Cold Dew e Alkonost fanno tremare l’Orto fest (2009)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 19.04.2009
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 12€/16€
L’Orto fest è in pieno svolgimento, quest’anno già alla sua decima edizione tradizionale, e stavolta ha offerto anche un po’ di materiale per scapocciare di brutto. L’Orto si è tinto di colori più cupi e le sue fondamenta hanno tremato grazie ai death/doom metaller di casa Cold Dew e alla formazione russa folk/pagan metal Alkonost.
Penso di poter dire stavolta con grande piacere che l’Orto l’ha riempito ancora più della band straniera di punta, senza mancare di rispetto a nessuno, ovviamente, la formazione di casa. Quando alle nove e un quarto sono saliti sul palco gli unici rappresentanti del doom metal in Slovenia, il piano di sopra dell’Orto era già bello pieno. E la band di Lubiana, che esiste da un paio d’anni appena e in formazione completa solo da dicembre scorso, è salita sul palco come se suonasse insieme da dieci anni. I Cold Dew sono stati affiatati e precisi, e a dargli una bella mano ci ha pensato un suono fantastico. Le chitarre di Davide Videnšek e Peter Frol tagliavano come una ghigliottina, potenti e pesanti come il colpo di un martello da dieci tonnellate, ma allo stesso tempo hanno sfoderato riff vari e movimentati che hanno fatto sì che il doom, rotolando lento, non diventasse noioso nemmeno per un attimo. La sezione ritmica è perfettamente rodata: il basso possente di Vasja Šinko e l’ottimo Tomaž Kogovšek, che ha sfoderato un’ampia gamma di splendidi passaggi. E infine lo sguardo si ferma sul fenomenale cantante Maj Jamšek, che ha lasciato a bocca aperta con un growl brutale e bassissimo e un canto pulito e profondissimo, l’esatto opposto delle linee più delicate, angeliche, di Tamara Cerovič Erjavec. I pezzi, nonostante la lentezza (alla fine si parla pur sempre di doom metal), sono strutturati in modo vario e dinamico, e la lunghezza epica della maggior parte di essi contribuisce solo all’atmosfera apocalittica e opprimente. I Cold Dew in Slovenia stanno aprendo nuove strade nel genere che suonano e sono un grosso contributo alla varietà della scena metal di casa nostra. Il battesimo del fuoco gli è riuscito più che bene e, anche se il death/doom metal non è per tutte le anime né adatto a ogni momento, i Cold Dew sono stati la scelta perfetta per una piovosa serata di lunedì. E sono sembrati quasi catartici…
La serata l’hanno chiusa gli Alkonost, diversi per genere ma azzeccati. No, nonostante il nome non si tratta della versione russa dei bevitori incalliti Tankard: Alkonost è infatti un uccello mitologico della mitologia slava, con il corpo da uccello e la testa di donna. Anche se, davanti a quel folk metal saltellante dal suono epico, con un tocco pagano di melodie russe, ti viene voglia di scolarti una bottiglia di vodka in un colpo solo… I russi all’Orto hanno festeggiato l’ultimo concerto del tour europeo e, nonostante il bel numero di date alle spalle, la stanchezza non si è vista per niente. Ragazzi e ragazze sono saliti sul palco sicuri di sé e carichi a mille, e non è mancato nemmeno il “windmill headbanging” sincronizzato della parte maschile degli Alkonost. La maggior parte dell’attenzione però se l’è presa la cantante, che compensa i centimetri che le mancano con una voce eccellente, una voce che ti aspetteresti piuttosto da qualche band sinfonica tipo i Therion, e che insieme al growl del bassista forma un contrasto efficace. Gli Alkonost hanno fatto la loro trasferta dai fratelli slavi in modo corretto, solo che il bassista Alexej avrebbe potuto ricordarsi che la Russia degli zar non esiste più e spiccicare una parola o due anche in inglese. In compenso, il borbottio russo ha creato un tocco nostalgico e simpatico.
Cold Dew e Alkonost hanno senza dubbio messo in piedi uno dei concerti metal più piacevoli all’Orto bar. Gli Alkonost beccali se ti capita ancora l’occasione, i Cold Dew invece non perderteli per nessun motivo. Anche se non ti prenderai la dose di energia che magari avresti a un concerto thrash metal… Beh, però ti prenderai un’energia diversa… L’energia che solo il doom metal sa dare. E parliamo di death/doom maledettamente buono!
foto: Jure Frelih
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