Alice Cooper e il suo «Theatre of Death» ammaliano la vicina Majano! (2010)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Area Festeggiamenti / Majano (Udine) / Italia
Data del concerto: 11.08.2010
Spettatori: 3500
Prezzo del biglietto: 41,00€
La serie di appuntamenti sopra la media con nomi di fama mondiale che i nostri vicini occidentali ci stanno regalando quest’estate è proseguita giovedì scorso con Alice Cooper, che con la sua carovana e il tour “Theatre of Death” (Teatro della morte) si è fermato a Majano, cittadina a sud delle Alpi e a nord di Udine, a un’oretta scarsa di macchina dal confine. Il percorso musicale di Alice Cooper è stato davvero interessante nel corso degli anni: gli inizi modesti sotto la guida del leggendario Frank Zappa sono sbocciati presto in una prima metà dei Settanta creativissima e ispiratissima, seguita da anni di sperimentazione musicale, fino ai successi commerciali della seconda metà degli Ottanta e alla definitiva consacrazione tra le icone del rock. Una carriera rispettabilissima e un personaggio come Alice Cooper hanno fatto pendere la bilancia: ancora una volta non potevo mancare a un suo show, dove sul palco va in scena ogni volta un vero spettacolo che non lascia indifferente proprio nessuno.
L’imponente tour di “Theatre of Death” va avanti ormai da due anni e nel frattempo ha toccato un sacco di posti, sia nel Vecchio Continente che oltreoceano, e Rockline vi aveva già fatto un regalo a novembre dell’anno scorso con un report dalla tranche autunnale. Ad accompagnare Cooper in tour c’è un bel mix di musicisti: il duo di chitarre è formato da Damon Johnson (Brother Cane) e Keri Kelli (ex-Pretty Boy Floyd), al basso c’è Chuck Garric (ex-Dio, ex-L.A. Guns) e dietro i tamburi siede il ben noto Jimmy DeGrasso (ex-Y&T). Anche se questa formazione suona insieme da appena un anno scarso, l’esperienza e la maturità che ne deriva bastano e avanzano: sul palco funzionano come un blocco compattissimo, ben rodato, che porta a casa il concerto senza il minimo problema, come si conviene alla fama del boss della band: da professionisti e con la teatralità giusta per calarsi nel concept dell’Alice Cooper show.
Puntualissimo all’ora annunciata, è risuonato il suono di una campanella scolastica. All’intro di School’s Out hanno fatto seguito, come in una catena di montaggio, tutti gli altri suoi classici, per lo più della prima metà dei Settanta: No More Mr. Nice Guy, I’m Eighteen e la psichedelica Ballad Of Dwight Fry. Quest’ultima, in termini di costruzione della storia scenica, ha portato subito il primo picco: sul finale del pezzo, infatti, delle apparizioni agghiaccianti hanno afferrato Cooper e lo hanno trascinato fino alla ghigliottina, la cui attivazione ha chiuso quello che sembrava il primo atto dello show. È stata solo una delle quattro messe in scena della morte di tutta la serata, con cui Cooper inchioda lo spettatore (pardon, l’ascoltatore) al suo posto e lo trascina in un mondo di dimensioni completamente nuove, dove regnano i momenti di tensione della lotta tra il personaggio di Cooper, gli eroi delle sue canzoni e altre creature fittizie dall’indole perlopiù sinistra. A questa delizia per gli occhi hanno ovviamente contribuito anche i riflettori, che con i loro giochi di luce, in combinazioni vivacissime, hanno dato un ulteriore tocco a uno spettacolo già di per sé ricco di contenuti. La teatralità dell’esibizione di Cooper non conosce confini, quello che succede sul palco è sempre vivacissimo e segue il ritmo e il messaggio dei pezzi suonati, e oltre a una quantità di attrezzi che seminano il terrore, nella storia che Cooper si porta dietro per tutto il concerto compaiono anche un troll gigantesco, infermiere e un bel po’ di altri aiutanti. Il trio di chitarre Johnson, Kelli & Garric durante l’azione sul palco se ne sta piuttosto in disparte, a fare il proprio lavoro ai lati, e passa in primo piano solo alla fine degli atti, quando di norma arrivano le parti strumentali più lunghe, senza Cooper sul palco. La più lunga di queste è arrivata con Black Widow, classico di “Welcome To My Nightmare” (1975), suonata senza voce e senza cori. Gli stacchi strumentali e l’assolo di batteria di Jimmy DeGrasso hanno sicuramente fatto bene al corpo e alla voce stanchi di Alice Cooper, che a quasi 63 anni ha un’energia incredibile e si agita per il palco come un ragazzino; non a caso proprio Black Widow, per recuperare le forze, è piazzata tatticamente esattamente a metà dello show.
L’esibizione è molto curata e si regge su una tattica collaudata da anni: un mix irresistibile di musica e recitazione scenica, e l’horror che ne nasce agisce sui fan sotto il palco come l’oppio. Da anni l’ossatura del repertorio di Cooper è fatta di pezzi datati 1971-1976, a cui si aggiungono singole canzoni più recenti, per cui per chi va ai suoi concerti con regolarità la scarsa originalità nella composizione della scaletta può diventare un boccone un po’ indigesto. Basta uno sguardo veloce al repertorio del tour europeo “Along Came A Spider”, con cui due anni fa presentava il suo nuovo disco, per confermare quanto detto.
Dopo Under My Wheels (“Killer”, 1971) Cooper e compagnia hanno salutato il pubblico con le braccia al cielo e sono usciti di scena. Che c’è che non va, visto che dall’inizio del concerto è passata solo un’oretta scarsa? Con grande entusiasmo di quasi tutti (non di tutti, eh eh), il bis è partito con il tricolore italiano tra le mani di Cooper e il pezzo Elected, e ancora più forte è esplosa la gola di qualche migliaio di persone durante School’s Out, stavolta nella versione integrale dell’originale. Nonostante un’esibizione professionale e senza sbavature, dopo il concerto mi è rimasto un groppo in gola: uno show di appena un’ora e un quarto per un prezzo di oltre quaranta euro è decisamente troppo poco. Rispetto alla tranche autunnale del tour, ovvero al concerto di Bratislava, è chiaro che Cooper ha tagliato le date estive di sette pezzi, cioè un quarto buono del tempo suonato, e il pubblico può a ragione sentirsi fregato. Facendo finta di niente e chiudendo un occhio su questo fatto, bisogna comunque ammettere che, nonostante l’inesorabile ticchettio dell’orologio biologico di Alice Cooper, andare a un suo concerto resta una vera delizia, che merita la visita di qualsiasi buongustaio della musica.
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. School’s Out (Part) 2. No More Mr. Nice Guy 3. I’m Eighteen 4. Wicked Young Man 5. Ballad Of Dwight Fry 6. Go To Hell 7. Guilty 8. Cold Ethyl 9. Poison 10. From The Inside 11. Black Widow (Jam) 12. Vengeance Is Mine 13. Dirty Diamonds 14. Billion Dollar Babies 15. Killer 16. I Love The Dead 17. Feed My Frankenstein 18. Under My Wheels —bis— 19. Elected 20. School’s Out
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