Jon: Ok, figo, grazie a te!
Foto: Mojca Perdih
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