Moonleejada 2009! (2009)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Menza pri koritu (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 18.04.2009
Pubblico: 150 persone
Prezzo del biglietto: 8,00€

Stavolta l’etichetta Moonlee Records ha portato sul palco le cinque formazioni più calde del 2009 sotto la sua ala. Sono tutte votate all'”indipendenza” nel linguaggio musicale, proprio come la Moonlee Records, che anche nel 2009 con la sua proposta e la sua attività non smette di sorprendere in positivo, con una dedizione fuori dal comune e il dono del “naso fino”, capace di fiutare anche i segreti più gelosamente custoditi, che poi crescono fino a diventare qualità collaudata di artigianato indie rock. Quest’anno a portare i colori della Moonleejada c’erano In-Sane, Bernays Propaganda, Analena, Damir Avdić (alias Bosanski psiho) e Hesus Attor. 

IN-SANE:

Sul palco sono saliti per primi gli In-Sane. Una band che ha alle spalle quasi 12 anni di vita, partita come quintetto con il debutto “Keeping Ourselves to our Hearts” in tasca e oggi in versione trio. Di sicuro la formula migliore possibile: meno membri, meno rischi di scontri per interessi diversi. Il gruppo ha dimostrato di essere una macchina perfettamente oliata, che si tira fuori il punk direttamente dalla manica, senza un briciolo di compromesso e tagliente come un rasoio. Incontinent, Choices Made, Lost in Time, From Inside Out, Found My Place: tutti i pezzi si portavano dietro quel curioso trucco estetico che i gruppi punk rock di oggi, di regola, infilano nel loro sound. Una dose di melodia piazzata sopra un cantato sì ruvido e rauco, ma comunque lontanissimo dallo “sballo” e dall’arroganza delle band della seconda metà dei Settanta, che con il loro lavoro da pionieri hanno affascinato in modo irreversibile il mondo della musica: cosa che agli In-Sane non interessa minimamente. Le generazioni cambiano, che ci vuoi fare. Gli In-Sane sono ottimi musicisti, che respirano all’unisono, compatti e rodatissimi. La chitarra sforna una bella dose di rumore da sballo e allo stesso tempo aggiunge un po’ di morbidezza melodica, che dà l’impressione di una band accessibile alle orecchie dei più giovani. Promettente, anche se senza contenuti che gridino al cielo reclamando un’unicità e una diversità ben definita, ma con il potenziale per un successo commerciale. Per l’autunno è annunciato il nuovo album, e la band ha già l’agenda piena di concerti in giro per l’Europa.

BERNAYS PROPAGANDA:

La band per cui mi sono fiondato in via prioritaria al Moonlee Records festival di quest’anno erano i macedoni Bernays Propaganda. Pop post punk, se vogliamo “sbrigativamente” etichettare una band indie rock dall’identità affascinante e unica, vive nelle loro mani una vera fioritura, a più di vent’anni di distanza, di una dichiarazione artistica tardiva ma realizzata. Bernays Propaganda, o meglio lo spirito stesso del gruppo, si appoggia con tutte le forze all’opera e alla figura di Louis E. Bernays. Insomma, una band fortemente impegnata sul piano sociale, senza peli sulla lingua. Visti i musicisti straordinariamente esperti in formazione e l’incredibile carisma della giovane cantante Katerina, con una fede enorme nel proprio verbo la band ha tirato giù le stelle dal cielo per gioco, con una convinzione, un’unicità e una spavalderia raggiunte a suon di dinamite, con tutta l’intensità rock più sfrenata.  Ubij me!,  Uživaš li vo svoja pridružba, Bezbedno levo, Dan pred da izćeznam, Homo ili sapiens, nella veste fenomenale dell’approccio musicale del quartetto. La guida sicura e autoritaria della band sul palco da parte della giovane Katerina si prendeva il primato assoluto, e tutti gli occhi erano puntati su questa cantante infuriata e totalmente dentro il pezzo, che si contorceva e saltellava come una forsennata nel galoppo ritmico e compatto della band. Sul piano ritmico i Bernays Propaganda sono ferratissimi. Dal vivo suonano i pezzi ancora più veloci che su disco, e non sbagliano un colpo! Una band che con la sua apparizione da “esordiente” ha lasciato di gran lunga la migliore impressione del festival. Sono particolari, espressivi, convincenti nell’esecuzione e nel predicare la propria visione musicale. Katerina è una cantante graziosa e incantevole, ma infuriata e dal talento eccezionale, e al tempo stesso il motore principale che manda avanti la macchina di questa affascinante formazione macedone! I 40 minuti in compagnia dei Bernays Propaganda sono volati in un attimo, quindi bisogna rivederli, e il prima possibile.

ANALENA: 

Gli Analena, band con lo stesso chilometraggio dei loro compagni di scuderia Moonlee In-Sane, hanno pubblicato da poco l’album in studio “Carbon Based” e al concerto lo hanno presentato con grande slancio. È una formazione molto interessante dal punto di vista musicale. La base è punk, ma molto rumorosa e incline a un solido sostegno di riff che guida la band nel suo sound. Il quartetto, il cui principale anello di congiunzione con il pubblico è la bassista/cantante Ana, non si è lasciato spaventare dalla sfida lanciata da chi li aveva preceduti e ha buttato fuori 40 minuti pieni di energia rock, intrisi di ottimo affiatamento, intransigenza, un’ottima intesa tra energia ribelle e calcinculo e una civetteria malinconico-melodica che faceva un gran bene ai cambi di atmosfera così creati. Per uno stile che gravita più vicino ai gusti della generazione teenager di oggi rispetto ai predecessori, ma più fresco nell’espressione (leggi: riciclo più nascosto) dei Bernays Propaganda, gli Analena hanno raccolto sotto il palco un buon numero di appassionati che i pezzi li conoscevano già, e così hanno scatenato più casino là sotto. Nonostante la maggiore stratificazione del suono, l’energia, mescolata a rabbia e patetismo, ricordava incredibilmente quella sprigionata dagli In-Sane, anche se distanti un miglio sul piano dell’espressione musicale. Niente da dire. Come terzi della serata, in 40 minuti gli Analena hanno convinto senza fatica di essere una band forte, al culmine delle forze, che anche in futuro entusiasmerà con il suo atteggiamento indie rock da ricercatori senza compromessi. Un atteggiamento che è al tempo stesso tremendamente di moda e accessibile alle masse.

DAMIR AVDIĆ:

Quarto in scaletta, è balzato sul palco l’unico e inimitabile Damir Avdić. Il “Bosanski psiho”, come gli è giustamente rimasto addosso il succoso soprannome, stavolta ha indossato la sua maglietta ufficiale con l’emblema della copertina del suo debutto “Mrtvi su mrtvi”, che mette in scena una replica del defunto Che Guevara (un teschio con il ciuffo del Che e il basco, con tanto di stella a cinque punte). Mi ricordo del novembre 2007, quando Damir si era esibito nello stesso posto, in una sala della Menza pri koritu praticamente vuota. Allora indossava una maglietta con stampato il vero ritratto di Che Guevara, che però aveva coperto con del nastro isolante, come a cancellarlo (“crocifiggerlo”). Insomma, il budget annuale del valoroso bosniaco è decisamente cresciuto. Quanto sia schizzata in alto la popolarità di questo musicista lo dimostrava anche il pubblico, che seguiva l’esibizione di Avdić con trasporto e che, nei due anni da quando il tipo calca i palchi sloveni, ha imparato a scandire i versi a squarciagola. Damir, come sempre, ha dato tutto, e a fine concerto il palco era imbevuto del suo sudore amaro. Il tipo ha di nuovo entusiasmato con un’immedesimazione totale, una presenza scenica spontanea, sincera e senza finzioni. Sputava fuoco attraverso una critica sincera nei versi, con cui oggi potrebbe identificarsi senza difficoltà la classe operaia di Cuba (“Fidele, dođi nam za praznike!”). Non ci crederete. Damir è una band da solo. Dissoda la sua Gibson Les Paul e butta fuori versi e giri di parole che investono l’ascoltatore con un effetto non inferiore a quello di raffiche di proiettili di piombo sparate dalla bocca di Damir. Chi avrebbe il coraggio di fare una cosa del genere? Tutto insieme: ritmo, melodia e pure voce solista. Nudo in sella, senza nessun nascondiglio, attaccato soltanto alla presa della corrente. Fanculo Leonard Cohen e tutti gli altri cantautori, principesse sul pisello. Un inchino. Komunist vs. NBK Revolution!!! Più di una volta si aveva la sensazione che la gente non vedesse l’ora che il tipo sparasse la combinazione bosniaca autentica e tanto attesa di espressioni come “u tri pićke materine”, “jebo svoju majku”, “jebo ovce”, “guzim pićkice”,… senza pietà! Alla fine il tipo, davanti a una Menza stracolma, ha raccolto applausi scroscianti di entusiasmo, ha ringraziato di cuore e ha chiesto al pubblico di accogliere l’arrivo degli Hesus Attor con lo stesso saluto riservato a lui!

HESUS ATTOR:

Gli Hesus Attor, nuova attrazione da una città che non smette di entusiasmare, lanciando ossa da rosicchiare e aprendo con successo dimensioni musicali sempre nuove, in un panorama dove all’orecchio sembra ormai tutto scoperto e detto da un pezzo. Rijeka è una città che a conformismo e banalità risponde sempre: “No!”

Gli Hesus Attor si sono trascinati per un bel pezzo di tempo i problemi con la preparazione della “logistica per la creazione del suono live”. Dopo una lunga attesa hanno finalmente attaccato con Alice Road, l’intro del debutto “Sonic Gatronomy Volume 1.” (2008). La band si è sparata gran parte dell’album. Parliamo di un miscuglio molto impegnativo, che può risultare shockante per i profani ignari che si infilano nei paraggi di un concerto del genere, e gli Hesus Attor possono confonderli del tutto, perché al suo estremo la cosa può diventare davvero “caoticamente” pericolosa. Ma pensateci! Il math rock non è facile da suonare. Una stratificazione che ti detta in pratica un unico pezzo di 40 minuti, costruito da una miriade di motivi che seminano imprevedibilità, un continuo elemento sorpresa. Gli Hesus Attor sono grotteschi, autoironici, carichi di sana cazzeggiata, ma al tempo stesso provocatoriamente esplorativi, interessanti in tutto quello che fanno sul palco. Soprattutto per chi cerca qualcosa di speciale, di diverso e anche coraggioso nell’espressione. Juan Pablo Pe De Rigad saltellava come una scimmia irritata, mandando il pubblico fuori di testa storpiando ogni tipo di suono possibile. Da quelli animali, che uno attribuirebbe alla giungla, fino agli urli hardcore, fino a registrazioni di falsetti operistici volutamente sballati. Anche gli Hesus Attor hanno entusiasmato con la loro presenza e il loro linguaggio audace di alta sperimentazione, che è stato un piacere seguire e a cui è stato un piacere abbandonarsi. “Bentornato a casa, Mr. Bungle!” Il quartetto è eccezionale nel ritmo e avanguardista nella sua visione complessiva dell’arte musicale.

Gli Hesus Attor, quinti in scaletta, non hanno fatto che confermare la grandezza della Moonlee Records. Sono stati fantastici, come il quartetto di band che li ha preceduti, e la quinta prova che l’etichetta è davvero nata con uno scopo che dovrebbe essere la guida di tutte le etichette. Dalle più grandi alle più piccole. Lascia che l’artista si esprima, incoraggia, coltiva e premia la creatività e il talento musicale. Non fabbricare stelle artificiali che garantiscono profitto in anticipo e che butti via dopo l’uso come una puttana da due soldi! Quindi grazie alle stelle che esista ancora un livello di forza che garantisce la propria indipendenza e permette così a qualche circonvoluzione cerebrale di continuare a funzionare in modo sano, in un mondo di misera piccolezza, di robotismo pieno di gioia nell’autorealizzazione materiale.

Per chiudere questo “canto” posso solo confermare che il Moonlee Records festival di quest’anno, ovvero la “Moonleejada 2009”, è stato un evento che ha appagato i presenti in tutto e per tutto. Dal biglietto ridicolmente economico, che serviva 3 ore e venti minuti di musica pura firmata da cinque band alter rock indipendenti, fino all’avvicinare alla massa musicale l’unicità del coraggio audace della propria arte di questi cinque protagonisti. Una massa che ha potuto godersi senza limiti la creazione di qualità musicale e la predica direttamente davanti ai propri occhi. L’alternativa nel vero senso della parola. Lunga vita ai liberi! La libertà nella musica è un momento di autenticità nel fulgore immacolato del significato originario di questa parola, capace di arricchire chi ascolta. Grazie Moonlee, grazie band! Ci vediamo di nuovo il prossimo anno!

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

21.00 – 21.45 IN-SANE 22.00 – 22.45 BERNAYS PROPAGANDA 23.00 – 23.45 ANALENA 00.00 – 00.45 DAMIR AVDIĆ 01.00 – 01.45 HESUS ATTOR

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