Inaugurazione col botto del Kino Šiška con Laibach e Juno Reactor (2009)
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 18.09.2009
Numero di spettatori: 800
Prezzo del biglietto: 20 Eur in prevendita, 25 Eur il giorno del concerto
Ce l’abbiamo fatta. Nuovo di zecca, o meglio rinnovato, lucido e scintillante: ecco il centro di cultura urbana Kino Šiška. Se nel nome ci ha rimesso la Cvetličarna, pazienza. Chi conosce un minimo la faccenda non se la prenderà più di tanto. Nella sua nuova veste il Kino Šiška non è solo un locale per concerti, ma anche uno spazio espositivo: ci faranno sfilate di moda, la gente potrà sedersi senza fretta a chiacchierare in un’atmosfera piacevole, e chissà cos’altro ancora. All’inaugurazione ufficiale ogni spettatore ha potuto portarsi a casa il libro Re:start di Borut Kranjec, Matej Leskovšek e Miro Majcen, che raccoglie le foto del tour dei Pankrti per il loro trentennale. Prima dell’inaugurazione ufficiale, tra l’altro, sono stati proprio i Pankrti i primi a collaudare la sala principale, la Katedrala, nel Kino Šiška rinnovato.
Il concerto di venerdì era sold out, e anche per i media era stato concesso un numero limitato di accrediti, così davanti alla sala si vedeva parecchia gente che sperava che qualcuno le vendesse un biglietto all’ultimo momento. Parecchi spettatori hanno comunque potuto seguire quello che succedeva in sala sul grande schermo sopra il bancone del bar al primo piano (ovviamente solo le immagini). Qui devo fare i complimenti agli organizzatori, che non hanno ceduto alla voglia di guadagnare a tutti i costi e hanno venduto esattamente i biglietti necessari per potersi ancora muovere liberamente in tutta la sala, ballando ognuno a modo suo, per non parlare del palco meravigliosamente accessibile a tutti, soprattutto a fotografi e cameraman, che stavolta non si sono pigiati aggressivamente nelle prime file, ma hanno fatto il loro lavoro con grande civiltà per tutta la durata del concerto.
Quasi esattamente alle 20, una voce un po’ nervosa dagli altoparlanti ci ha invitati a entrare nella sala concerti. I Laibach ci hanno lasciato giusto il tempo di sistemarci e poi sono partiti, puntuali quasi al minuto.
LAIBACH (20.10 – 21.50):
Stavolta sul palco ci hanno accolti nella formazione con Milan Fras (voce), Luka Jamnik (tastiere), Janez Gabrič (batteria), Primož Hladnik (tastiere) e la cantante dei Melodrom Mina Špiler come rinforzo vocale, rimasta sul palco fino alla decima canzone, quando al suo posto sono arrivate Eva Breznikar e Nataša Regovec, entrambe del gruppo Make up2, che stavolta però non hanno cantato, ma hanno dato una mano ciascuna col proprio tamburo e con rigidi movimenti di danza, un po’ da robot. Sul palco c’erano ben quattro proiettori, che hanno dato il meglio solo quando guardavi l’allestimento dal fondo della sala.
All’inizio del concerto la band mi ha ipnotizzato ancora una volta con i testi, le proiezioni, i ritmi martellanti e l’elettronica, con la postura impeccabile e la voce di Milan, stavolta rinforzata da Mina, che mi entusiasma ogni volta e si merita in pieno il suo posto sul palco. È noto che in passato i Laibach da noi sono stati censurati o indesiderati, e solo grazie al successo all’estero hanno potuto essere accettati anche dal pubblico di casa, ma ormai anche parecchi altri paesi nel mondo vorrebbero avere il loro Laibach. Non ci servono leader mondiali ubriachi di potere, che vivono di elezione in elezione o sono corrotti a vita: in futuro il mondo dovrà reggersi su gruppi di persone ricche di spirito e illuminate, capaci di trasmettere la propria visione a una cerchia più ampia in modo ponderato, non dogmatico e privo di pretese, dove ognuno dovrà ragionare con la propria testa e potrà così contribuire a un ordine mondiale che valga davvero la pena di essere conservato e sviluppato, e che permetta una dignitosa evoluzione dell’umanità. Boh, sarà stata la serie di rifacimenti di vari inni nazionali e le proiezioni di simboli di stato a spingermi a questa riflessione un po’ politicizzata, o forse già la semplice presenza di Milan Fras mi fa desiderare un futuro migliore e meno artefatto? Comunque sia, l’arte è comprensibile a tutti in un modo o nell’altro, e sia i Laibach sia i Juno Reactor vivono la musica come parte di uno spettro più ampio di espressione artistica, che comprende anche la percezione visiva e sensoriale e, naturalmente, l’interazione con il pubblico, che rende ogni evento unico e irripetibile.
Nella terza parte i Laibach ci hanno invitati a ballare nel loro stile inconfondibile, e a quel punto il pubblico si è sciolto per bene e ha cominciato a mandare verso il palco segnali ben chiari di approvazione. In platea c’erano ascoltatori di ogni tipo, dalla famiglia con il figlio in età scolare a liceali, studenti, anziani, sloveni, italiani, cechi, ma non importava: in quel momento capivamo tutti lo sloveno, il tedesco, l’inglese e anche il russo, se serviva. Forse al clima positivo ha contribuito in una certa misura anche il fatto che i nostri cestisti, proprio in quelle ore, stavano battendo i croati, e che la partita la seguivano anche su uno dei computer accanto al mixer.
È seguita una pausa di mezz’ora, che qualcuno ha usato per concedersi un po’ di ebbrezza da nicotina, per un salto al bancone del bar o semplicemente per discutere di quello che aveva appena visto e sentito. Anche qui rinnovo i complimenti agli organizzatori, che evidentemente capiscono e anticipano bene le esigenze dei loro spettatori e permettono pure di soddisfarle.
JUNO REACTOR (22.30 – 00.15):
Se i Laibach erano un po’ statici, i Juno Reactor hanno messo la gente in piedi già dalle prime battute del loro sound industrial goa trance tribal fusion con spruzzate di quella che si chiama world music. Stavolta si sono presentati con Ben Watkins, la mente della band (chitarra, sampler, laptop), Yusihora Sugiharo – Sugiza (chitarra, violino elettrico), tra l’altro membro anche della superband giapponese S.K.I.N., Mabi Thobejan (percussioni), Greg Ellis (batteria), Taz Alexander (voce) e Stephen Townsend, meglio noto anche come Ghetto Preacher (il predicatore del ghetto) nel ruolo di MC e cantante, che tra le altre cose è un ex membro dei famosissimi Asian Dub Foundation.
Dal palco si sentiva per tutto il tempo un’energia creativa e bombastica fuori dal comune, irradiata dagli artisti, e prima o poi ti si attacca addosso, punto e basta. È splendido guardare e ascoltare gente che è virtuosa ma che continua a seguire cuore e anima in quello che fa, e che in qualche modo vuole che tutti attorno si sentano coinvolti in questo suo amore per il creare.
Con i costumi, le maschere, gli oggetti di scena e le luci nella Katedrala, l’esibizione dei Juno Reactor è stata una vera festa per gli occhi. Il tutto era quasi a livello di teatro musicale. Come introduzione a uno dei brani, tre membri della band dalla pelle scura, che soffiavano ciascuno nel proprio corno di chissà quale bovino africano, sono addirittura scesi dal palco in mezzo al pubblico, hanno fatto un giro per tutta la sala, sondando l’atmosfera tra la gente e legando con i loro ascoltatori, o meglio spettatori. In effetti Stephen Townsend si è rivolto al pubblico più volte, condividendo con noi pensieri del tipo: “Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è amare ed essere amati.”, “Respirate, aprite le vostre menti.” A rendere il tutto ancora più teatrale ha contribuito anche Sugiza, che a qualcuno forse è passato un po’ più inosservato, vestito con un kimono variopinto, e che dopo l’esibizione ha tirato fuori all’improvviso la sua macchina fotografica e ha fotografato il pubblico, mettendo così al centro la gente sotto il palco.
Venerdì ci hanno quindi presentato soprattutto brani dell’ultimo album Gods and Monsters, ma abbiamo sentito anche Angels and Men dall’album Labyrinth. Come picco della serata voglio citare il brano God is God, durante il quale, esattamente a mezzanotte, si è unito a loro sul palco Milan Fras, aggiungendo al pezzo la sua voce possente e strappando alla sala urla e fischi di approvazione fragorosi, perché dopo quattro ore di viaggio musicale non se l’aspettava nessuno. Se qualcuno si sta mangiando le mani chiedendosi che cosa si è perso, ti consolo con una notizia: le due band si stanno preparando a un tour insieme a dicembre, dove si potrà recuperare il tempo perso. E non farti scappare nemmeno il nuovo film Iron Sky, a cui collaborano entrambe le band e che arriverà, a quanto pare, all’inizio del 2011.
foto: Anže Osterman
Scaletta
Laibach: 1. Boji 2. Mi kujemo bodočnost 3.Smrt za smrt 4. Brat moj 5. Ti, ki izzivaš 6. Francia 7. Yisra’el 8. Rossiya 9. Turkiye 10. Tanz mit Laibach 11. Alle gegen Alle 12. Das spiel ist Aus
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